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Un anticipo della risurrezione - II DOMENICA DI QUARESIMA

Gesù invita i tre discepoli a vivere l’esperienza luminosa e bella della Trasfigurazione

Un anticipo della risurrezione - II DOMENICA DI QUARESIMA

La seconda domenica di Quaresima è caratterizzata dal racconto della Trasfigurazione di Gesù: anticipo della Pasqua di risurrezione, nonché del punto di arrivo dell’esistenza cristiana.
Introdotti da Gesù nella sua preghiera
Il celebre episodio della Trasfigurazione è raccontato dall’evangelista Luca con una sottolineatura particolare: Gesù aveva condotto con sé sul monte Pietro, Giovanni e Giacomo, “a pregare” e proprio “mentre pregava” capita qualcosa di inatteso. Si può cogliere un invito a lasciarsi condurre con Gesù fin dentro la sua esperienza di relazione con il Padre. Se al momento del battesimo presso il Giordano la voce dal cielo era indirizzata al Figlio (“Tu sei il Figlio mio, l’amato”, Lc 3,22), ora si rivolge invece ai discepoli: “Questi è il Figlio mio, l’eletto: ascoltatelo!” (Lc 9,35). L’esperienza della figliolanza di Gesù si apre ora a quella che i discepoli possono vivere in lui.
“Circa otto giorni dopo questi discorsi” (Lc 9,28a): otto giorni dopo che cosa? Dopo che Gesù, avendo chiesto ai discepoli “Voi, chi dite che io sia?”, aveva accolto la risposta data da Pietro a nome di tutti, “Il Cristo di Dio”. Da allora aveva iniziato a parlare loro della sua passione, morte e risurrezione, per poi precisare che chi voleva seguirlo avrebbe dovuto “perdere la propria vita” per salvarla. Parole dure e impegnative, che devono aver messo in difficoltà anche i discepoli più vicini. Consapevole di questa loro fatica, li invita a partecipare a un’esperienza luminosa, incoraggiante e “bella”, come commenta spontaneamente Pietro: “è bello per noi essere qui” (Lc 9,33).
I richiami simbolici della scena sono numerosi, ma ci soffermiamo su un secondo tratto caratteristico del racconto lucano: Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, “parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme” (Lc 9,31). I due personaggi, che raccolgono simbolicamente nella loro persona tutte le antiche Scritture, sono in dialogo con Gesù riguardo al punto di arrivo del suo cammino che, non a caso, viene chiamato “esodo”. Si tratta certamente dell’uscita dalla vicenda terrena che avverrà con la risurrezione e l’ascensione, ma anche di un richiamo implicito all’esperienza di liberazione del popolo che è descritta, appunto, nella vicenda dell’Esodo. Gesù, raccolto in preghiera, viene descritto più precisamente “in dialogo”: nell’ascolto della Parola trova luce per comprendere il cammino che lo attende.
Il nostro corpo conformato al suo corpo glorioso
Ciò che riguarda Gesù ha a che fare, in qualche modo, con il cammino di ogni credente, come sottolinea san Paolo nella seconda lettura. La Trasfigurazione non costituisce solo un anticipo della gloria di Cristo, ma anche di quella di ogni credente. Come siamo introdotti nella preghiera di Gesù a vivere una relazione filiale con il Padre, così siamo chiamati a partecipare alla sua morte per essere un giorno pienamente “conformati al suo corpo glorioso”. Non sappiamo dire esattamente cosa significhi, ma comprendiamo certamente che questo punto di arrivo illumina il nostro percorso su questa terra. La preghiera costituisce l’anticipo più evidente, nel momento in cui, almeno in qualche situazione di grazia particolare, anche ciascuno di noi può esclamare: “è bello per noi essere qui”. La partecipazione alla sua passione si presenta nella vita in diversi modi, senza bisogno che andiamo a cercarla. Il cristiano non cerca la sofferenza, ma casomai sa accogliere in Cristo anche la sofferenza perché, in comunione con lui, anche il fallimento e la morte possono essere trasformate in dono di amore. La conformazione al corpo glorioso è una promessa di cui siamo chiamati a fidarci.
Un impegno unilaterale
È tipico di Dio: si impegna con l’uomo prima che questi possa corrispondere alle sue richieste, ben sapendo che potrà non esserci affatto una risposta adeguata. Appare illuminante l’esperienza di Abramo, raccontata nella prima lettura. Dio lo anticipa facendogli la promessa di una discendenza numerosa come le stelle del cielo. Poi, quando Abramo chiede un segno, sigla con lui un patto di alleanza, secondo le usanze dell’epoca: si tagliavano degli animali in due e coloro che si impegnavano nel patto vi passavano in mezzo come a dire: “sia ridotto come questi animali, se non manterrò la mia parola”. Ebbene, dopo che Abramo ha predisposto tutto quel che serviva, solo il Signore passa in mezzo agli animali divisi. Dio si è impegnato con Abramo senza pretendere da lui un impegno corrispondente. È lo stile di Dio, assunto e testimoniato pienamente dal Figlio: offre tutto all’uomo, senza costringerlo a corrispondere, ma confidando in una risposta libera.

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