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Teologia: uno studio per la vita

Alla Scuola diocesana di formazione teologica si può trovare un insegnamento che mette in dialogo la fede e la vita, cercando di “leggere” il nostro tempo alla luce del Vangelo. Crescono gli iscritti e le collaborazioni con gli uffici pastorali. Aperte le iscrizioni per il prossimo anno
 

Teologia: uno studio per la vita

Una scuola che negli anni ha saputo crescere, intercettare le nuove domande formative in ambito ecclesiale e proporre percorsi adatti, flessibili, seri ma accessibili a tutti, per preparare adulti nella fede sempre più attenti, consapevoli e corresponsabili. La Scuola di formazione teologica della nostra diocesi compie 44 anni e non smette di rinnovarsi. A settembre i corsi ripartiranno, sia per il Biennio base che per gli approfondimenti e i corsi organizzati insieme con gli uffici di Pastorale o altre realtà ecclesiali. “Registriamo un interesse e una partecipazione crescenti - spiega il direttore della Scuola, don Virgilio Sottana . Lo scorso anno sono stati 167 gli iscritti, dei quali 54 hanno frequentato l’intero biennio base e una cinquantina i moduli per operatori pastorali (tre corsi per catechisti, il corso di Introduzione alla sacra Scrittura per gli animatori del Vangelo nelle case, e i corsi sulla Prossimità) mentre una settantina di persone ha frequentato singoli corsi. Da sottolineare che sono state oltre 40 le persone che hanno frequentato gli approfondimenti del lunedì o del mercoledì, con punte di 50 per il corso di Bioetica”.

Don Virgilio, chi si iscrive alla scuola e che cosa cerca?

Si tratta perlopiù di adulti, operatori pastorali nelle parrocchie, ma non solo, ci sono anche persone in ricerca che vogliono approfondire le tematiche relative alla fede, per imparare a “leggere” il nostro tempo, per capire che cosa, oggi, ci aiuta a vivere da cristiani. Il prossimo anno, ad esempio, ci rivolgiamo ai “Padri e Madri” della Chiesa antica come possibili “guide” per l’oggi; affrontiamo la filosofia per temi: quest’anno, in particolare, parleremo della questione del desiderio e del male. Ci interrogheremo, poi, su che cosa significa essere prossimi in questa nostra società, o come coltivare la propria interiorità, avendo come “faro” la grande tradizione della spiritualità cristiana. Dopo l’interesse degli anni scorsi, offriremo un corso completo sull’Islam, organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose ma aperto anche agli studenti della nostra Scuola.

E la partecipazione?

Rispetto al 2017 è leggermente aumentata per il Biennio, mentre è sensibilmente aumentata per i corsi di approfondimento. Anche la scelta di sostenere gli esami (non obbligatori) da parte di un buon numero di iscritti conferma la qualità dell’interesse.

Avete avviato una importante collaborazione con gli uffici di Pastorale.

 I corsi hanno avuto grande partecipazione, da quello per i Consigli per gli Affari economici su “Amministrare le parrocchie” (219 presenze in due edizioni) a quello su “L’arte a servizio dell’umano”, promosso insieme a Ufficio Catechistico, Museo diocesano, e Ufficio per l’Arte Sacra e i Beni culturali; e così pure il corso per responsabili di gruppi chierichetti e ancelle in collaborazione con Mo.Chi, gruppo Miriam e Ufficio Liturgico. E’ segno di una collaborazione ecclesiale importante.

Perché una “scuola”?

La struttura e l’impostazione parlano di una cura seria per quella dimensione della nostra fede che è la riflessione, la ricerca e lo sforzo di comprendere le ragioni della fede cristiana, andando alle fonti, la Scrittura, la Tradizione e il Magistero. Cerchiamo anche di capire quali novità del nostro tempo interrogano la fede e ne fanno emergere le risorse, che sono quelle di un Vangelo vivo.

Che cosa le sta dando personalmente questo servizio?

Mi appassiona molto. Per un prete avere l’opportunità di consegnare ad altri ciò che è patrimonio di tutta la Chiesa e che spetta loro di diritto, è un grande dono e sta al cuore del nostro ministero. E’ bello vedere la passione crescente nelle persone, non solo la soddisfazione per il sapere, ma la scoperta della portata che ha per la loro vita ciò che “scoprono” a scuola. Si creano legami belli e si vive una dimensione famigliare ed ecclesiale. Ecco, vedo che c’è una Chiesa bella e viva, anche se non fa rumore.

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