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VIVERE LA SETTIMANA SANTA. La Passione dipinta

C’è a Treviso un luogo tanto suggestivo, quanto sconosciuto, dove possiamo lasciarci accompagnare dall’arte nel vivere i giorni della Settimana Santa: è la cosiddetta cappella del Battistero nella chiesa della “Madonna Granda”. 

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VIVERE LA SETTIMANA SANTA. La Passione dipinta

C’è a Treviso un luogo tanto suggestivo, quanto sconosciuto, dove possiamo lasciarci accompagnare dall’arte nel vivere i giorni della Settimana Santa: è la cosiddetta cappella del Battistero nella chiesa della “Madonna Granda”. La cappella si trova nella navata sinistra della chiesa, dietro l’altare su cui è posta la miracolosa immagine della Madonna, ed era stata commissionata, nel marzo del 1540, al pittore Ludovico Fiumicelli dal nobile Francesco Greco, quale cappella funeraria personale e della famiglia. Vi si accede attraverso due piccole porte che fiancheggiano il tempietto che circonda e protegge l’immagine di Maria. Per quanto normalmente queste porte siano aperte, i visitatori e anche i devoti, che frequentano quella chiesa, rischiano di non entrare mai in questo luogo, pensando, forse, che conducano semplicemente ad un ambiente di servizio. Appena entrati, invece, ci si ritrova in uno spazio semicircolare completamente affrescato con scene della vita di Gesù. È vero, probabilmente sarebbe necessario un buon restauro, sia degli affreschi che della cappella stessa, ma ciò non toglie il fascino di questo luogo, ed è vero anche che l’autore non è uno di quei nomi che tutti conoscono, che attirano le visite e fanno sì che un posto sia pubblicizzato, ma la sua opera non è certamente priva di fascino, tanto più che questa è una delle rare cappelle completamente affrescate presenti nella nostra diocesi.

Contemporanei agli eventi. I soggetti dei dipinti raccontano la vita di Cristo, varie lunette, nella parte superiore del locale, sono dedicate ad episodi dei Vangeli dell’infanzia, ma ciò che cattura l’attenzione è soprattutto la grande parete curva in cui gli affreschi, che si trovano proprio all’altezza del nostro sguardo, sembrano quasi portarci dentro agli episodi descritti, rendendoci contemporanei agli eventi della Passione di Gesù. È singolare come la narrazione pittorica parta dall’episodio della resurrezione di Lazzaro, inserito nel racconto, come una sorta di preludio della croce. Nella liturgia orientale, la Grande Settimana, la Settimana Santa parte proprio con il sabato di Lazzaro, ed è bello ritrovare anche in questo un legame con l’oriente cristiano, per noi occidentali, invece il brano della resurrezione di Lazzaro viene letto solo nell’anno A (come ad esempio quest’anno) la domenica che precede le Palme.

L’ultima Cena. Il solenne ingresso di Gesù a Gerusalemme è, infatti, il soggetto della scena successiva con il Signore a cavallo di un asino, seguito dai suoi discepoli mentre la gente stende alcuni mantelli e agita rami d’ulivo lungo la strada. La cappella è dominata dalla raffigurazione dell’ultima cena, che troneggia al centro della parete, occupando uno spazio doppio delle immagini precedenti. Gesù nel mezzo della tavola è attorniato dagli apostoli, alcuni discutono tra loro altri sono assorti nei loro pensieri ciò suggerisce che il Signore abbia appena rivelato che sarà tradito da uno di loro, e mentre Giovanni reclina il capo sul petto del Maestro, in un gesto di profonda intimità, nel piatto di fronte a lui si incontrano le mani di Gesù e di Giuda, segno atto ad indicare il traditore ma anche a dire la particolare amicizia del Signore anche verso questo discepolo.

Nel Getsemani. Oppressi dal sonno, Pietro, Giacomo e Giovanni, dormono mentre Gesù prega durante l’agonia del Getsemani, è questo il soggetto del riquadro successivo, mentre l’ultima scena è dedicata al processo di fronte a Pilato, dove il governatore romano si lava vistosamente le mani di fronte ad un Gesù legato e trascinato al suo cospetto da un gruppo di soldati. Dal testamento di Francesco Greco, sappiamo inoltre che sull’altare era stata posta una pala raffigurante la Pietà, oggi perduta, probabilmente eseguita dallo stesso Fiumicelli, che, in questo modo, completava il ciclo dedicato alla Passione, al suo posto ora troviamo un crocifisso ligneo.

Crocifissione e risurrezione. Pasqua, significa anche passaggio, e la croce di Gesù da strumento di morte e diventata passaggio verso la Vita: ce lo ricorda, in questa cappella, la lunetta posta sopra il Crocefisso con l’affresco della Resurrezione. Il Risorto esce trionfante dalla tomba, recando il vessillo della vittoria, ergendosi in volo sopra le guardie, alcune impaurite, un’altra ancora addormentata. Anche i vangeli ci ricordano questo strano paradosso: gli unici potenziali testimoni di quell’evento così straordinario, che è la resurrezione di Gesù, dormono non accorgendosi di nulla.

Pentecoste. Un ultimo sguardo lo possiamo rivolgere alla cupola: lì è affrescata la colomba dello Spirito Santo circondata da cherubini, il cammino della Pasqua termina con il dono dello Spirito a Pentecoste, Spirito che ci sostiene nel vivere e comprendere il mistero racchiuso nell’esistenza di Gesù. Quando potremo tornare a passeggiare per Treviso, sarà bello andare alla scoperta degli angoli e dei luoghi meno conosciuti della nostra città, e, magari, entrando nella chiesa della “Madonna Granda”, dopo aver rivolto una preghiera a Maria, potremo addentrarci alla scoperta di questa cappella, ripensando a come il Signore ci abbia parlato anche durante questa Pasqua che siamo stati costretti a vivere in modo così anomalo.

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