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Unità dei cristiani: "Cercate di essere veramente giusti"

Come anche di recente ha ricordato papa Francesco, in uno dei suoi numerosi interventi sulla centralità per la Chiesa cattolica dell’impegno per la costruzione dell’unità, il cammino ecumenico non è il risultato di una riflessione guidata da logiche umane o da situazioni contingenti di una comunità o di un singolo credente ma è una risposta affermativa a una chiamata chiara e inequivocabile che Cristo ha rivolto agli apostoli e ai discepoli

Unità dei cristiani: "Cercate di essere veramente giusti"

“Se l’uomo di oggi non è giusto, se non compie la volontà di Dio, se non ama il proprio prossimo, è impossibile raggiungere la Croce del nostro Salvatore, per invocare da un lato la sua grazia, per combattere l’ingiustizia, mentre dall’altro per avere la misericordia per purificare le nostre anime e così riuscire a conseguire l’unità”: con queste parole mons. Ambrogio Spreafico, il metropolita ortodosso Gennadios Zervos e il pastore Luca Maria Negro hanno voluto concludere la lettera di presentazione della traduzione italiana del Sussidio che accompagna la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che quest’anno invita i cristiani a riflettere sulla rimozione dello scandalo della divisione e sulla costruzione dell’unità visibile a partire da un passo del Deuteronomio, “Cercate di essere veramente giusti” (16,18-20); con questa lettera mons. Spreafico, in qualità di presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo della Cei, il metropolita Zervos, a nome degli ortodossi che vivono in Italia, e il pastore Negro, come presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, hanno voluto riaffermare quanto prioritario deve essere il cammino ecumenico per tutti i cristiani che sono chiamati a vivere l’unità nell’obbedienza alle parole di Gesù, così come si possono leggere nel Nuovo Testamento.

Infatti, come anche di recente ha ricordato papa Francesco, in uno dei suoi numerosi interventi sulla centralità per la Chiesa cattolica dell’impegno per la costruzione dell’unità, il cammino ecumenico non è il risultato di una riflessione guidata da logiche umane o da situazioni contingenti di una comunità o di un singolo credente ma è una risposta affermativa a una chiamata chiara e inequivocabile che Cristo ha rivolto agli apostoli e ai discepoli indicando loro l’unità come un elemento fondamentale e irrinunciabile della vita della Chiesa.

Per secoli, e talvolta anche oggi, nel XXI secolo, con alle spalle oltre cento anni e tanti passi del movimento ecumenico contemporaneo, le Chiese, le comunità locali, singoli cristiani, pur ponendosi ai piedi della Croce per offrire la vita a Cristo, hanno fatto fatica a comprendere i tempi, i modi, i contenuti della costruzione dell’unità visibile della Chiesa che sono nelle mani di Dio Uno e Trino ma chiedono a tutti i cristiani una continua e quotidiana conversione del cuore, come raccomanda il decreto “Unitatis redintegratio” del concilio Vaticano II, così presente nelle parole e nei gesti di papa Francesco.

Il cammino ecumenico non si può quindi circoscrivere a un dialogo tra teologi chiamati a riflettere insieme su quanto già, anche nel campo dottrinale, unisce i cristiani, pur di tradizioni diverse, ma è un continuo interrogarsi su come scoprire e condividere l’identità della propria confessione cristiana in una prospettiva di unità che rende sempre più efficace l’annuncio e la testimonianza della Parola di Dio, così come è stata declinata nel corso dei secoli.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, con la sua lunga e articolata storia alle spalle, diventa un tempo privilegiato di questo cammino che deve coinvolgere, sempre, ovunque, nel rispetto di sensibilità e di posizioni diverse, ma tutte pienamente incorporate nel mistero di Cristo, Salvatore delle genti, i cristiani, soprattutto con la preghiera che alimenta, sostiene e illumina il cammino ecumenico, aprendo nuove strade per una sempre migliore comprensione delle ricchezze della rivelazione. La Settimana per l’unità, che in tanti Paesi, soprattutto nel nord del mondo, si celebra dal 18 al 25 gennaio, mentre in alcuni Paesi dell’emisfero australe la celebrazione di questa settimana si colloca a cavallo della festa di Pentecoste, è così un tempo privilegiato, con il quale si può e non si deve pensare di esaurire l’impegno personale, anche solo su un piano spirituale, per la costruzione dell’unità visibile della Chiesa.

In una stagione, come la presente, nella quale si coglie la profonda sintonia tra le guide delle Chiese cristiane e degli organismi ecumenici internazionali nel promuovere iniziative e progetti con le quali testimoniare l’unità dei cristiani, senza che questo faccia dimenticare le questioni teologiche ancora aperte, condividere i doni nel camminare insieme assume un significato che non alimenta solo l’ulteriore sviluppo del dialogo ecumenico ma coinvolge l’esperienza quotidiana dei cristiani nel mondo e per il mondo.

La Settimana di preghiera è preceduta, in Italia, dalla celebrazione della Giornata per l’approfondimento della conoscenza del popolo ebraico, che è stata istituita dalla Conferenza episcopale italiana nel 1989; la scelta di celebrare questa Giornata il 17 gennaio nasceva dal desiderio di affermare il profondo legame tra cammino ecumenico e conoscenza del popolo ebraico, secondo quanto emerso nei lavori del Concilio Vaticano II e poi affermatosi nella prima recezione del concilio andando ben oltre il testo della dichiarazione “Nostra aetate” sulle religioni non-cristiane. Quest’anno viene proposto alla riflessione di tutti i cristiani in Italia, non solo i cattolici, il libro di Ester per proseguire la strada di una conoscenza del testo biblico, pur tra prospettive diverse, che sappia aiutare cristiani e ebrei a diventare sempre più amici, rimuovendo pregiudizi e paure.

(*) direttore del Centro Studi ecumenici San Bernardino-Venezia

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