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Trent'anni fa moriva Carlo Carretto, una vita tra deserto e città

Una vita tra l’Azione cattolica, la Giac, poi l’ingresso tra i Piccoli fratelli di Gesù fondati da Charles De Foucauld, il deserto algerino e la Fraternità di Spello. Intervista al giornalista Gianni Borsa, autore di un libro sulla figura di Carretto.

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Trent'anni fa moriva Carlo Carretto, una vita tra deserto e città

Il 4 ottobre sono 30 anni dalla morte di Carlo Carretto, figura di primissimo piano del laicato cattolico del post-Concilio. Iniziative in ricordo di questa figura sono organizzate sia a livello nazionale sia locale, in particolare a Vicenza. Per presentare questa figura abbiamo raggiunto al telefono Gianni Borsa, giornalista dell’agenzia Sir, scrittore e curatore di un volume edito da Ave dal titolo “Carlo Carretto. Ieri e oggi”.
Chi è Carlo Carretto per la Chiesa italiana?
Possiamo inquadrare Carretto attraverso una triplice confluenza della sua biografia che dice molto sulla vita ecclesiale italiana. La prima parte della sua vita è quella che lui svolge in Azione cattolica, la fase del cosiddetto apostolato, quella che noi oggi chiameremmo evangelizzazione, un tempo dunque dedicato sopratutto all’educazione; la seconda parte è invece quella della scelta del deserto, dedicata sopratutto alla riscoperta della Parola di Dio, fondamento della sua vita e terza parte sono gli anni di Spello dalla metà degli anni ‘70 fino alla morte nel 1988 in cui crea, insieme ai Piccoli Fratelli, questa comunità che è un frutto del Concilio, quindi una Chiesa che si rinnova, che sta al passo con i tempi, che dialoga con il mondo. Per avere una sintesi del contributo ecclesiale di Carretto nella storia della Chiesa italiana occorre ricordare questi tre aspetti che insieme danno l’idea della fede fondata sulla Parola, della necessità, dell’impegno e della volontà di evangelizzare, e non di meno della ricerca di un dialogo con credenti e non credenti, con i “diversamente” credenti e portando soprattutto la fede dentro la vita di ogni giorno. A Spello andavano lavoratori, giovani, contestatori, politici, sacerdoti, vescovi e quindi con una fede che si interroga rispetto alla vita e, di conseguenza, una vita che interroga l’essere cristiano oggi.
Quanto è attuale l’altro aspetto di Carretto, ovvero la sua attenzione all’ambito sociale e politico?
Questo è uno degli aspetti più attuali dell’essere credenti oggi, ossia la fede che si mette liberamente e serenamente a confronto con un mondo in rapida trasformazione, oggi come negli anni ‘60 e ‘70. Parte dal fondamento, dalla Parola e dall’insegnamento di Gesù per provare a orientarsi nella vita di ogni giorno, senza posizioni preconcette, senza fare crociate, ma invece provando a testimoniare la verità della fede nella vita di ogni giorno. La vera fede passa per ciò che sappiamo testimoniare accanto a tutti gli altri uomini e donne del mondo e non per ciò che vorremmo imporre agli altri. Su questo Carretto ha delle pagine lucidissime. Dice: “Gesù è venuto a portare la verità, il bene, l’amore. Non è venuto a portare un catechismo. Dobbiamo essere fonte di novità nel mondo con la nostra fede, seminando Vangelo a ogni passo”.
Carlo Carretto ha legato il suo nome a Spello. Cosa rappresenta tuttora questo luogo?
Carlo ne era innamorato, non solo di Casa San Girolamo, il monastero dove si era collocata la Fraternità, ma anche del paese, delle sue colline, del Subasio, della vicinanza con Assisi: erano per lui fonte di grande serenità. Amava la bellezza di quei luoghi. Al contempo Spello diventa, attraverso Carretto, il segno della sua maturità nella fede e della sua eredità, cioè un luogo in cui chi arriva per confrontarsi con il silenzio, con la preghiera, con la Bibbia, è con il Signore, in un luogo di irradiamento di una fede che torna a camminare per le vie del mondo.

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