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Su quali ricchezze investire? - XVIII domenica del Tempo ordinario

L’illusione che la vita dipenda da quanto si possiede sta alla base delle preoccupazioni opprimenti in cui spesso gli uomini si trovano a vivere e, di conseguenza, costituisce anche la causa di conflitti

Su quali ricchezze investire? -  XVIII domenica del Tempo ordinario

L'attaccamento malsano alla ricchezza sta all’origine delle divisioni che segnano la vita degli uomini. La Parola di Dio di questa domenica invita a verificare il senso del proprio impegno nel lavoro e nelle diverse attività su cui ciascuno investe quotidianamente le proprie energie e risorse: stiamo accumulando tesori, o ci stiamo arricchendo presso Dio?

Chi mi ha costituito giudice sopra di voi?

La lettura del Vangelo di Luca, che domenica scorsa ci aveva introdotti al cuore della preghiera cristiana (Lc 11,1-13), riprende dopo aver tralasciato alcuni importanti episodi, cui merita di fare un breve accenno. In seguito a quel momento di intimità in cui sono introdotti nella preghiera stessa di Gesù, i discepoli constatano che va crescendo l’ostilità contro di lui. Gli vengono rivolte varie accuse, tra cui quella di cacciare i demoni per mezzo del capo dei demoni: si tratta di un rifiuto totale di riconoscere che il suo agire è in comunione con Dio. Perciò egli rivolge un forte avvertimento a “questa generazione” che pretende di vedere segni, ma non sa accogliere quelli che le sono già offerti (Lc 11,1436). Il rimprovero più forte viene rivolto a Farisei e dottori della Legge: dovrebbero aiutare altri ad accedere alla ricchezza della Parola di Dio, ma si pongono invece come un vero e proprio ostacolo per chi vorrebbe vivere sinceramente la propria fede (Lc 11,37-54). Avendo constatato il crescere del rifiuto nei confronti di Gesù, nel capitolo dodici il racconto lucano descrive come egli metta in guardia i suoi discepoli: come si contrappongono a Lui, così si metteranno anche contro chi sta cercando di seguirlo. Prevale, comunque, l’invito alla fiducia: “Non preoccupatevi di come discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire” (Lc 12,1-12). Dopo questa consolante promessa, un uomo, improvvisamente, interviene chiedendo a Gesù di dirimere una questione di eredità con
suo fratello. La prima risposta “Chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi”, sembra dichiarare una volontà di non coinvolgersi con le piccole beghe degli uomini (Lc 12,13-14); in realtà, però, egli offre una via d’uscita valida per ogni conflitto riguardante le ricchezze: “tenetevi lontani da ogni cupidigia” (Lc 12,15).

Quello che hai preparato, di chi sarà?

L’illusione che la vita dipenda da quanto si possiede sta alla base delle preoccupazioni opprimenti in cui spesso gli uomini si trovano a vivere e, di conseguenza, costituisce anche la causa di conflitti e contese. Il racconto di un episodio verosimile risulta illuminante in proposito. Un uomo, dopo aver accumulato ricchezze tali che gli consentano finalmente di sentirsi tranquillo e appagato, si trova improvvisamente di fronte alla prospettiva della morte: che ne sarà ora di tutte le sue ricchezze? (Lc 12,16-20). La riflessione sul senso delle ricchezze e sul valore che assumono l’impegno e il lavoro dell’uomo, non è nuova per il mondo biblico. Il saggio Qoèlet si domandava, qualche secolo prima di Cristo: “Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole?” (Qo 2,21). La sua risposta appare sconsolante: tutto ciò che l’uomo può fare è “hebel”, un termine tra
dotto con “vanità”; propriamente è un soffio che passa, o il vapore che si dilegua in un istante. Rimane forte, però, il suo richiamo a valutare bene su che cosa valga la pena investire il proprio tempo e le proprie energie (Qo 1,2; 2,21-23).

Cristo è tutto in tutti

La lettera ai Colossesi (Col 3,1-5.9-11) offre un possibile aggancio al tema, laddove invita i cristiani a vivere conseguentemente al proprio essere partecipi della morte e risurrezione di Cristo: “rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1). In questo caso, la relativizzazione delle “cose della terra” non parte dalla tragica constatazione della loro fragilità, come abbiamo invece sentito dal Vangelo e dal libro del Qoèlet, quanto, piuttosto, dalla scoperta della grandezza del dono che Cristo ha portato nella vita del credente. È alla luce di tale novità che si possono superare anche le differenze esistenti tra etnie, appartenenze religiose e condizioni sociali: chi è in Cristo vive tutto questo in maniera nuova, perché è Cristo stesso che dona vita nuova in qualsiasi condizione di vita. Durante la prossima settimana, si consiglia di leggere il bellissimo testo di Lc 12,22-31, sulla fiducia nella Provvidenza di Dio.

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