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VERSO LA GIORNATA DEL SEMINARIO/1 Una comunità in riva al fiume

La decisione di collocare la Comunità Vocazionale a Cendon parte da lontano, frutto di un’esperienza di ascolto e di condivisione di vita con i giovani. 

Parole chiave: comunità vocazionale (7), seminario (94), vocazioni (19), cendon (10)
VERSO LA GIORNATA DEL SEMINARIO/1 Una comunità in riva al fiume

Quando penso alla scelta maturata dal Vescovo e dal Rettore del Seminario di trasferire la Comunità Vocazionale negli ambienti della canonica di Cendon di Silea il mio pensiero va a don Pierluigi Guidolin, un fratello che con pazienza mi ha introdotto all’arte del discernimento vocazionale. Desiderio di mettersi in ascolto dei giovani. Negli anni in cui ho condiviso con don Pierluigi il mio servizio come animatore vocazionale, in più occasioni ci siamo chiesti come poter favorire e rendere autentico il discernimento della vocazione per un giovane che si lascia interpellare dal Signore. Ciò che animava il nostro confronto non era la volontà di cambiare “per il cambiamento”, e neppure la ricerca di rispondere alle singole urgenze, dovute ad alcune uscite di giovani dal Seminario, piuttosto il desiderio di mettersi in ascolto delle istanze interiori che i giovani, che incontravamo nei nostri colloqui, manifestavano a noi educatori. Le soluzioni ipotizzate erano le più diverse: rimanere negli attuali ambienti del Seminario, costituire un’unica Comunità Vocazionale tra la Diocesi di Treviso e la Diocesi di Vittorio Veneto, collocare la Comunità Vocazionale all’interno di un ambiente parrocchiale. Notavamo che se in passato (fino a dieci anni fa) entrare in Comunità Vocazionale per un giovane era una scelta tendenzialmente definitiva e orientata al ministero ordinato, negli ultimi anni non era più così. Per cui la decisione di collocare la Comunità Vocazionale a Cendon parte da lontano, frutto di un’esperienza di ascolto e di condivisione di vita con i giovani. Con ciò, senza dimenticare che le norme sulla formazione nei Seminari prevedono che la «Comunità Propedeutica» sia autonoma dal Seminario Maggiore, con spazi, tempo e figure educative proprie.Un tempo per accompagnare al discernimento vocazionale. In questi ultimi anni si fa un gran parlare sul significato del Seminario come luogo di formazione per i futuri presbiteri. Senza entrare all’interno di questo fecondo dibattito, mi pare di poter individuare per l’oggi tre punti nevralgici per offrire ai giovani un’esperienza di accompagnamento in vista del discernimento vocazionale.Un’esperienza prolungata di vita fraterna. L’anelito alla fraternità è una delle istanze che emerge quando si vive con i giovani (basti pensare all’esperienza anche della Comunità giovanile), i quali sono attratti da un ambiente comunitario dove potersi confrontare con dei coetanei e con figure adulte nella fede, nel quale potersi raccontare e dove sperimentare la bellezza di amicizie sincere e profonde. Oggi è impensabile vivere il discernimento in modo individuale e senza una «destinazione comunitaria», solo con la guida spirituale e un responsabile della formazione, e questo perché la nostra identità è relazionale e la verità di una persona emerge in modo singolare all’interno di una vita fraterna che favorisca e stimoli le relazioni tra pari. Un’offerta di spiritualità che introduca alla vita cristiana. Come ricorda il documento finale del Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, per un giovane «la vita di Gesù rimane anche oggi profondamente attrattiva e ispirante». Il giovane che si lascia provocare dagli appelli del Signore ha bisogno di un periodo prolungato per stare con il Signore: mettersi sotto il suo sguardo d’amore per avviare una possibile relazione nella quale dare del Tu a Dio, e nella quale rileggere la propria storia personale. Un tempo adeguato per conoscersi, per entrare in se stesso, per apprendere la grammatica degli affetti e dare un nome ai propri desideri, sentimenti e pensieri.Una proposta di servizio di carità pastorale. Diventa sempre più indispensabile, nel contesto attuale, introdurre i giovani ad una seria proposta di carità pastorale con la quale verificare la disponibilità a fare della propria vita un dono per i fratelli. Un aspetto interessante, oggi realizzato solo in parte con l’iniziativa Siloe, è che i giovani vivano l’esperienza pastorale insieme tra loro.La Comunità a Cendon. Individuati i punti focali che motivano la necessità di un discernimento vocazionale vissuto in un ambiente comunitario, ci sono delle condizioni pratiche per realizzare questo «tempo destinato alla maturazione della vita cristiana adulta», che la scelta di trasferire la Comunità vocazionale all’interno di una canonica in parte cerca di concretizzare.Anzitutto, costituire un ambiente di vita fraterna autonomo dalla Comunità del Seminario maggiore, che permetta una maggiore libertà nella scelta di entrare e nel concludere il cammino vocazionale nel caso si comprenda che la chiamata è diversa da quella del ministero ordinato. In secondo luogo, vivere in ambienti più familiari, diversi dal grande istituto o “college”, dove potersi sperimentare nel cucinare i pasti (la cena la preparano i giovani), nella gestione economica della casa, educandoci all’utilizzo dei soldi e più in generale nel governare tutto l’ambiente comunitario.Inoltre, vivere in una canonica permette di instaurare un contatto, anche se per ora limitato, con una Comunità parrocchiale (per quest’anno si celebra una sera alla settimana la messa e i vespri con la Comunità nella chiesa parrocchiale).Infine, si desidera favorire la permanenza temporanea di qualche giovane che vuole fermarsi per un tempo limitato in Comunità Vocazionale e condividere la vita fraterna con gli altri giovani.Con queste motivazioni da tre settimane abbiamo iniziato a vivere a Cendon, fiduciosi che il Signore ci accompagnerà, in comunione con il cammino della Chiesa diocesana, sulle vie da Lui pensate per noi. 

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