Chiesa
stampa

Una semina senza risparmio - XV domenica del Tempo ordinario

Se non si tratta di un seminatore “sbadato”, che sparge il seme ovunque, significa che abbiamo a che fare con uno che è fiducioso “nonostante tutto”

Una semina senza risparmio - XV domenica del Tempo ordinario

La Parola di Dio porta frutto: prima o dopo, in misura più o meno abbondante, in un modo o in un altro, quando viene annunciata, realizza certamente qualche cosa di nuovo. Questa certezza di fede offre uno straordinario incoraggiamento a ogni evangelizzatore.

Il seminatore semina senza misura

Il Vangelo di Matteo presenta oggi l’inizio del discorso parabolico (Mt 13,1-23). Sulla riva del lago di Galilea Gesù si rivolge alla folla stando su una barca, a pochi metri dalla riva. Si esprime con un linguaggio molto semplice, tramite esempi tratti dalla vita quotidiana, per offrire agli ascoltatori la possibilità di entrare in sintonia con il suo pensiero e il suo stile. “Terminate queste parabole” – annota l’evangelista – Gesù lascerà il lago per dirigersi verso Nazareth (Mt 13,53-54): non si ferma a verificare la risposta ai suoi insegnamenti ma, coerentemente con quanto ha affermato, lascia alla Parola il tempo perché possa portare frutto.
La parabola del seminatore costituisce una sorta di premessa a tutte le altre in quanto, oltre alla parabola vera e propria (Mt 13,3-9), presenta anche un dialogo con i discepoli dal quale emerge il senso di tali insegnamenti (Mt 13,10-17). La conclusione, poi, propone “una” delle possibili interpretazioni (Mt 13,18-23). Secondo gli studiosi, in effetti, la spiegazione riportata nei versetti conclusivi è stata elaborata dalla comunità dell’evangelista Matteo parecchi anni dopo la morte e risurrezione di Gesù: ricordando le parole del maestro, in un momento in cui si constatava che alcuni cristiani avevano un cuore non più disposto ad accogliere il buon seme della Parola, era sembrato opportuno mettere in evidenza l’importanza della “preparazione del terreno” per l’ascolto. Ma non è l’unico messaggio che la parabola propone: a ben vedere, in effetti, è messa in evidenza soprattutto la figura del seminatore che sparge il seme senza badare al tipo di terreno su cui andrà a cadere: se non si tratta di un seminatore “sbadato”, significa che abbiamo a che fare con uno che è fiducioso “nonostante tutto”. Inoltre, seppur indirettamente, emerge un dato relativo alla “bontà” del seme gettato: se il terreno è buono, quel seme arriva a produrre addirittura il “cento per uno”.

Non ritornerà senza effetto

Tra l’esposizione della parabola e la sua interpretazione Matteo inserisce un ampio dialogo con i discepoli dal quale emerge il motivo per cui “a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”: per chi entra nella comunione con Gesù le parabole sono luminose, mentre per chi ne rimane fuori esse rimangono enigmatiche. Citando un brano di Isaia, preso dalla traduzione detta dei Settanta (LXX), Gesù mostra anche come si stiano di fatto avverando le parole pronunciate molti secoli prima dal profeta: la Parola di Dio è affidabile e realizza quanto ha annunciato.
Un altro brano di Isaia, proposto come prima lettura, orienta l’interpretazione in questa stessa direzione (Is 55,10-11). La “parola uscita della mia bocca”, dice il Signore, è come la pioggia e la neve che non cadono invano sulla terra: la irrigano, la fecondano e fanno germogliare i semi, prima di tornare a salire in cielo. Così la Parola di Dio non ritornerà a Lui “senza effetto, senza aver operato” ciò che desidera e senza aver “compiuto” ciò per cui l’ha mandata: non si sa esattamente come ciò avvenga. Ma vale comunque la pena inviarla con abbondanza, perché la sua efficacia è certa. Queste parole di speranza risvegliano la fiducia in un momento in cui non sono ancora visibili i “frutti”: se ne possono però scorgere alcuni importanti “germogli”.

La creazione geme e soffre

La Lettera ai Romani raggiunge qui uno dei suoi vertici drammatici (Rm 8,18-23). Il cristiano sperimenta una straordinaria novità in quanto, animato dallo Spirito Santo, può rivolgersi a Dio chiamandolo “Abbà, Padre” (Rm 8,15). Ma questa nuova condizione non elimina “le sofferenze del tempo presente”. E anche se queste non sono “paragonabili” alla gloria futura, rimangono comunque molto “reali”. Anzi, tutta la creazione partecipa alla sofferenza dell’uomo: si tratta però di un dolore che apre alla speranza, proprio come “le doglie del parto”. È straordinaria l’intuizione di questo “legame” tra la creazione e il cammino dell’uomo, di cui forse ultimamente stiamo prendendo coscienza anche noi: l’uomo “vecchio” conduce in una schiavitù mortifera tutto il creato; l’uomo nuovo, invece, coinvolge tutta la creazione in un “travaglio” che è portatore di vita.

Tutti i diritti riservati
Una semina senza risparmio - XV domenica del Tempo ordinario
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento