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Una Chiesa in uscita per il Triveneto

"Servitori della missione. A partire da un volto di Chiesa e dalla sua agenda" è stato il tema della due giorni che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno vissuto lunedì 9 e martedì 10 gennaio al Cavallino.

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Una Chiesa in uscita per il Triveneto

"Servitori della missione. A partire da un volto di Chiesa e dalla sua agenda" è stato il tema della due giorni che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno vissuto lunedì 9 e martedì 10 gennaio, presso la Casa "Regina Mundi" di Cavallino (Venezia), insieme ad una cinquantina di altre persone intervenute in rappresentanza delle Diocesi del Nordest (sacerdoti, religiose, parecchi laici e laiche).
 
La due giorni è stata aperta con una lectio divina sulle parabole del Regno (cap. 13 del Vangelo di Matteo) proposta dalla giovane biblista e teologa veronese Lena Residori: "Le parabole sono raccontate da Gesù in un tempo di opposizione e indifferenza, ma anche di domande impellenti. Ci invitano a mettere da parte l'immagine di una Chiesa fatta di uomini grigi o di una Chiesa dello spavento. Sì, mettiamo da parte lo spavento del fallimento o anche lo spavento di essere minoranza in un mondo che ci sovrasta... Ogni buona semina comporta una dose di insuccesso. Serve, allora, pazienza e serenità".
 
Per il prof. Luca Grion, docente di Filosofia morale all'Università di Udine e di Etica filosofica alla Facoltà Teologica del Triveneto, intervenuto sul tema "Uno sguardo di fede su questo nostro tempo: le Chiese del Triveneto tra secolarizzazione e complessità" è importante riconoscere l'attuale "crisi degli adulti e il carattere adolescenziale di questa stagione, promuovendo un cambio di passo all'insegna di libertà e responsabilità e mostrando che i legami non sono un problema ma una risorsa. Riattiviamo la logica del "noi", perché non siamo isole ma relazioni, facciamo vedere la bellezza e la differenza del "noi" rispetto all' "io", lasciamo che la vita buona torni ad essere contagiosa, diventiamo testimoni della differenza cristiana".
 
Grande spazio è stato riservato al dialogo, in piccoli gruppi e poi in assemblea, tra i Vescovi e i delegati delle varie diocesi che - introdotti dalle indicazioni offerte da don Giampaolo Dianin, rettore del Seminario di Padova e docente di Morale alla Facoltà Teologica del Triveneto, a partire dall' "Evangelii gaudium" di Papa Francesco - si sono confrontati su "un'immagine di Chiesa per un tempo di minoranza", provando a mettere a fuoco alcune caratteristiche essenziali della Chiesa "missionaria e in uscita" attraverso anche una rilettura critica delle "agende" e delle abituali prassi pastorali. Ecco alcuni degli elementi emersi:
- un profondo bisogno di conversione (spirituale, pastorale, culturale ecc.) sempre più  fondamentale per essere strumento a servizio del Regno di Dio e dono per tutti;
- la distanza tuttora esistente tra la concreta prassi e le affermazioni missionarie di principio (pur ritenute "convincenti" e generalmente condivise) presenti nei piani, nei progetti e nei documenti pastorali;
- la necessità nella vita pastorale di maggiore concretezza, sfuggendo la genericità di temi o obiettivi e tenendo più in conto i luoghi e i contesti umani attuali (le situazioni esistenziali), attraverso i quali si può avere oggi accesso alla fede e darne testimonianza;
- l'importanza di far crescere comunità non preoccupate di portare avanti alcune forme e strutture ma capaci di leggere i segni dei tempi, di valorizzare le persone e le risorse disponibili e presenti, di offrire luoghi e momenti significativi sul piano relazionale e della fede nonché del suo approfondimento;
- il salto di qualità da compiere nell'attività e nello stile di lavoro degli organi ecclesiali di partecipazione (i vari Consigli) perché cresca il metodo "sinodale" e sia valorizzata la specificità di ogni realtà e territorio, anche favorendo analisi più puntuali e sperimentazioni pastorali differenti;
- l'attenzione e la vicinanza da garantire ad ogni cristiano e comunità "in uscita" per affrontare e vincere le varie "solitudini" che spesso attanagliano, nella vita quotidiana e nella missione, sia i preti che i laici;
- l'opportunità di non dare valore assoluto a strumenti, progetti e "idee" che finiscono troppo spesso per mettere in secondo piano le esigenze e le esperienze concrete, l'ascolto e la rielaborazione della realtà in atto, una sincera "sinodalita'" e corresponsabilità, le finalità dell'azione missionaria della Chiesa e, quindi, l'incontro autentico con la persona di Gesù;
- la necessità di investire di più sulla liturgia (domenicale, in particolare), perché motivi e doni energia alla quotidiana testimonianza dei cristiani, su una formazione di qualità (per preti e laici), sulla cura della comunicazione e del linguaggio, ed anche di scelte che puntino decisamente sull'essenziale della vita e della comunità cristiana.
 
"Al di là di ambiti e terminologie differenti e dei diversi cantieri aperti con questo nostro incontro e su cui bisognerà fare discernimento - ha dichiarato al termine dall'incontro il Presidente della Cet e Patriarca di Venezia Francesco Moraglia - emergono alcune linee e attenzioni convergenti. Esce in modo forte l'immagine di una Chiesa che è soggetto evangelizzante, che si deve evangelizzare e che evangelizza. Una Chiesa che nasce dal comune battesimo, mai alternativo al sacramento dell'ordine. Dobbiamo investire di più sul sacramento dell'umano, scommettere sulla ragione, sul territorio umano che io abito e di cui non mi sento estraneo. Abbiamo parlato molto anche di strutture e dobbiamo, certo, recuperare una maggiore agilità, anche spirituale e non solo "fisica". Ed avere maggiore coraggio. Partiamo da ciò che c'è e, come avveniva ai tempi di Gesù, mettiamo sempre in conto le fatiche e le fragilità della comunità cristiana. C'è una chiamata ecclesiale per tutti e a tutti Gesù chiede conversione, ma ci prende sempre come siamo e ci dona la sua grazia".

Fonte: Comunicato stampa
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