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“Torno in missione a 66 anni perché mi fido del Signore e della Chiesa”: don Paolo Cargnin si racconta

Dopo dieci anni come parroco di Salzano, ha accolto la richiesta del Vescovo e tornerà come “fidei donum” in Paraguay dove è già stato dal 2000 al 2007. Fiducia e affidamento i sentimenti che vive in questo tempo, nella consapevolezza che la sua presenza sarà un camminare insieme a una chiesa sorella, in uno scambio di doni e carismi. E poi, dice, ogni strada, anche inaspettata, percorsa finora si è rivelata un dono

Parole chiave: don Paolo Cargnin (3), Paraguay (23), missione (28), Salzano (41)
“Torno in missione a 66 anni perché mi fido del Signore e della Chiesa”: don Paolo Cargnin si racconta

“Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri” e “Passiamo all’altra riva!”: con queste citazioni bibliche il parroco di Salzano (Ve), mons. Paolo Cargnin, ha annunciato poche settimane fa alla comunità la sua imminente partenza, frutto di un “sì” detto al Vescovo, che gli ha chiesto la disponibilità a ripartire per la missione, a tornare in Paraguay, il paese latinoamericano dove ha vissuto come sacerdote “fidei donum” dal 2000 al 2007, dopo essere stato, precedentemente, in Cile per nove anni.

Un ritorno non nelle stesse parrocchie (S. Juan Bautista del Ñe’embucú, Tacuaras e Guazu Cuá), ma in nuove comunità, sempre nella stessa diocesi di San Juan Bautista de las Misiones. Sabato 21, in Cattedrale, l’invio, durante la veglia missionaria diocesana, insieme ad altri due sacerdoti (padre Marco Pagani del Pime, in partenza per l’Algeria, padre Filippo Ferraro, degli Scalabriniani, originario di Mussolente, destinato a Cape Town, in Sudafrica) e ai i coniugi Loredana Gemin e Michele Furlan, dell’Operazione Mato Grosso che partiranno, insieme alle loro figlie, per una missione in Ecuador, dove già prestano serviio).

“Vivo questa nuova partenza dentro una logica di disponibilità data al Vescovo ad essere a disposizione delle necessità della nostra Chiesa diocesana - racconta -. Sento di portare dentro la dimensione dell’essere prete per la Chiesa universale, pur essendo figlio di una Chiesa particolare. Sento importante che la nostra diocesi viva la preoccupazione dello scambio con altre chiese sorelle, che sia disponibile ad accompagnare una chiesa poverissima di sacerdoti. E penso che anche la presenza della comunità delle Cooperatrici pastorali sia un altro bel segno di collaborazione con quella Chiesa”.

Don Paolo, infatti, arriva in una comunità di “fidei donum” diocesani formata da don Gianfranco Pegoraro, don Giovanni Fighera e dalle cooperatrici pastorali Debora Niero e Germana Gallina. Il suo arrivo, nei primi mesi del 2018, coinciderà con il ritorno dall’esperienza in Paraguay, dopo nove anni, di don Gianfranco. Una storia bella, di condivisione di carismi, di doni, che dura da quasi 18 anni, quella con la diocesi di San Juan Bautista de las Misiones. “Sarebbe bello - sottolinea don Paolo - accogliere questi doni da parte di questi fratelli e sorelle anche attraverso qualche loro presenza tra noi”.

Una partenza non facile a 66 anni. Lo ha ammesso don Paolo quando ha dato l’annuncio alla comunità leggendo la bella lettera del Vicario generale. “Vivo la fatica di partire non più giovane, di lasciare la mia Chiesa diocesana, questo presbiterio, la comunità che per 10 anni mi ha accolto, con la quale ho cercato di camminare, e tanti affetti. Ma parto fidandomi del Signore. Anche le esperienze precedenti non erano state cercate, ma si sono rivelate una grande ricchezza. Sono sereno perché è la mia Chiesa che mi manda, non sono io che scelgo di partire, è la mia diocesi che si rende presente accanto ad altre comunità. E’ un andare che nasce dalla consapevolezza che sarà importante non «fare» ma esserci, accanto a fratelli e sorelle nella fede e che hanno bisogno di sentire che non sono dimenticati. E’ ciò che loro, i fratelli paraguagi, mi hanno detto quando sono partito dieci anni fa, mi hanno ringraziato per aver camminato con loro. E sono sereno soprattutto perché so che è il Signore che cammina con me, con noi e davanti a noi, a Salzano, a Treviso, come in Paraguay, e ci chiede di lasciare tante «rive» di sicurezze contando sulla sua parola”.

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