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Un'Ac più missionaria

Un’Azione cattolica viva, attenta e partecipe. E’ quella che emerge dall’assemblea diocesana elettiva di domenica scorsa, in Seminario vescovile. Un’intensa giornata, alla quale hanno preso parte complessivamente circa 400 persone, in rappresentanza degli oltre 8mila iscritti all’associazione

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Un'Ac più missionaria

Un’Azione cattolica viva, attenta e partecipe. E’ quella che emerge dall’assemblea diocesana elettiva di domenica scorsa, in Seminario vescovile. Un’intensa giornata, alla quale hanno preso parte complessivamente circa 400 persone, in rappresentanza degli oltre 8mila iscritti all’associazione. Si è iniziato con la messa presieduta dal vescovo Michele Tomasi e concelebrata dagli assistenti, mons. Stefano Chioatto, don Tiziano Rossetto e don Paolo Slompo. Poi, l’inizio dei lavori assembleari, la cui guida è stata affidata all’ex presidente diocesano Stefano Zoccarato; i saluti del delegato della Presidenza nazionale, il vicepresidente nazionale per il settore Giovani Michele Tridente, e dei rappresentanti del Coordinamento triveneto, Alice Dal Fovo ed Edoardo Sinigaglia; l’intervento della presidente Ornella Vanzella; la lettura del documento assembleare, con il relativo dibattito; le votazioni per il rinnovo del Consiglio diocesano; nel pomeriggio, la consegna delle nomine ai presidenti parrocchiali da parte del Vescovo, che ha rivolto un ulteriore saluto all’associazione, dopo essere stato presente ai lavori assembleari per quasi tutta la giornata.

Un’Ac chiamata ad “abitare” una Chiesa diocesana in evoluzione anche strutturale, decisa a percorrere le strade della missionarietà, come ha detto la presidente diocesana, invitata dal Vescovo “a non avere paura” delle novità, che saranno affrontate “camminando insieme”.

 

I quattro pilastri

“La nostra associazione è unica, ha come obiettivo quello di accompagnarci in ogni età della nostra vita. Una associazione che ci offre la bellezza dell’essere insieme, che è un dono che forse nemmeno meritiamo”, ha detto Ornella Vanzella, che ha poi sottolineato i pilastri dell’associazione indicati da papa Francesco: “L’interiorità (il silenzio, la pensosità, l’ascolto della Parola, la preghiera, il discernimento), la fraternità (sicuramente come espressione di solidarietà con situazioni diverse di disagio, ma prima di tutto è l’ essere persone che cercano l’unità e la pace), la comunione con la Chiesa universale che si realizza prima di tutto nella filiale obbedienza al nostro Vescovo e nelle relazioni schiette e serene con i nostri pastori, perché nella loro scelta vocazionale riconosciamo che rendono visibile Cristo nella comunità dei credenti”. Ma, soprattutto, la missione, che “non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito. L’Azione cattolica ha il carisma di portare avanti la pastorale della Chiesa. Se la missione non è la sua forza distintiva, l’Azione cattolica snatura la sua essenza e perde la sua ragion d’essere”.

Per far questo, come si legge nel documento approvato dall’assemblea, l’Ac è chiamata a mettere a fuoco, senza nascondere alcune fatiche, la sua significatività ecclesiale, a rinnovare la centrale dimensione della formazione, a essere più “attrattiva”.

 

“Non facciamoci spaventare dal nuovo”

Dopo aver ascoltato il ricco dibattito, mons. Tomasi non ha fatto mancare il suo incoraggiamento: “Il testo approvato è molto importante, penso che lavoreremo bene in futuro”. E ha specificato che “la filiale obbedienza al Vescovo di cui parlate è un’obbligazione reciproca, siamo tutti in ascolto per ricondurre l’obbedienza al Signore, alla Parola di Dio”, e proprio per questo anche “alla realtà, alla vita, alla nostra vocazione, per essere sempre più a servizio del Regno”. Da qui, ha ricordato il Vescovo, “scaturiscono stili, forme… Vi chiedo di essere franchi, sinceri, combattivi, appassionati, non è tempo di simulazioni e dissimulazioni, di mezze tattiche. Diamo testimonianza di giustizia, pace, accoglienza, progettualità a un mondo che ne ha bisogno come il pane, come l’aria che respiriamo”.

Mons. Tomasi ha fatto accenno ai cambiamenti in corso in diocesi, soprattutto relativamente alle Collaborazioni pastorali: “Nascono da necessità obiettive, ma sono segno di tempi nuovi e dell’esigenza di una collaborazione tra tutti. Non facciamoci spaventare dal nuovo che arriva, lavoreremo e cammineremo insieme. Lo facciamo dentro le attuali strutture, ma senza sapere ora cosa ci riserva il futuro”.

Il senso della missione, del resto, come ci insegna san Paolo, è che “noi siamo chiamati a metterci a servizio là dove il Signore incontra le persone”. Dio “ha già un popolo”, e “il mondo è già salvo”. Parole che si riallacciano idealmente con quelle pronunciate al mattino, durante l’omelia della messa. Nell’occasione, commentando il vangelo dell’essere “sale” e “luce”, il Vescovo ha ricordato che il discepolo del Signore “non ha scelta”: non si tratta di un invito, egli “è già” sale e luce. E ha poi aggiunto che “il Signore ha bisogno di noi assieme, di una presenza di popolo visibile e sperimentabile, che abbia le caratteristiche del sale, della luce, della città sul monte”.

Il nuovo Consiglio si riunirà nei prossimi giorni per eleggere la terna dalla quale il Vescovo sceglierà il Presidente diocesano. Successivamente, il Consiglio diocesano eleggerà gli altri membri della Presidenza.

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