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Sul monte della preghiera - II domenica di Quaresima

Mentre Gesù è sul Tabor, nel silenzio, ecco la trasfigurazione, anticipo della Pasqua

Sul monte della preghiera - II domenica di Quaresima

Dopo il deserto delle tentazioni, l’appuntamento è ora sul monte della Trasfigurazione. L’itinerario quaresimale conosce questa sosta che rinfranca nel cammino verso la Pasqua. Il monte Tabor è uno spartiacque: da una parte lo sguardo spazia sul deserto dell’esistenza segnato dalla prova, dal fallimento, dal peccato; dall’altra, il volto viene illuminato dalla luce della resurrezione.
Oscurità e luce coesistono sul monte, dove Gesù si raccoglie in disparte con tre suoi amici.
Gesù, infatti, sale il Tabor segnato dall’oscurità sulla sua missione. Tutto gli appare un fallimento. Attorno a lui si è creato il vuoto, e c’è chi trama per ucciderlo. E’ questa la volontà del Padre? E’ per questo che lui è venuto in mezzo a noi? Quel ritiro di Gesù nella solitudine, e nel silenzio, parla di una ricerca di luce in mezzo alle tenebre del comportamento degli uomini, di una ricerca del senso di ciò che sta vivendo.
E’ il monte della preghiera quello su cui Gesù sale con i suoi tre amici più cari, Pietro, Giacomo, Giovanni. Non può non toccarci profondamente questo volto umano. Nella preghiera ci riconosciamo creature e affidiamo alla provvidenza del Padre il futuro tante volte incerto e oscuro della nostra vita.
Il compimento di ogni “esodo”
Nel cuore di questa preghiera, ecco che una luce si accende per Gesù. Essa sgorga dall’ascolto della storia di credenti che, come lui, hanno conosciuto i tempi faticosi della volontà di Dio. Mosè ed Elia sono i testimoni di salite al monte di Dio con il cuore in tumulto, avvolti dall’oscurità di quanto stavano vivendo. Alla luce della loro esperienza, Gesù comprende che la sua dipartita sarà un nuovo “esodo”, anzi, sarà il compimento di ogni esodo. Da quando Dio trasse dal caos il cosmo, a quando chiamò Abramo fuori dalla sua terra, a quando poi dall’Egitto trasse il suo popolo nella terra di libertà, ogni storia è un continuo “uscire”.
Se la nostra storia è, però, storia di allontanamento da Dio, e perciò di smarrimento, Gesù, il Figlio del Padre, comprende allora il senso del suo ministero. Venuto a cercare l’uomo perduto, e non avendolo trovato in terra, dovrà raggiungerlo nell’abisso della morte. Ciò che ad uno sguardo umano, di lì a poco potrà apparire come un grande fallimento, si trasformerà invece in quella strada che Dio saprà aprire sul mare tremendo della morte.
E’, dunque, alla luce dell’agire di Dio, all’opera da secoli nel suo popolo, che Gesù penetra il mistero della sua vita che sembra orientata alla morte. Mai Dio ha abbandonato il suo popolo. Ora è il Figlio stesso del Padre che è chiamato a vivere un abbandono fiducioso all’Abbà. Gesù che ha accettato di lasciarsi spingere dallo Spirito dell’Amore nel deserto della nostra esistenza, sa che dovrà attraversarlo fino in fondo. E’ un luogo terribile, luogo di serpenti velenosi, ma il suo totale abbandono al Padre lo trasformerà in un’oasi di luce e di pace.
Alla luce del suo volto
Sul Tabor vi è un anticipo della Pasqua. Nel volto luminoso del Figlio i discepoli scoprono il segreto della sua divinità. Il volto del “più bello tra i figli dell’uomo” diventa “irradiazione della gloria del Padre” (Ebr. 1,3). Se ai discepoli è dato ora di contemplare questo volto di luce è perché, quando di lì a poco fisseranno lo sguardo sul suo volto sfigurato dall’angoscia e dalla sofferenza, non dimentichino chi è veramente Gesù.
Accade che il Signore conceda anche a noi tempi in cui la percezione della sua presenza luminosa sia “lampada ai nostri passi” nei giorni oscuri. Sta a noi continuare a tenere lo sguardo del cuore fisso su questa luce, “fino a che l’aurora cominci a spuntare e la stella del mattino si alzi nei nostri cuori” (2 Pt 1,9).
Luca è l’evangelista che maggiormente evidenza la preghiera di Gesù. Ed è proprio mentre Gesù prega che avviene la trasfigurazione. Conosciamo così qual è il vero monte sul quale ci viene donata una luce nuova su ciò che stiamo vivendo: la preghiera. E’ in un dialogo umile e fiducioso con il Padre, che ci invita ad ascoltare la parola del Figlio Gesù, che tante situazioni incomprensibili si aprono alla speranza.
“A poco a poco - scrive frère Roger Schutz - Cristo trasforma e trasfigura in noi ogni forza ribelle, contraddittoria, tutti quegli stati sonnolenti che stanno nel profondo di noi stessi e sui quali la nostra volontà non ha alcuna presa. Le nostre profondità intorbidite, non abitate, incredule, sono allora trasfigurate”.

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