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Una giornata di fraternità fra sacerdoti

I preti diocesani, insieme al Vescovo, si sono ritrovati a Santa Cristina di Quinto per rendere grazie al Signore. Ricordati i giubilei di ordinazione

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Una giornata di fraternità fra sacerdoti

Un momento di fraternità che non vivevano da tre anni a causa della pandemia. I sacerdoti diocesani si sono ritrovati giovedì 12 maggio a Santa Cristina di Quinto di Treviso per la loro Giornata della fraternità sacerdotale, la prima con il vescovo Michele. Al mattino la messa concelebrata, tutti insieme, nella bella chiesa di Santa Cristina e poi il pranzo nelle strutture adiacenti.
Nell’omelia il Vescovo, commentando la Parola del giorno (Gv 13,16-20), ha messo in luce alcuni aspetti che costituiscono la sequela del Signore, dalla dimensione del servizio, al rischio del tradimento, all’accoglienza reciproca.

“Chiamati a imitare il Signore nel suo stile e nella sua prassi concreta di servizio, riceviamo anche la promessa di trovare in questo la nostra felicità: «Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica». La sequela di Cristo, che fonda la nostra fraternità nel sacramento dell’Ordine, porta con sé costitutivamente la dimensione del servizio” ha ricordato mons. Tomasi. Quel servizio che chiede di lavarsi i piedi gli uni gli altri, in un servizio reciproco: “Ecco cosa chiede il Signore ai suoi in ogni Eucaristia. Ecco cosa continua a chiederci. E questo, ci insegna ancora il Signore, è il fondamento della beatitudine, della felicità. Che fatica accettarlo. Che fatica per gli apostoli che stavano ancora discutendo su chi fosse tra loro il più grande. Che fatica ogni volta che cerchiamo riconoscimento, stima reciproca invece che servizio, superiorità invece che abbassamento a lavare i piedi”.

Nella sequela, poi, ha ricordato il Vescovo, è compresa la dimensione misteriosa del tradimento di Giuda, del tradimento dell’apostolo. “Anche la possibilità del mio tradimento. È data la reale possibilità di consegnare agli avversari il Signore che pure abbiamo seguito, e di consegnarlo alla morte - ha sottolineato -. Ma la grande novità che Gesù ci rivela è che qui si manifesta la sua stessa divinità, ci viene manifestato il volto del Padre: Gesù accoglie tutti, Lui dà la vita per tutti. Anche per Giuda. Anche per me.
È amore infinito, senza limite, smisurato, universale: eccessivo? Così è fatto l’amore di Dio, rivelato definitivamente sulla croce dal Signore Gesù”.
Conseguenza del servizio reciproco è l’accoglienza. Un’accoglienza che vive di spazio concreto donato all’altro, al prezzo di uno svuotamento di sé - ha ricordato il Vescovo -, che si nutre di gesti veri e quotidiani, nella libertà, per costruire comunione: “Accoglierci gli uni gli altri è fondamento unico e vitale per la fraternità. Accoglierci tra noi è il modo che ci è donato di permettere al Padre di fare breccia nella storia, nella Chiesa, nella vita nostra e di tutti”.

“Accogliamoci gli uni gli altri perché ci riconosciamo inviati dal Signore, perché ci sappiamo reciprocamente da Lui voluti e amati - l’invito del Vescovo -. Se ci accogliamo gli uni gli altri come terra sacra, come possesso di Dio, come discepoli inviati ad annunciare il Vangelo a tutte le genti, troveremo la beatitudine nel servizio, verremo rialzati dalla misericordia del Padre ogni volta che cadremo, fosse anche nel nostro tradimento. Saremo segno e strumento, gli uni per gli altri e così per tutti, delle grandi opere del Signore nella nostra vita. La nostra fraternità sarà vera, e la gioia piena”.

Ricordati i giubilei di ordinazione
Durante la celebrazione, e poi nel momento conviviale, sono stati ricordati i sacerdoti diocesani che quest’anno celebrano il proprio giubileo di ordinazione. Ecco i loro nomi:

65° di Ordinazione presbiterale (1957): don Guido Martinazzo, già parroco di Sala d’Istrana, della comunità della Casa del Clero; don Francesco Canuto Toso, della comunità dei Sacerdoti Oblati Diocesani.

60° di Ordinazione presbiterale (1962): don Aldo Danieli, già parroco di Paderno di Ponzano Veneto, assistente spirituale presso la residenza per anziani “Città di Treviso”; don Pietro Fietta, già parroco di Camposampiero, della comunità della Casa del Clero; don Lino Regazzo, già parroco di Mirano, della comunità della Casa del Clero; don Dioniso Rossi, parroco di Cusignana.

50° di Ordinazione presbiterale (1972): don Arduino Beltrame, penitenziere della Cattedrale; don Ruggero Gallo, parroco di Campocroce di Mirano e Zianigo; don Dioniso Salvadori, parroco di Castelfranco Veneto - S. Liberale, Postumia e Villarazzo.

25° di Ordinazione presbiterale (1997): don Marco Carletto, parroco di Catena e Lancenigo; don Raffaele Coden, parroco di Mignagola; don Fabio Franchetto, cancelliere vescovile e delegato per il Diaconato permanente; don Massimo Lazzari, residente a Roma; don Paolo Pigozzo, parroco di Santa Maria Ausiliatrice.

E’ stato ricordato anche don Silvio Favrin, mancato il mese scorso, che quest’anno avrebbe festeggiato i 75 anni di ordinazione.

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