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Un re venuto per tutti i popoli - EPIFANIA DEL SIGNORE

Che cosa significa per noi oggi credere che nel disegno di Dio sono incluse tutte le genti?

Un re venuto per tutti i popoli - EPIFANIA DEL SIGNORE

Al suo primo apparire sulla terra Gesù è stato accolto dalla componente più umile del popolo di Israele: i pastori di Betlemme. Oggi l’evangelista Matteo annuncia che la sua manifestazione è per tutti i popoli, anche quelli più lontani.
Abbiamo visto spuntare la sua stella
Il Vangelo si colloca tra l’oriente, indicato in maniera molto generica come luogo di origine dei Magi, la città di Gerusalemme, impreparata alla nascita del “re dei Giudei”, e Betlemme, che si trova poco lontano dalla capitale del regno. Nella città di Davide, come annunciato dai profeti, questi misteriosi personaggi possono realizzare il proprio desiderio: adorare il bambino.
Tutto il racconto si sviluppa dal punto di vista dei Magi: sono loro a essersi accorti dello spuntare di una nuova stella, fatto che era associato alla nascita di personaggi importanti; arrivando presso Erode, poi, iniziano a chiedere informazioni esprimendo il proprio desiderio. La scena dello scompiglio creato a Gerusalemme, con gli esperti che in fretta consultano i testi sacri, sembra poi lasciarli per un momento in disparte: ma anche in questo caso sono proprio loro gli attenti osservatori silenziosi. Solo loro, poi, potevano raccontare del colloquio segreto con Erode, che si finge interessato.
Quando arrivano “dove si trovava il bambino”, vengono espressi anche i loro sentimenti, oltre ai loro gesti. Provano grande gioia al vedere che la stella si era fermata sopra a quel luogo, vedono il bambino con Maria (sembrano non notare Giuseppe), si prostrano, lo adorano e offrono i loro doni. Poi ritornano per un’altra strada, dopo aver interpretato un sogno che li avvertiva di non tornare da Erode.
Il testo, dunque, ci invita a contemplare l’intera scena con i loro occhi e, forse, anche a metterci nei loro panni, a condividere la loro ricerca e i loro sentimenti.
Una luce per tutte le genti
Ma chi sono questi personaggi? Il testo non dice che siano degli “stranieri”: potrebbero anche essere ebrei provenienti dalla Diaspora, rimasti in oriente dopo l’esilio Babilonese e divenuti esperti nello scrutare gli astri. Appaiono stranieri soprattutto perché si riferiscono al neonato chiamandolo “Re dei Giudei”. Tale appellativo ritornerà solo durante il processo e sulla croce: sarà Pilato a chiedergli se egli sia davvero “il re dei Giudei” (Mt 27,11); i soldati romani lo derideranno con lo stesso titolo (Mt 27,29) e infine lo stesso governatore farà scrivere sulla croce il motivo della sua condanna: “Costui è Gesù, il re dei Giudei” (Mt 27,37). Sono dunque sempre persone al di fuori del popolo di Israele a chiamarlo così.
Più che un’indicazione sulla loro origine, però, potrebbe essere un anticipo da parte dell’Evangelista del punto di arrivo della vicenda terrena di Gesù: se anche sarà preservato dalla strage degli innocenti, compirà però la sua missione solo nel dono totale della sua vita, condannato in quanto considerato “re dei Giudei”. Se nel Vangelo il riferimento alla Pasqua è implicito, nella liturgia di questa festa viene, invece, esplicitato: in questo giorno, infatti, si proclama l’annuncio della data della Pasqua, attorno alla quale ruotano tutte le altre feste liturgiche.
Al di là di ogni possibile dubbio sul testo, comunque, la liturgia orienta a riconoscere nell’adorazione dei Magi la manifestazione di Gesù a tutte le genti, anche al di fuori del popolo di Israele. Lo sottolinea il testo del profeta Isaia che apre la liturgia odierna: “Cammineranno le genti alla tua luce”; “guarda, tutti costoro si sono radunati, vengono a te” (Is 60,3-4). Proprio da quest’ultimo testo, tra l’altro, la tradizione recupera particolari riguardanti i Magi che il Vangelo offre solo in parte: “Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso” (Is 60,6).
Chiamati a far conoscere questo mistero
Può sembrare scontato che Gesù sia venuto per tutti i popoli del mondo. Ma la seconda lettura, tratta dalla lettera agli Efesini, presenta questo fatto come una radicale novità. Anzi, l’annuncio di questa notizia sembra lo scopo di tutto il ministero dell’Apostolo: è stato chiamato a far conoscere questo “mistero”, termine che per Paolo altro non è che il disegno di Dio sulla storia dell’umanità.
Cosa significa per noi credere che, nel disegno di Dio rivelato da Gesù, sono incluse tutte le genti? In che modo le nostre comunità cristiane sono chiamate a diventare “più missionarie”, come ci chiede papa Francesco Evangelii Gaudium?

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