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Vocazioni: un inciampo d'amore

Molti giovani alla veglia con l’invio missionario in Ciad di don Riccardo De Biasi. L'esperienza di "inciampare" nell'amore di Dio fa vivere la vita in pienezza, come risposta a una chiamata, ha detto il Vescovo nella sua omelia

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Vocazioni: un inciampo d'amore

“Prima o poi, nella vita, ciascuno di noi inciampa nell’amore di Dio. Attraverso una persona, una parola, una comunità, un momento di silenzio, una gioia, un dolore. E viene catturato e assorbito dal cerchio di questo amore, il comandamento di cui parla Gesù: «Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando»”: un’esperienza, quella descritta dal vescovo Michele nella veglia diocesana per le vocazioni, che espande la vita, fino ad assumere le dimensioni stesse dell’amore, che sono le dimensioni di Dio, un’esperienza che fa “esplodere” la vita e permette di viverla in pienezza come risposta a una chiamata. Organizzata dal Centro diocesano vocazioni e dall’ufficio di Pastorale giovanile, la veglia nella chiesa di S. Francesco a Treviso, ha riunito, sabato 21 maggio molti giovani per un momento di preghiera, di condivisione, e per accompagnare don Riccardo De Biasi che ha ricevuto dal Vescovo il mandato missionario come sacerdote “fidei donum” per la nostra missione diocesana di Fianga, nella diocesi di Pala, in Ciad.

E proprio il nuovo vescovo di Pala, Dominique Tinoudji, era presente alla veglia, a portare il suo saluto e il suo grazie per il dono di don Riccardo, in questa cooperazione missionaria tra Chiese sorelle che si rinnova, nata molti anni fa grazie all’impegno del vescovo Paolo Magnani e dell’allora vescovo di Pala Jean-Claude Bouchard, e confermata dai pastori di oggi: “Sono qui per testimoniare la bellezza e la grandezza di questa cooperazione. Riccardo non è solo, dietro a lui e alla sua scelta c’è la fede di tutta la comunità diocesana che lo sostiene. E lì non arriva nel deserto, ma in una realtà viva, dove troverà degli amici, una comunità di fede come questa. Le fatiche ci saranno, ma con la forza dello Spirito Santo si possono superare e si può vivere davvero la gioia del Vangelo. La vocazione è ancora possibile, la missione è ancora possibile” ha detto con forza il vescovo Dominique.

E a testimoniarlo sono state sorella Beatrice Carraro, delle Discepole del Vangelo, che ha condiviso la sua esperienza di fraternità universale sui passi di san Charles de Foucauld, e suor Anna Vanzin, delle Suore Maestre di Santa Dorotea - Figlie dei Sacri Cuori di Vicenza, che ha ripercorso le tappe della sua storia vocazionale arricchita dall’esperienza spirituale di santa Bertilla Boscardin. Due storie, due giovani donne che sono “inciampate” nell’amore di Dio e hanno fatto esperienza di quel “cerchio virtuoso” - come lo ha chiamato il vescovo Michele - che è il respiro stesso della vita, perché hanno accolto lo sguardo di Dio su di loro. “Quando inizi ad amare, inizi a servire, e questo significa impegnarsi per la giustizia, per la verità e per la pace - ha sottolineato mons. Tomasi -. Può essere impegnativo, ma è ciò che ti permette di dire che la tua vita è la risposta a una chiamata, ha un senso”.

La frase scelta per la 59ª giornata mondiale di preghiera per le vocazioni è “Fare la storia”, un’espressione dell’enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco. “Il Papa indica la solidarietà come un modo di «fare la storia». La vocazione - ha aggiunto il Vescovo - è pensare e agire in termini di comunità, accettare di lasciar trasformare la propria vita dall’amore di Dio, affinché la nostra vita diventi una trasformazione delle strutture di questo mondo, di relazioni malate in relazioni sane, di relazioni di egoismo in relazioni di bene comune. E’ la vocazione della Chiesa oggi: mostrare al mondo che siamo fatti per la comunità, per la comunione, per accoglierci e integrarci gli uni gli altri, e questo si trasforma in risposte comunitarie, all’interno delle quali le risposte delle persone splendono come lampade, fonte di bene”.

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