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Sul fondamento dell’amore - VII domenica del Tempo ordinario

Le parole di Gesù non sono un codice di buon comportamento

Sul fondamento dell’amore - VII domenica del Tempo ordinario

Dopo aver ascoltato il brano evangelico di questa domenica qualcuno può rimanere senza fiato! Se da una parte non si può non essere d’accordo con quanto Gesù dice, dall’altra chi sarà mai capace di vivere richieste così esigenti? Come non riconoscere che “amare i propri nemici, fare del bene a chi ci odia, porgere l’altra guancia a chi ci percuote…” sarebbe la cosa più bella del mondo? C’è solamente un problema: tutto questo ci pare umanamente impossibile! Come pure sembra impossibile che Gesù non se ne renda conto, dovrebbe pur conoscere come siamo fatti…
Gesù racconta se stesso
Potremmo andare avanti all’infinito nelle nostre obiezioni, se le parole di Gesù continuassero a risuonare in noi come un codice di buon comportamento. Siamo chiamati, invece, a cambiare decisamente prospettiva. Gesù, prima ancora di chiederci di vivere in un determinato modo, ci sta raccontando come Lui, per primo, si comporta con noi.
Non è forse Lui che benedice coloro che lo maledicono e invoca perdono per i suoi uccisori? Non è forse Lui che è disposto a lasciarci tutto, fino a essere spogliato delle sue vesti, della sua dignità, della sua stessa esistenza? Non è forse Lui che è pronto al dono totale di sé, pur sapendo che non potremmo mai restituirlo e ricambiarlo?
Come comprendere tutto questo? E’ Gesù stesso a indicarcelo quando introduce le sue richieste “impossibili” con l’espressione: “A voi che ascoltate, io dico”. Solo nella misura in cui sapremo aprici all’ascolto di ciò che Dio fa per noi, di come egli “è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”, che ci sarà dato di comprendere che è sul fondamento di quell’amore che possiamo comportarci di conseguenza.
L’ascolto che trasforma
Quella Parola d’amore, che è Gesù con tutta la sua vita, nella misura in cui sappiamo accoglierla potrà operare in noi e trasformarci. Non sono regole di vita quelle che Gesù ci offre, ma è il suo stesso amore che vuole entrare in noi. E’ la vita del Figlio tanto amato che con tutta la sua esistenza vuole parlarci di un Padre che non avremmo mai creduto di avere. Un Padre talmente ricco di misericordia che quando ci è donato di incontrarlo non può che suscitare in noi il desiderio di assomigliargli, fino a far diventare la nostra vita trasparenza della sua bontà.
E’ quanto l’abbè Huvelin, direttore spirituale di Charles de Foucauld, soleva affermare: “Vorrei essere così buono da costringervi a dire: se il servo è così buono, come deve essere buono il Maestro!”. Se Matteo nel suo vangelo ci ricorda l’invito di Gesù a “essere perfetti come il Padre”, giustamente Luca ci spiega che la perfezione consiste nella misericordia, per cui l’invito è quello ad “essere misericordiosi come il Padre”.
Il perdono di Giovanni Bachelet
Negli anni di piombo del terrorismo le parole di perdono, pronunciate da Giovanni Bachelet durante il funerale di suo padre Vittorio, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e già presidente nazionale dell’Azione cattolica, assassinato dalle Brigate Rosse, toccarono profondamente moltissime persone, compresi alcuni terroristi. “Vogliamo pregare - disse Giovanni - per quelli che hanno colpito il mio papà, perché, senza togliere nulla alla giustizia, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”. Il più stupito della corale commossa reazione a queste sue parole fu lo stesso Giovanni, che confessò di aver pensato che non fosse possibile dire qualcosa di diverso. “Mi sembrava quasi inevitabile come cristiano, e come figlio di mio padre”.
Dopo più di quarant’anni le parole di perdono di quel giovane ci ricordano come il Vangelo non sia un’etica, ma la vita stessa di Gesù in noi. Chi l’accoglie ne esce cambiato, e se qualcuno glielo fa osservare, se ne stupisce, perché non gli sembra possibile poter agire diversamente.

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