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Una Chiesa che ascolta la "terra di mezzo"

Il sociologo Alessandro Castegnaro, direttore dell’Osservatorio socioreligioso del Triveneto, intervenuto lunedì 30 novembre all’incontro del Consiglio pastorale diocesano. Proposta una lettura del nostro contesto socio-religioso per dare un seguito a quanto emerso dal Convegno di Firenze.

Una Chiesa che ascolta la "terra di mezzo"

Uscire oggi vuol dire primariamente stare in ascolto, nell’incontro con quella “terra di mezzo”, in pratica la maggior parte dei battezzati, che si è posta fuori dal “recinto” dell’appartenenza ecclesiale, ma non rinuncia ad esprimere una domanda religiosa.
Questa in sintesi la tesi del sociologo Alessandro Castegnaro, direttore dell’Osservatorio socioreligioso del Triveneto, intervenuto lunedì 30 novembre all’incontro del Consiglio pastorale diocesano.
Il contesto è quello del recente Convegno ecclesiale di Firenze, come ha ricordato il vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin, all’inizio della serata. “Uscire” è infatti la prima delle cinque vie indicate dal Convegno, contro la tentazione della chiusura. I gruppi di lavoro, durante il Convegno, hanno chiesto tra le altre cose una Chiesa “più attenta al territorio”, che valorizzi i laici, “senza ulteriori specificazioni”, che abbia il coraggio di “sperimentare”.
Come coniugare questo invito con la realtà sociale e culturale del nostro Veneto? E’ quanto è stato chiesto al prof. Castegnaro, che nel suo intervento ha ripreso alcune indicazioni che erano arrivate dal Convegno ecclesiale triveneto del 2012 Aquileia 2, purtroppo presto cadute nel dimenticatoio.
Per Castegnaro quella che stiamo vivendo è “una fase di transizione e di passaggio”, anche nel rapporto della gente con il fenomeno religioso. Una transizione lunga, nella quale “i giochi sono aperti”. Questo cambiamento, però, va conosciuto e guardato in faccia, partendo dal presupposto che non esistono più categorie come “il qui dentro” e “il fuori”, i “vicini” alla Chiesa e i “lontani”. “Anche noi siamo cambiati”, dentro una realtà dove non c’è stato quell’aumento della secolarizzazione che qualcuno prevedeva, ma un profondo mutamento del rapporto - soprattutto delle giovani generazioni - rispetto alla religione, alla fede, alla Chiesa. In particolare, è cambiato il modo di vivere l’appartenenza alla Chiesa, dentro una società che tutti percepiamo come pluralista e connotata da maggiore libertà: “E’ in crisi il cattolicesimo di tradizione familiare e socializzazione parrocchiale. Questo modello in Veneto ha avuto più successo che altrove, ma ora non tiene più. Si va verso un cattolicesimo di elezione, più che traghettare alla religione oggi si tratta di traghettare alla fede”. Si apre uno spazio di libertà, non soltanto nel senso che si è liberi di credere o no, ma anche nel senso che si è liberi nel vivere la religiosità: “La religione è una possibilità, non una necessità, e vi si aderisce nella misura in cui la persona realizza se stessa”. Attenzione, però, dice il sociologo, non necessariamente questo processo va inteso in senso relativistico, il fenomeno non va banalizzato. Certamente, però, cambia il rapporto tra la persona e la Chiesa, che è “chiamata ad essere a servizio” delle persone che vivono questo cambiamento, nel quale la coscienza personale assume un valore centrale: “La gente cerca tracce, non obblighi - ricorda Castegnaro -. Questo significa non banalizzare il messaggio, non abbassare l’asticella, come hanno fatto i protestanti, ma essenzializzarlo. E’ importante mostrare come potrebbe essere una vita salvata, dire oggi la vita buona”.
Attorno a noi, infatti c’è un’area di grande incertezza, connotata da nuove forme del credere, con diverse possibilità di sviluppo. A Nordest solo una persona su tre pensa che si possa fare a meno della religione, ed esistono “cercatori spirituali” che sanno andare in profondità. “Al posto del cattolicesimo sociologico non è rimasto il vuoto, c’è una realtà intermedia, che si è messa fuori dal recinto, della quale non abbiamo una rappresentazione. Non la si coglie, invece la Chiesa è chiamata a muoversi in questa terra di mezzo”. Soprattutto dentro due dinamismi, quello dell’attraversare e dimorare, e quello del cercare e trovare. Oggi, dice Castegnaro, “per i cercatori spirituali” non ci sono proposte. All’intervento ha fatto seguito un approfondito dibattito. Sulla scia di Firenze la Chiesa prova ad incamminarsi in strade nuove.

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