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Un mandato che arriva fino a noi - ASCENSIONE DEL SIGNORE

“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”

Un mandato che arriva fino a noi - ASCENSIONE DEL SIGNORE

La Solennità dell’Ascensione celebra una nuova fase nella storia dell’umanità: quel Dio che ha inviato il suo Figlio a vivere pienamente la nostra umanità, non è più visibile solamente nell’uomo Gesù, ma anche in ogni discepolo che vive “in Lui”. Salito al cielo, senza separarsi dalla nostra condizione umana, porta con sé anche noi, membra del suo corpo.
    
Io sono con voi tutti i giorni
L’episodio dell’Ascensione è ben descritto nel terzo Vangelo (Lc 24,50-51) e nel brano di Atti proposto come prima lettura (At 1,1-11). L’evangelista Matteo, più che soffermarsi sulla descrizione del modo nel quale Gesù sale al cielo, lascia ai credenti indicazioni sul modo nel quale Egli continua ad essere presente “tutti i giorni, sino alla fine del tempo” (Mt 28,16-20): è il compimento della profezia che era stata consegnata dall’angelo a Giuseppe, disorientato da quella gravidanza inattesa della sua promessa sposa: “Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,22-23).
Nel giorno di Pasqua, dopo aver constatato che il sepolcro era vuoto, le donne si erano sentite dire da Gesù risorto: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno” (Mt 28,10). L’appuntamento, dunque, è in Galilea, ossia nei luoghi della quotidianità, dentro la vita “ordinaria”; ma l’incontro avviene in un contesto “speciale”, sia per Gesù che per i suoi discepoli: “sul monte”. Su “un monte” Gesù aveva vissuto l’ultima tentazione nel deserto (Mt 4,8), aveva consegnato ai discepoli i suoi insegnamenti più importanti (Mt 5,1) e si era manifestato ad alcuni dei suoi nello splendore della trasfigurazione (Mt 17,1-9). “Il monte” rappresenta quei “luoghi” in cui Egli si fa più facilmente incontrare e riconoscere, anche se sono i medesimi nei quali si presenta in maniera più forte la “tentazione” e sono inseriti nella vita quotidiana: sono i luoghi (tempi?) dell’ascolto della sua Parola, della preghiera, nei quali può maturare la disponibilità a lasciarsi “inviare” da Lui fuori dei nostri ristretti orizzonti.
Fate discepoli tutti i popoli
In questo contesto ordinario ma speciale, Gesù conferma che a lui “è stata data ogni autorità” da Dio (e non dal diavolo, che pretendeva di essere adorato per dargli in cambio “tutti i regni del mondo e la loro gloria”, Mt 4,8): se ha il potere su ogni cosa, ci si può fidare delle sue richieste, anche se sembrano al di fuori delle nostre possibilità.
Colpisce particolarmente il mandato universale affidato ai discepoli nel racconto di Matteo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19). Sembra strano che proprio l’evangelista che con più insistenza aveva riportato la convinzione di Gesù di non essere stato mandato “se non alle pecore perdute della casa d’Israele” (Mt 15,24), raccomandando ai Dodici di fare altrettanto nella loro prima esperienza missionaria, “Non andate tra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani” (Mt 10,5), mostri ora questa “apertura”. Eppure, un “segnale” verso tale prospettiva lo aveva offerto fin dall’inizio, raccontando come i primi a riconoscere i segni della nascita di Gesù furono “alcuni Magi venuti da oriente” (Mt 2,1).
Di me sarete testimoni fino ai confini della terra
La comunità cristiana spesso fatica a rendersi conto di ciò che Dio può operare per suo mezzo, come viene messo in evidenza dalla seconda lettura (Ef 1,17-23). San Paolo chiede per i cristiani “uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui”, affinché possano comprendere “la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo” (Ef 1,19). Dio ha dato Cristo alla Chiesa come “capo” su tutte le cose: è Lui il “capo” e lui solo ha il potere su tutte le cose, non la Chiesa; però la Chiesa è “il corpo di lui” e dunque, nella misura in cui vive la comunione con lui, realizza nel mondo la Sua opera.
L’azione del Signore risorto si compie nella storia mediante il suo “corpo” che è la Chiesa: è questo l’annuncio che, in altri termini, ci viene offerto anche dalla prima lettura: “riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1,8).

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