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"Tu sei il Figlio mio, l'amato" - BATTESIMO DEL SIGNORE - anno C

Consolare, parlare al cuore, annunciare con coraggio liete notizie: è il compito affidato a ogni cristiano. Ma nessuno può essere portatore della buona notizia se qualcuno prima non gliel’ha fatta conoscere

"Tu sei il Figlio mio, l'amato" - BATTESIMO DEL SIGNORE - anno C

Con la celebrazione del Battesimo del Signore si conclude il tempo di Natale. È l’ultima domenica nella quale si trova un legame tra tutte le letture bibliche. Poi, fino alla Quaresima, nel Tempo ordinario troveremo un legame esplicito solo tra la Prima lettura e il Vangelo. La Seconda lettura seguirà invece un percorso proprio.
Tu sei il mio Figlio, l’amato
Dopo i racconti dell’infanzia ascoltati per il Natale (Lc 1-2) il Battista, che ha guidato la liturgia dell’Avvento, torna protagonista. Il brano odierno presenta due scene intervallate da un piccolo excursus, che non si legge nella liturgia e che riguarda l’imprigionamento di Giovanni (Lc 3,17-20). Nella prima scena questi riconosce il primato di Cristo, annunciando che sarà portatore di un battesimo diverso, ossia di una duplice immersione: nel fuoco che purifica e nello Spirito Santo. Non ci è dato sapere che cosa ne abbiano capito coloro che lo ascoltavano; ma per noi che abbiamo letto il racconto dell’Annunciazione e della Visitazione di Maria ad Elisabetta, appare chiaro che, quando interviene lo Spirito Santo, si realizzano cose impossibili (Lc 1,34-35) e si diviene capaci di riconoscere la presenza del Signore, nonché ciò che sta operando (Lc 1,41-45). Inoltre, il dono dello Spirito suscita gioia profonda, come testimonia il cantico del Magnificat (Lc 1,46-55).
Nella seconda scena, senza che Gesù prenda la parola, si accenna al suo battesimo, ma l’attenzione si sposta subito a ciò che avviene dopo.
È la prima volta che nel racconto evangelico si manifesta chiaramente l’azione della Trinità. Lo Spirito Santo, che è già stato protagonista invisibile ma riconoscibile mediante i cambiamenti che realizza in chi lo accoglie, scende ora in forma visibile e la voce del Padre dal cielo si rivolge a Gesù: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
Luca, come Marco, mette in evidenza che queste parole sono per Gesù, che viene confermato nella sua scelta di farsi battezzare con i peccatori. Solo Luca, però, sottolinea che l’evento si realizza mentre Gesù “stava in preghiera”. Sarà questa una costante del racconto lucano: in tutti i momenti importanti lo troveremo in preghiera.
Un’acqua che rigenera e rinnova
Se il brano evangelico evidenzia la manifestazione di Gesù come Figlio prediletto del Padre, la liturgia ci invita anche a riconoscere la grazia del nostro Battesimo. La Lettera a Tito sottolinea come la salvezza portata da Gesù consista nell’essere rigenerati e rinnovati nello Spirito Santo mediante l’acqua. Non c’è alcun merito in questo: è un dono gratuito e preveniente di Dio offerto a tutti. Ci ha riscattati da ogni iniquità e ha formato un popolo che gli appartenga.
Due elementi, dunque, sono offerti con il dono del battesimo: la possibilità di non rimanere schiavi del male e l’essere inseriti in una comunità che sostiene e aiuta a crescere nella relazione con Dio. Siamo consapevoli del dono che ci è stato messo a disposizione a partire dal nostro battesimo? Sappiamo riconoscere l’agire dello Spirito che ci è stato donato? Riconosciamo la forza che ci proviene dall’appartenere al popolo di Dio?
Alza la tua voce, tu che rechi liete notizie
La prima lettura, tratta dal Profeta Isaia, ci fa capire che i doni e gli interventi salvifici di Dio non sono in sé evidenti. Per questo il profeta riporta con insistenza l’invito di Dio: “Consolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta” (Is 40,1-2). È un invito ricorrente che poco dopo ritorna in maniera ancora più energica: “Sali su un alto monte […] alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie” (Is 40,9).
Consolare, parlare al cuore, annunciare con forza e coraggio liete notizie: questo è il compito affidato a ogni cristiano. Ma nessuno può essere portatore di questa buona notizia se qualcuno prima non gliel’ha fatta conoscere, o meglio, “riconoscere”.
Un buon annunciatore, infatti, non è colui che si limita a ripetere i contenuti del Vangelo, ma chi insegna a riconoscere che Dio agisce nella propria vita, che lo Spirito Santo riempie di gioia chi lo accoglie e rende capaci di cose impensabili e che Gesù ha scelto di farsi così vicino all’uomo da abbassarsi fino alla sua condizione di peccatore.
Proprio mentre si trovava in mezzo ai peccatori, infatti, si è sentito dire: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”. Ecco perché chiunque rimane in Lui può sentire come rivolte a sé quelle stesse parole.

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