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Via Crucis a San Pietro: nelle meditazioni e nei disegni dei bambini gli echi della pandemia

Oltre alle piccole e grandi croci quotidiane, quelle che solo Gesù conosce e può aiutare a portare, in primo piano nella Via Crucis, scritta da bambini e ragazzi del Gruppo scout Agesci “Foligno 1” (Umbria) e della parrocchia romana Santi Martiri di Uganda, il vissuto inedito, quello che fa più paura a grandi e piccini: la pandemia.

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Via Crucis a San Pietro: nelle meditazioni e nei disegni dei bambini gli echi della pandemia

Le meditazioni e i disegni di alcuni bambini e ragazzi, tra i 3 e i 19 anni, hanno scandito il tradizionale rito del Venerdì Santo, che si è svolta per il secondo anno consecutivo in piazza San Pietro, a causa della pandemia, sotto lo sguardo di Papa Francesco, che presiede la Via Crucis dalla sua postazione al centro del sagrato.

I ragazzi hanno scelto di cominciare dando del “tu” a Gesù, l’unico veramente in grado di capire le loro piccole eppur grandi croci quotidiane: “Tu sai che anche noi bambini abbiamo delle croci, che non sono né più leggere né più pesanti di quelle dei grandi, ma sono delle vere e proprie croci, che sentiamo pesanti anche di notte. E solo Tu lo sai e le prendi sul serio. Solo Tu. Solo Tu sai quanto è difficile per me imparare a non aver paura del buio e della solitudine. Solo Tu sai quanto è difficile non riuscire a trattenermi e risvegliarmi ogni mattina tutto bagnato. Solo Tu sai quanto è difficile non riuscire a parlare bene come gli altri, a pensare svelto e a fare i conti giusti. Solo Tu sai quanto è difficile vedere i miei genitori litigare e sbattere forte la porta e non parlarsi per giorni. Solo Tu sai quanto è difficile essere preso in giro dagli altri e accorgersi di venire escluso dalle feste. Solo Tu sai che significa essere povero e dover rinunciare a quello che hanno i miei amici. Solo Tu sai quanto è difficile liberarsi da un segreto che mi fa tanto male e non sapere a chi dirlo per paura di essere tradito, accusato o non creduto. Caro buon Gesù, Tu sei stato bambino come me, anche Tu hai giocato e forse sei caduto e ti sei fatto male; anche Tu sei andato a scuola e forse qualche compito non è andato un gran che bene; anche Tu hai avuto una mamma e un papà e sai che qualche volta non ho molta voglia di obbedire quando mi dicono di fare i compiti, di portare via la spazzatura, di rifare il letto e di mettere a posto la cameretta; anche tu sei andato a catechismo e alla preghiera e sai che non sempre ci vado con tanta gioia. Caro mio buon Gesù, Tu sai soprattutto che nel mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, non hanno istruzione, sono sfruttati e costretti a fare la guerra. Aiutaci ogni giorno a portare le nostre croci come Tu hai portato la tua. Aiutaci a diventare sempre più buoni: ad essere come Tu ci vuoi. E ti ringrazio perché so che mi stai sempre vicino e che non mi abbandoni mai, soprattutto quando ho più paura, e perché hai mandato il mio Angelo Custode che ogni giorno mi protegge e illumina. Amen”.

Oltre alle piccole e grandi croci quotidiane, quelle che solo Gesù conosce e può aiutare a portare, in primo piano nella Via Crucis, scritta da bambini e ragazzi del Gruppo scout Agesci “Foligno 1” (Umbria) e della parrocchia romana Santi Martiri di Uganda, il vissuto inedito, quello che fa più paura a grandi e piccini: la pandemia. “Dall’ambulanza sono scesi uomini che somigliavano ad astronauti, coperti da tute, guanti, mascherine e visiera, hanno portato via il nonno che da qualche giorno fatica a respirare”, racconta il narratore a cui è stata affidata la XIII stazione: “È stata l’ultima volta che ho visto il nonno, è morto pochi giorni dopo in ospedale, immagino soffrendo anche per la solitudine. Non ho potuto stargli vicino fisicamente, dirgli addio ed essergli di conforto. Ho pregato per lui ogni giorno, così ho potuto accompagnarlo in questo suo ultimo viaggio terreno”. “Nell’ultimo anno con la famiglia – l’eco di una bambina a commento della IX stazione – non abbiamo più fatto visita ai nonni; i mei genitori dicono che è pericoloso, poteremo farli ammalare di Covid. Mi mancano! Così come mi mancano le amiche della pallavolo e gli scout. Spesso mi sento sola. Anche la scuola è chiusa, prima a volte ci andavo mal volentieri, ma ora vorrei solo tornare in classe per rivedere i compagni e le maestre”.

Fonte: Sir
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