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Tra il Paraguay e la diocesi di Treviso scambio missionario sempre più solido

Prosegue dal 2000 e si rinnova il vincolo tra la Chiesa di Treviso e quella di San Juan Bautista de las Misiones, in Paraguay. La settimana scorsa sono stati nella nostra diocesi il vescovo Collar e l’emerito Medina. Li abbiamo intervistati.

Tra il Paraguay e la diocesi di Treviso scambio missionario sempre più solido

Il mate, la tipica bevanda sudamericana che piace tanto anche a papa Francesco, passa di bocca in bocca, nella canonica di Salzano. A prepararla è mons. Paolo Cargnin, che non ha mai abbandonato questa abitudine da quando, nel 2007, è tornato dal Paraguay per fare il parroco. Ora sta per andare ancora una volta in missione nel paese latinomericano (ha ricevuto l’invio lo scorso 21 ottobre in Cattedrale). Ma non è solo per questo che si sente aria di Paraguay e che la preparazione del mate è particolarmente accurata. In canonica ci sono due ospiti importanti: il vescovo di San Juan Bautista de las Misiones, mons. Pedro Collar Noguera, e il suo predecessore, il vescovo emerito, mons. Mario Melanio Medina Salinas. E’ la mattinata di venerdì 3 novembre. Entrambi sono in Italia per partecipare alla visita ad limina in Vaticano. Ma hanno voluto partire in anticipo per ringraziare il Vescovo di Treviso (incontrato nel pomeriggio di venerdì). Particolarmente intensa anche l’eucaristia di domenica 5 novembre a Salzano.

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Legame sempre più solido
Torniamo al nostro incontro in canonica, attorno al mate. I due Vescovi sottolineano in tutti i modi l’importanza della presenza, fin dal 2000, dei nostri missionari fidei donum, prima i sacerdoti e poi anche le cooperatrici pastorali, nella loro diocesi (che copre un territorio dieci volte più grande rispetto alla diocesi di Treviso, i sacerdoti diocesani sono una ventina, in tutto circa 35) e in particolare nel dipartimento di Ñeembucú. Attualmente sono in Paraguay don Gianfranco Pegoraro (che cederà il testimone a don Paolo), don Giovanni Fighera e le cooperatrici pastorali Germana Gallina e Debora Niero.

