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Uno stile di vita che ci riguarda - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Al centro le virtù dell’umiltà e della gratuità totale

Uno stile di vita che ci riguarda - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La liturgia di questa domenica mette al centro le virtù dell’umiltà e della gratuità totale: sono gli atteggiamenti vissuti in tutto e per tutto da Gesù.

Chi si umilia sarà esaltato

Un banchetto in casa di un capo dei farisei è l’occasione per una guarigione in giorno di sabato (Lc 14,1-6) e per due insegnamenti che illustrano la “logica” del Regno di Dio. (Lc 14,7-11.12-14). Nella liturgia si tralascia la lettura della domanda provocatoria che Gesù rivolge ai presenti, di fronte ad un uomo idropico (segnato da accumulo di liquido sieroso che provoca un gonfiore invalidante): Gesù chiede se sia “lecito” guarire in giorno di sabato, ma non riceve alcuna risposta; perciò agisce secondo il suo modo di interpretare il “sabato”: è il giorno del Signore, nel quale ci si ferma dal lavoro per riconoscere che Dio è il creatore e il protagonista della storia; ma se si tratta della vita di una persona, non c’è dubbio che il riconoscimento del creatore si realizzi nella cura della sua creatura bisognosa.

Si leggono, invece, i due insegnamenti successivi, per i quali l’evangelista non riporta alcuna risposta dei presenti, tanto che si fatica a capire se l’ospite viva la stessa ostilità che scribi e farisei avevano iniziato a manifestare in occasione di un altro pranzo presso un fariseo (cf. Lc 11,37-54): sembra che Luca, tralasciando la reazione degli astanti, voglia interpellare quelle dei lettori.

Invita chi non ha da ricambiarti

Il primo insegnamento, ispirato dall’atteggiamento di alcuni degli invitati che cercavano di ottenere i primi posti, sembrerebbe una semplice indicazione di “buona educazione”, che forse occorrerebbe riscoprire (Lc 14,7-11): quando sei invitato, cerca di scegliere sempre l’ultimo posto, in modo che, eventualmente, sia il padrone di casa a darti onore, invitandoti a prendere posto più avanti. Una norma di prudenza che può far evitare brutte figure.

Il secondo, invece, relativo al criterio con cui scegliere gli invitati per le proprie feste (Lc 14,12-14), non appare per niente logico: perché si dovrebbero invitare i poveri, gli ammalati e i bisognosi in un’occasione di festa, quando c’è l’opportunità di stare con i propri parenti e amici? E perché non invitare quelli del proprio “livello” sociale? Non viene forse considerato un onore poter invitare persone importanti alle proprie feste? È evidente che Gesù sta qui proponendo uno stile di vita che non riguarda solamente pranzi e cene di festa: qualsiasi cosa tu faccia a una persona ricca, o a una persona della tua parentela, ha una buona probabilità di venire ricambiata; nella logica del Regno, invece, conta veramente solo ciò che non ha alcuna possibilità di ricompensa su questa terra (in forma di invito ricambiato, o di riconoscimento pubblico), ma è improntato alla totale gratuità.

Quanto più sei grande, tanto più fatti umile

Anche il primo insegnamento, però, relativo ai primi posti, non può avere solamente una valenza di “buon senso”: indica piuttosto lo stile di Gesù e, quindi, di chi vuol essere suo discepolo. Anche il libro del Siracide, nella prima lettura, sottolinea l’importanza della mitezza e dell’umiltà. Sarà maggiormente apprezzato un uomo mite che un uomo generoso; Dio rivela i suoi segreti solo agli umili, perché solo in loro può manifestare la sua grandezza: perciò è importante mantenere l’umiltà, soprattutto quando aumentano le responsabilità e il riconoscimento pubblico. Chi è chiamato a guidare altri, come i genitori, i formatori, i responsabili delle comunità (cristiane e civili), difficilmente potrà riconoscere i “segreti di Dio”, ossia i suoi disegni sulla storia, per discernere in quale direzione orientare la vita propria e quella delle persone a lui affidate, se non manterrà l’atteggiamento dell’umile consapevolezza di sé e del proprio essere non del tutto adeguato al compito che gli è affidato. Un’ultima suggestione viene offerta dal saggio Siracide: la saggezza nasce e si sviluppa a partire dalla capacità di ascolto e da un cuore che continui a meditare le “parabole”, ossia gli insegnamenti del Signore, nei quali si può accogliere come proprio il suo stile (cf. Lc 14,7).

Si consiglia di leggere il brano di Lc 14,15-24, il terzo racconto parabolico ispirato al banchetto, nel quale Gesù annuncia in maniera esplicita che quanto proposto ai suoi interlocutori è ciò che Dio sta facendo mediante il suo Figlio: offre spazio di accoglienza a tutti coloro che sembrano meno degni e che mai potrebbero pensare di essere invitati alla sua festa.

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