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Una famiglia in missione: "Lasciare le comodità italiane per servire il sud del mondo"

La Giornata mondiale del 22 ottobre, scrive il Papa nel suo messaggio, “ci invita a riflettere nuovamente sulla missione al cuore della fede cristiana. Infatti, la Chiesa è missionaria per natura”. L’invito ad un “continuo esodo” viene preso sul serio anche nella nostra Diocesi, che vive anche quest’anno una Veglia con invio in missione: un dono sempre attuale, che diventa al tempo stesso una grande ricchezza. Ecco la storia di Loredana, Michele e delle loro due bambine, in partenza per l'Ecuador, che sabato 21 ricevono l'invio missionario dalle mani del Vescovo in cattedrale

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Una famiglia in missione: "Lasciare le comodità italiane per servire il sud del mondo"

L’Operazione Mato Grosso (Omg) è un movimento nato alla fine degli anni Sessanta da un sacerdote salesiano, padre Ugo De Censi, incaricato di seguire gli oratori della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Vedendo che mancava una proposta concreta per i catechisti degli oratori, padre Ugo propose ad alcuni di loro di partire per qualche mese in Brasile in aiuto di un amico sacerdote missionario.

Quando questi giovani ritornarono in Italia, si riunirono in gruppi ed iniziarono a usare il loro tempo libero per fare alcuni lavori e guadagnare dei soldi da inviare nella missione dove erano stati. Sono passati molti anni ed i giovani ed adulti che oggi lavorano sparsi in tutta Italia sono migliaia. Nel frattempo si sono aperte altre missioni in Brasile, ma anche in Perù, Bolivia ed Ecuador. Nelle varie spedizioni sono presenti sacerdoti, ovvero ragazzi che hanno maturato la scelta del sacerdozio all’interno del cammino dell’Operazione Mato Grosso, ma anche laici e famiglie, che hanno deciso di aiutare in prima persona la gente povera dell’America Latina.

Nel dicembre 2012 mio marito ed io, dopo alcuni mesi dalla celebrazione del nostro matrimonio, siamo partiti per una missione nel sud dell’Ecuador, in una parrocchia (San Pablo de Tenta) sulle Ande a circa 2.700 metri di altezza. Lì viviamo con padre Danilo Benedetti, un sacerdote italiano originario di Fontane di Villorba (Tv), anche lui cresciuto nel movimento dell’Operazione Mato Grosso. Assieme a lui seguiamo le diverse attività in parrocchia: il catechismo per bambini e adulti, l’aiuto agli ammalati, la costruzione di piccole case per chi non ha dove vivere, la distribuzione di alimenti alle persone più povere, la visita degli anziani e degli abbandonati.

Oltre a tutto questo lavoro alcuni anni fa è stato aperto un collegio professionale, basato sul metodo educativo di Don Bosco, dove i ragazzi hanno potuto imparare un lavoro per vivere poi in modo onesto e dignitoso nella propria terra di origine. Dopo sei anni di studio e laboratori questi giovani si sono diplomati ed attualmente quattordici di loro lavorano in una piccola falegnameria aperta in parrocchia. Questi stessi ragazzi sono impegnati come catechisti ed in altre attività, soprattutto in aiuto agli ammalati.

Oramai viviamo lì da cinque anni, e nel frattempo sono nate le nostre due figlie, Elisa e Anna, ed a febbraio nascerà il terzogenito. Agli occhi di molti possiamo sembrare un po’ “pazzi” nell’aver fatto nascere e crescere fino ad ora le nostre figlie in un piccolo paesino del sud del mondo, privo delle comodità italiane, ma in realtà siamo felici di questa scelta e a fine anno ripartiremo con loro per vivere altri due anni in questa periferia del mondo.

Sicuramente la lontananza dalla famiglia e dagli amici a volte pesa, ma il poter aiutare queste persone e vedere che con molta pazienza qualche frutto arriva, ci ripaga e un po’ colma il vuoto della distanza. Siamo tranquilli nell’abbandonare alcune sicurezze della realtà italiana per servire i poveri ed educare i nostri figli alla carità verso gli ultimi. Crediamo importante trasmettere loro che nella vita non conta occupare i primi posti e accumulare beni terreni, ma bensì orientare lo slancio del nostro cuore verso una felicità eterna.

Quest’anno abbiamo la fortuna di poter ricevere il mandato, come missionari laici, dal nostro Vescovo; è una cosa che ci rende molto felici perché per noi significa poter tornare in mezzo a questa gente con una forza in più, donataci dalla fraterna comunione che ci viene offerta dalla Diocesi, dalle nostre parrocchie di origine e da tutte le persone che ci accompagneranno con la loro preghiera. (Loredana Gemin e Michele Furlan)

 

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