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Vale la pena affidarsi a Gesù! - IV DOMENICA DI PASQUA

Davvero il buon Pastore conduce il suo gregge per strade sicure

Vale la pena affidarsi a Gesù! - IV DOMENICA DI PASQUA

Nella domenica del Buon Pastore si celebra la 56ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. “Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio” è il tema che Papa Francesco ha proposto nel messaggio inviato per questa occasione.
    
Nessuno le strapperà dalla mia mano
La fiducia nella promessa di Gesù è anche il cuore del vangelo proposto dalla liturgia domenicale. Il capitolo decimo di Giovanni mostra Gesù che, in occasione della festa autunnale delle Capanne (cf. Gv 7,2), si presenta mediante alcune immagini: il gregge, il recinto, la porta, il mercenario, il lupo che minaccia il gregge; e le singole pecore, ciascuna conosciuta “per nome” dal buon pastore (Gv 10,1-21). Il brano di questa domenica, pur essendo nello stesso capitolo, è caratterizzato da un cambiamento di data: “Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione” (Gv 10,22). Siamo ormai a dicembre, nel cuore dell’inverno; Gesù, interrogato dai Giudei, dice che le sue opere mostrano chiaramente che egli è il Cristo: però non è possibile credergli se non si fa parte delle sue pecore. Per spiegare questa affermazione riprende il linguaggio simbolico del pastore e del gregge.
Il primo versetto presenta tre verbi con due diversi protagonisti: le pecore “ascoltano” la voce del pastore e lo “seguono”; Gesù “conosce” le sue pecore (Gv 10,27). L’attenzione, che inizialmente sembra concentrata sulle caratteristiche delle pecore, si sposta presto su quelle del pastore. Non è difficile riconoscere le “sue pecore” da coloro che non lo sono, ma ciò che conta è comprendere per quale motivo valga la pena essere parte del suo gregge: perché Gesù offre la vita eterna e può garantire che le sue pecore non andranno perdute. Tale garanzia è attestata dal Padre, che le ha affidate al Figlio; essendo i due “una cosa sola”, è impossibile che qualcosa o qualcuno possa strapparle dalla loro mano: perciò vale la pena affidarsi a Gesù.
Pastore o agnello?
La visione di Giovanni di Patmos, riportata nel brano dell’Apocalisse proposto come Seconda lettura (Ap 7,9.14b-17), appare molto strana: l’Agnello è il pastore di una moltitudine immensa e la guida con sicurezza verso le fonti delle acque della vita (Ap 7,17). Normalmente gli agnellini seguono le madri sulla scia del gregge; ma è evidente che qui l’Agnello è Cristo immolato nella sua Pasqua: come aveva annunciato, egli ha dato “la propria vita per le pecore” (Gv 10,11). Solo chi ha offerto se stesso può essere un pastore adeguato e ha il diritto di sedere sul trono per esercitare la signoria.
Un secondo aspetto che colpisce il lettore è quella “moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”: essi sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e hanno lavato le proprie vesti con il sangue dell’agnello. Il segno che portano nelle loro mani, i rami di palma, nell’iconografia tradizionale indica normalmente coloro che hanno subito il martirio. Ma il testo – che certamente include anche coloro che sono stati uccisi a causa della propria fede – implica anche altre forme di testimonianza. Infatti, non dice semplicemente che “hanno lavato le loro vesti con il sangue” – cosa che avrebbe indubitabilmente fatto riferimento al martirio di sangue – ma che le hanno lavate “con il sangue dell’agnello”, ossia che hanno preso parte alla sua morte redentrice.
Pieni di gioia e di Spirito Santo
Ma prima di questo punto di arrivo della storia, il racconto di Atti degli Apostoli ci presenta l’azione dello Spirito del Risorto nella vita concreta della comunità cristiana. L’autore non si limita a informare riguardo ad alcune vicende, ma insegna anche a riconoscere la fedeltà di Dio alle promesse che ha fatto mediante la vita e gli insegnamenti di Cristo. In questa domenica si racconta un punto di svolta per la prima missione di Paolo e Barnaba. L’invio dei missionari era stato pensato da tutta la comunità in preghiera alla luce dello Spirito Santo (At 13,1-3); ma le cose non sono andate esattamente secondo il progetto dei missionari. Ad Antiochia di Pisidia, Paolo e Barnaba speravano di trovare accoglienza presso i giudei che si radunavano nella locale sinagoga e, invece, hanno trovato una fortissima opposizione. Proprio a causa di questa resistenza provano ad annunciare il Vangelo al di fuori dei propri schemi, rivolgendosi ai pagani. Forse mai avrebbero pensato di fare una cosa del genere: ma attraverso un loro apparente fallimento lo Spirito Santo ha aperto strade nuove e inattese. Davvero il buon Pastore conduce il suo gregge per strade sicure: chi si affida a lui sperimenta la gioia dello Spirito.

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