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Sulle accuse di abusi intervengono i sacerdoti dell'Alta Padovana: "Siamo perseguitati, ma non abbandonati"

In merito al noto caso delle accuse rivolte a don Livio Buso e don Paolo Carnio, intervengono i sacerdoti della Collaborazione dell'Alta Padovana, della quale fa parte la parrocchia di San Martino di Lupari, dove è parroco mons. Buso. 

Sulle accuse di abusi intervengono i sacerdoti dell'Alta Padovana: "Siamo perseguitati, ma  non abbandonati"

In merito al noto caso delle accuse di presunti abusi rivolte da Gianbruno Cecchin a don Livio Buso e don Paolo Carnio, intervengono i sacerdoti della Collaborazione dell'Alta Padovana, della quale fa parte la parrocchia di San Martino di Lupari, dove è parroco mons. Buso. La foto qui sopra, scattata in occasione della Visita pastorale del vescovo Gardin, ritrae oltre a don Livio la maggior parte dei firmatari, e in particolare i parroci.

Noi preti in servizio pastorale presso le parrocchie della Collaborazione pastorale dell’Altapadovana, in seguito alle gravi e infamanti accuse rivolte a don Livio Buso e a don Paolo Carnio, in nome della carità che non può dirsi tale se non accompagnata dalla verità, in comunione con il nostro Vescovo e l’intera Diocesi, ci sentiamo in dovere di esprimere la nostra più completa fiducia e stima sia nei confronti della istituzione del Seminario diocesano con i suoi educatori e insegnanti, quelli che hanno operato in passato e gli attuali, sia dei sacerdoti accusati.

Alcuni di noi sono loro amici fin dagli anni della formazione e altri sono stati da loro formati e accompagnati negli anni della ricerca e maturazione vocazionale e mai qualcuno ha avuto il sentore o il sospetto e mai ci è giunta notizia di scorrettezze svolte da questi nostri confratelli nei confronti di qualcuno.

Ci facciamo portavoce dello sconcerto delle nostre rispettive comunità cristiane e della sofferenza che tali notizie creano negli interessati, nelle loro famiglie e in tutti coloro che li conoscono e ne apprezzano la limpidezza, la carità e la passione pastorale.

Ci auguriamo che sia cercata tutta la verità e che gli organi di informazione siano pronti a divulgarla quando sarà resa evidente dai fatti e dalle prove.

Stupiti e commossi per la solidarietà che molti, credenti e non, ci hanno espresso in questi giorni, facendoci superare il timore che simili notizie potessero indebolire la fede di molti,  anzi, ricompattando la fede e la fraternità nelle comunità, da credenti noi non possiamo che impegnarci ad essere fedeli al comandamento del nostro Signore “di amare anche i nostri nemici” (Mt 5,44) convinti che si trova una beatitudine “… quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate” (Mt 5,11-12).

Promettiamo di pregare lo Spirito affinché conservi nel cuore dei nostri amici la pace che si meritano.

Accogliendo quanto dice il Levitico “Non coverai odio contro il tuo fratello .. non ti vendicherai e non serberai rancore …” (Lv 19,17-18) ci impegniamo a pregare anche per colui che ci ha così profondamente ferito.

Ci riconosciamo nelle parole di Paolo: “Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.” (2Cor 4,7-11)

E perciò ancora con più convinzione ed entusiasmo continuiamo a servire le comunità cristiane che ci sono affidate.

padre Umberto Andreetto, don Luca Biasini, don Giuseppe Busato, don Bruno Cavarzan, don Renato De Lazzari, don Flavio Gobbo, don Etienne Yadia, don Antonio Paro, don Denis Vedoato

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