Chiesa
stampa

"Verità e sincerità con il prossimo"

Il Santo Padre ha visitato la parrocchia di San Tommaso Apostolo, nel quartiere dell’Infernetto, nella zona sud della diocesi di Roma.

Parole chiave: papa francesco (846), angelus (24)
Papa Francesco cede il zucchetto ad un bambino

“Ispirare il rapporto con il prossimo a verità e sincerità”. E' quanto ha suggerito, ieri pomeriggio, Papa Francesco, durante l’omelia pronunciata a braccio durante la Messa presieduta nella parrocchia di San Tommaso Apostolo, nel quartiere dell’Infernetto, nella zona sud della diocesi di Roma.

Il primo saluto di Papa Francesco è andato ai bambini di San Tommaso Apostolo. Ai piccoli parrocchiani il Santo Padre ha consegnato una ricetta infallibile per iniziare un cammino di fede fecondo. “Io vi dirò un segreto per amare Gesù. Sentite bene: per amare Gesù bisogna lasciarsi amare da Lui. Avete capito? E’ Lui che fa il lavoro, non noi! Lui ci ama per primo!”. E i piccoli, porgendo affettuosamente e simpaticamente la mano al Papa, gli hanno detto: “Sei nostro amico, battiamo il cinque!”. Poi l’incontro con i battezzati negli ultimi mesi e i genitori, gli anziani, gli ammalati, i sacerdoti e l’Associazione delle famiglie con figli disabili. Quindi, prima della Santa Messa, la confessione ad alcuni penitenti. Parlando a braccio nell’omelia il Santo Padre, prendendo spunto dal Vangelo domenicale di Matteo, ha evidenziato come i rapporti interpersonali soprattutto nell’ambiente ristretto del quartiere debbono essere ispirati al criterio della sincerità e della verità, una verità che viene direttamente dal nostro cuore: “Credo che ci farà bene, oggi, pensare non se la mia anima è pulita o sporca, ma pensare cosa c’è nel mio cuore, cosa ho dentro. Dirci la verità a noi stessi”. Ma non basta un generico interrogarsi, ha sottolineato il Papa, occorre andare profondamente ad chiedere al proprio cuore per scoprirne i reali sentimenti: “C’è amore? C’è odio? C’è un atteggiamento di perdono per quelli che mi hanno offeso, o c’è un atteggiamento di vendetta?”. Per Francesco, “dobbiamo domandarci, cosa c’è dentro, perché questo che è dentro viene fuori e fa il male, se è male; e se è buono, viene fuori e fa il bene”. E’ un percorso non facile, ha osservato il Pontefice, per fare il quale occorre la preghiera e l’intervento del Signore.

Anche in mattinata, affacciandosi per l'Angelus domenicale, papa Francesco aveva ripreso il vangelo domenicale: Commentando il passo del Vangelo nel quale si parla dell’atteggiamento di Gesù rispetto alla legge ebraica, il Pontefice ha ricordato che per Gesù il “compimento” della legge “richiede una giustizia superiore, una osservanza più autentica”. Ma che cosa significa questo “pieno compimento” della legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? “Gesù stesso - ha chiarito il Santo Padre - ci risponde con alcuni esempi. Gesù era pratico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire”. Inizia dal quinto comandamento del decalogo: “non uccidere”. “Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere - ha osservato Francesco -! Quando si dice di una persona che ha la lingua di serpente, cosa si vuol dire? Che le sue parole uccidono! Pertanto, non solo non bisogna attentare alla vita del prossimo, ma neppure riversare su di lui il veleno dell’ira e colpirlo con la calunnia. Neppure sparlare su di lui”. Ma non basta: “Arriviamo alle chiacchiere: le chiacchiere, pure, possono uccidere, perché uccidono la fama delle persone! È tanto brutto chiacchierare!”.

Fonte: Sir
"Verità e sincerità con il prossimo"
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento