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Treviso celebra il beato Enrico. Figura attuale per noi, interpellati da terribili tragedie umane

A sette secoli di distanza numerosi trevigiani – e tra loro erano presenti i volontari della Caritas e di altre associazioni e realtà caritative, come la San Vincenzo – sono convenuti in Cattedrale, per la solenne celebrazione presieduta dal Vescovo, che ha detto: "Dove non c’è l’attenzione al povero, lì non c’è Vangelo".

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Treviso celebra il beato Enrico. Figura attuale per noi, interpellati da terribili tragedie umane

Il 10 giugno del 1315, settecento anni fa, si racconta che le campane del Duomo di Treviso cominciarono, ad un certo momento, a suonare da sole. Era morto Enrico da Bolzano, povero mendicante conosciuto da tutti. Molte persone accorsero in Cattedrale, per la sua fama di santità, e la sua salma venne portata in Cattedrale.

A sette secoli di distanza numerosi trevigiani – e tra loro erano presenti i volontari della Caritas e di altre associazioni e realtà caritative, come la San Vincenzo – sono convenuti in Cattedrale, per la solenne celebrazione presieduta dal vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin. Al mattino c'è stata invece una messa nel Tempietto di via Canova appena restaurato. Il rito è stato presieduto da mons. Arduino Beltrame e concelebrato dal parroco di Sant'Agnese, don Bernardo Marconato.

Il Vescovo, nell’omelia, ha ripercorso i tratti salienti della vita del Beato. Sposato a Benvenuta, padre di Lorenzo, una tradizione vuole che dapprima sia vissuto per un certo tempo nella zona di Biancade, esercitando il mestiere di boscaiolo. Ma poi, rimasto vedovo, Enrico viene in città, preso dal desiderio di una vita di estrema povertà, dedita alla preghiera e alla penitenza. Ha spiegato mons. Gardin: “Si direbbe che, giunto ad una certa stagione della sua storia, questo laico cristiano si sia quasi concentrato totalmente in Dio, esprimendo con il suo stesso stile di vita la convinzione che a riempire l’esistenza umana Dio basta e ne avanza. Questo tuttavia non lo distoglieva dal vedere i poveri - poveri come lui o anche più di lui -, secondo il più genuino insegnamento di Gesù che nei piccoli e nei poveri si dichiara presente. Con loro condivideva il poco cibo di cui disponeva”.

Ed ha proseguito: “Uomo di Dio, immerso nella preghiera, amante della povertà e della semplicità, capace di considerare superfluo anche ciò che gli era necessario per distribuirlo ai bisognosi. Il popolo trevigiano ha intuito subito che si trattava di un santo. Certo, il suo culto è stato favorito dalla fama di intercessore e mediatore di miracoli; ma si deve dire che spesso la comunità cristiana sa ben riconoscere le persone che nella loro vita fanno veramente spazio a Dio e agli altri, fino a dimenticare se stesse, e sa individuare coloro che sono veramente “impregnati di Vangelo”. Ebbene, queste persone sono coloro dei quali Gesù dice - lo abbiamo sentito nel vangelo di Matteo - che hanno ricevuto la rivelazione delle cose che egli ha insegnato e ha vissuto, a differenza dei sapienti e dei dotti, per i quali quelle stesse cose sono rimaste nascoste o incomprensibili”.

Il Vescovo non ha mancato di fare un riferimento all’attualità e al prezioso servizio della Caritas nella Chiesa: “Credo che l’immagine di Enrico da Bolzano che, forse proprio presso la porta della nostra cattedrale, distribuisce ad altri poveri il poco cibo di cui dispone, oggi in particolare ha qualcosa da dire a noi, interpellati da terribili tragedie umane che bussano alle nostre porte. Per questa celebrazione abbiamo rivolto un  particolare invito a quanti operano nella Caritas diocesana e nelle varie Caritas presenti in diocesi. È l’occasione per dire a loro, ancora una volta, che di loro la comunità cristiana ha assoluto bisogno, e che della comunità cristiana essi non sono semplicemente una delle tante possibili espressioni, ma sono volto necessario. Perché dove non c’è l’attenzione al povero, lì non c’è Vangelo, e dove non vi è Vangelo non c’è Cristo, e dove non c’è Cristo la fede è illusione, la religiosità è vuota ritualità, la comunità cristiana è un’aggregazione umana tra le altre”.

Mons. Gardin ha concluso: “Vorrei dire grazie a voi che operate nella Caritas e a tutti coloro che nelle nostre comunità donano energie, tempo, risorse varie ai più poveri; a voi che siete mossi dalla passione verso i fratelli e le sorelle che, in tanti modi, anche silenziosi, e a partire da tanti bisogni, non solo materiali, tendono la mano; a voi che non riuscite ad avere il cuore in pace finché vi saranno persone che soffrono a causa delle ingiustizie e degli egoismi del mondo. Lo ripeto: abbiamo bisogno di voi. Continuate ad essere per tutti noi testimonianza e provocazione evangelica”.

Numerosi i fedeli che al termine della celebrazione hanno sostato in preghiera davanti al corpo del beato Enrico, che si trova a destra vicino all’ingresso.

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roberto kolm 23/06/2015 11:59
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roberto kolm 23/06/2015 11:57
l'attenzione al povero
vorremmo rivolgere l'attenzione anche ai nosti poveri nel bisogno, senza casa ( e albergo) che dormono in macchina e non hanno spesso nulla dalla caritas. Mi sembra che questi, non avendo potuto spendere 5/600 € per venire da noi a fare i poveri immigratieconomici, siano veramente gli ULTIMI in graduatoria.E come ULTIMI vanno assistiti.

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