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Ad esprimere la memoria e la gratitudine è mons. Medina, che avviò l’esperienza quando era da poco vescovo a San Juan Bautista: “Una grande opera di collaborazione interecclesiale - la definisce -, importantissima per la nostra diocesi. Ricordo ancora con gratitudine i primi missionari, don Luigi Dal Bello e don Paolo. Un grandissimo aiuto per la situazione del Paraguay ed abbiamo sperimentato esperienze diverse di evangelizzazione e di fare pastorale. Noi in Paraguay abbiamo una popolazione in gran parte rurale, tanta campagna. Siamo molto arricchiti, negli ultimi anni anche dalle cooperatrici pastorali. E’ importante vedere che le donne si affiancano ai sacerdoti nell’attività pastorale, una cosa a cui non eravamo abituati”.
Mons. Collar è da qualche mese alla guida della diocesi di San Juan Bautista. Confessa la sua sorpresa e la sua gioia per poter operare, per la prima volta, con dei missionari fidei donum: “E’ davvero una bella esperienza. Nella nostra diocesi ci sono luoghi che possiamo definire di estrema povertà, compresi quelli nei quali operano i fidei donum. Anche il ritorno di don Paolo è un bellissima notizia, perché conosce la realtà, ha sviluppato in passato tante iniziative, tra cui un progetto molto importante e partecipativo per il sostegno economico delle attività ecclesiali, chiamato “Yo también soy iglesia” (“Anch’io sono chiesa”). La presenza dei missionari è integrata nella realtà diocesana e posso anticipare che alcuni missionari trevigiani si sposteranno nei prossimi mesi, con don Paolo, in una nuova parrocchia, proprio per l’eccellente lavoro fatto in questi anni, nei quali sono stati formati, nelle comunità seguite dai missionari, operatori pastorali, catechisti, liturgisti, animatori”. Uno dei frutti più importanti, evidenzia il Vescovo, “è che si sta generando una Chiesa che vive la comunione e partecipazione, che lavora di squadra, come ho colto partecipando recentemente al Consiglio pastorale di San Juan a Ñeembucú.
Povertà e poche prospettive
La conversazione si sposta sul Triennio della Gioventù indetto dall’intera Chiesa paraguagia. “Le nostre priorità sono i poveri ed ora i giovani”, segnala mons. Medina. E sulla situazione sociale che si vive a Ñeembucú. “La maggior parte delle famiglie è povera - spiega mons. Collar -, non ha una prospettiva per potersi sviluppare. Questo a causa anche del clima, delle frequenti piogge e alluvioni (l’ultima proprio nel fine settimana in cui i due vescovi erano a Salzano). Manca la speranza”. Molti migrano nelle città o cercano di arrivare in Argentina. Prosegue mons. Medina: “Gli squilibri sociali tra i ricchi e i poveri sono visibili, come in tutta l’America Latina. Oggi stiamo vivendo anche l’avanzata dei grandi imprenditori agricoli, soprattutto brasiliani, che comprano o affittano terre piantando monoculture come la soia. E i piccoli contadini? Sono costretti ad andare in città, senza nessuna formazione professionale, ad ingrossare le fila dei poveri nelle periferie, a cominciare dalla capitale Asunción”. Lo Stato? “E’ assente, non risponde. Promette e non mantiene”, spiega ancora il Vescovo emerito.
Il prossimo sarà un anno elettorale, ci saranno le presidenziali. Il presidente Horacio Cartes ha cercato di cambiare la Costituzione per ricandidarsi. Ma lo scorso aprile ha dovuto desistere, in seguito alle proteste, soprattutto degli studenti. “Quello arrivato dai giovani è stato un segnale importante - spiega senza peli sulla lingua mons. Medina -. Ma per le elezioni del prossimo anno Cartes ha già scelto un suo «muñeco» (burattino, ndr), Santiago Peña, anche se è del Partito liberale e non del Partito Colorado, quello dell’attuale presidente”.
Il messaggio del Papa
Infine, il discorso si sposta sulla visita ad limina, che si è svolta questa settimana in Vaticano, e sullo slancio dato dalla visita di papa Francesco in Paraguay, avvenuta nel 2015. Si torna sulle fragilità della Chiesa e della società, sulla mancanza di leader. Sulla forza della religiosità popolare, ma sulla necessità di radicare l’azione pastorale, in territori vastissimi, seguiti da pochi sacerdoti. In riferimento all’entusiasmo suscitato dalla visita papale, conclude mons. Collar: “Ha lasciato un messaggio forte, chiedendo più impegno per i poveri. Ed ha sensibilizzato e dato entusiasmo ai giovani, agli studenti. Nel Triennio che stiamo vivendo utilizziamo molto le parole di papa Francesco. Tra gli aspetti della vita del paese che più ci preoccupano e che presentiamo al Papa sottolineo anche l’insicurezza, la corruzione e lo sviluppo della narcopolitica”.

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Ci salutiamo sulla piazza di Salzano. Mons. Medina lo rivedremo qualche giorno dopo, in fotografia. Lunedì scorso, infatti, mentre a piedi assieme agli altri vescovi del Paraguay stava raggiungendo a piedi il Palazzo apostolico, ha vissuto una piacevole sorpresa: “Mi ero appena reso conto che l’auto del Papa stava sopraggiungendo da dietro, quando me la sono trovata a fianco e il Papa mi ha invitato a salire. Abbiamo conversato un po’, gli ho detto che eravamo tutti pronti per l’udienza. Sono stato molto contento”, ha raccontato il vescovo emerito.

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