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Verso le ordinazioni, il profilo dei nuovi sacerdoti/2 "Dono da condividere"

"L’ordinazione, l’essere prete è al servizio della gente, di ogni uomo e donna che incontrerò", scrive don Riccardo De Biasi, 27 anni, originario della comunità di Spercenigo.

Parole chiave: don riccardo de biasi (1), ordinazioni (33), sacerdoti (64), spercenigo (5)
Verso le ordinazioni, il profilo dei nuovi sacerdoti/2 "Dono da condividere"

In questi giorni molte persone mi stanno chiedendo che cosa provo, se sono pronto. Devo dire che sono un po’ in imbarazzo a rispondere a queste domande perché trovo in me sentimenti tra i più diversi e anche perché, da un lato, ciò che accadrà il 25 maggio riguarda la mia vita. Indubbiamente l’ordinazione, l’essere prete è al servizio della gente, di ogni uomo e donna che incontrerò. Ma mi piace sottolineare anche quest’altro aspetto, che cioè il diventare prete è un dono che il Signore fa alla mia vita, per renderla più piena e gustosa. Per farmi sentire amato e voluto bene da Lui. Un dono, un regalo tuttavia, non può essere tenuto dentro una scatola ma va condiviso. Ecco perché esso diventa anche servizio e dono per gli altri. Ad un certo punto del rito di ordinazione c’è, da parte del Vescovo, la consegna del pane e del vino nelle mani dell’ordinando con queste parole: “Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero di Cristo Signore”. Sono parole che mi hanno sempre colpito per ciò che trasmettono, per la loro forza, serietà e soprattutto per l’impegno che richiedono nel metterle in pratica. Se da un lato infatti sono un augurio ad assomigliare sempre più al Signore, dall’altro queste parole richiedono che il prete metta veramente in gioco tutto se stesso, tutte le sue energie, le sue forze, i desideri. Certamente dopo tanti anni di seminario uno dovrebbe considerarsi pronto, preparato, ma devo rispondere con molta tranquillità che non è così. Perché quello che riceveremo il 25 maggio è un dono, non una conquista, il diventare sacerdote è la fine di un percorso e l’inizio di una nuova avventura tutta da scoprire. Si apre una strada nuova che certamente sarà caratterizzata da fatiche, resistenze ma credo anche da gioie e soddisfazioni. Ciò che sicuramente non smetterà mai di venir meno sarà la presenza e la fedeltà da parte del Signore che in questi anni non è mai mancata. Presenza che ha il suo apice nell’Eucarestia, che come preti saremo chiamati a celebrare per il popolo di Dio e per noi stessi. Per trarre forza ed energia per il nostro ministero ma soprattutto per ricordarci che l’unico e vero salvatore alla fine è il Signore.

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