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Uno spazio nel cuore di Gesù - XXXIV DOMENICA DEL T.O. - CRISTO RE DELL’UNIVERSO

La preghiera del ladrone crocifisso accanto a Gesù

Uno spazio nel cuore di Gesù - XXXIV DOMENICA DEL T.O. - CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Accanto a Gesù sono crocifissi due “ladroni”, forse due “zeloti”, cioè dei terroristi che perseguono la lotta armata contro il dominio straniero. Il primo dei due “bestemmia”, insulta Gesù, perché non può accettare che quel Messia che lui attende e per il quale lotta, sia uno sconfitto, uno che muore in croce e non salva se stesso e loro.

La fiducia che trasforma
Di fronte allo scherno di costui, Gesù non interviene, ma interviene l’altro crocifisso, che confessa senza attenuanti la propria colpa e riconosce l’innocenza del loro compagno di supplizio. In modo sorprendente, si affida a lui: “Gesù, ricordati di me”. Che cosa può essere avvenuto in quell’uomo per assumere un atteggiamento così fiducioso? Perché lui perviene alla fede in Gesù, mentre l’altro no? Nulla ci è detto e nulla possiamo dire. È il mistero della libertà dell’uomo, che occorre sempre ricordare, ma che non si può scandagliare, se non ciascuno all’interno di se stesso...
Chi è stato quell’uomo? Noi non ne sappiamo nulla, ma lui stesso ammette di non essere innocente. Come è nata, allora, la fiducia del ladrone in Gesù? Scrive il cardinal Journet: “Già da un po’ di tempo la presenza silenziosa di Gesù agiva su quest’uomo. Nel momento in cui li avevano fatti camminare tutti e tre verso il calvario, il suo sguardo si era rivolto verso i suoi due compagni. La dignità di Gesù lo aveva colpito…”. Il ladrone sa che Gesù è condannato perché si è proclamato “re”, e conosce la reazione ironica e sprezzante delle persone. Eppure, lui dà credito a quel re folle, avverte che in lui c’è qualcosa che lo supera infinitamente.

Ricordati di me
Nel momento in cui il ladrone sta andando verso la sua fine, sperimentando l’abbandono totale degli uomini e anche di Dio (perché tale è il segno della morte per crocifissione), avverte in sé il nascere di una fiducia: quell’uomo che va alla morte senza rancore, è l’unico che non lo abbandonerà. È veramente il “re” che da sempre il popolo ebraico attendeva, come colui che si sarebbe preso cura dei più poveri. La nostra paura più grande, infatti, è quella di essere “dimenticati”. “Ri-cordare” significa “rimettere dentro il cuore”. Il ladrone sulla via del calvario apre gli occhi su questa presenza che lo accoglie nel proprio cuore con infinita misericordia. Gesù gli appare come colui che gli farà spazio nel suo cuore.

Il nome che salva
Il ladrone è preso da uno stupore fiducioso: quel suo compagno, disgraziato come lui, è però così buono! Non può essere uno come tutti, e per di più porta un nome che è tutto un programma: “Dio salva”. È da notare che, per la prima volta nei Vangeli, una persona si rivolge a Gesù chiamandolo con il solo nome di “Gesù”, senza altre qualifiche. È un condannato a morte, reo confesso, che sa assumere un atteggiamento così cordiale e affettuoso nei confronti di Gesù.
Quell’invocazione: “Gesù”, esprime una relazione profonda di fiducia tra il ladrone e “il Re dei giudei”. Può sembrare piccola la fede del ladrone. Quante volte anche noi pensiamo che la nostra fede sia piccola, povera, invece Gesù ama anche la fede più piccola. La fede del ladrone è piccola come un seme, ma la risposta di Gesù è infinitamente più grande e va oltre ogni attesa: “Oggi con me sarai in paradiso!”. Il dono di Gesù è per l’oggi. La nostra piccola fede trova subito una risposta, perché ci fa gustare la gioia di Dio nel momento stesso in cui la viviamo.
“Con me sarai in paradiso”. La comunione con Gesù risorto è il senso della nostra vita, preordinata da sempre a questo traguardo finale. Essere con Gesù è il “paradiso”. La fiduciosa relazione con Gesù ci fa vivere il paradiso già quaggiù.

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