Cultura e Spettacoli
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Capitale italiana della cultura: Treviso ci scommette e guarda oltre

Presentato oggi alla stampa al museo Bailo il Dossier che candida Treviso a capitale della cultura 2020. Domani la scelta delle dieci città finaliste. "Treviso is open" lo slogan che riassume lo spirito di apertura e di confronto sotteso al progetto

Capitale italiana della cultura: Treviso ci scommette e guarda oltre

Si riunirà domani la Commissione che deciderà le dieci città finaliste che si contenderanno il titolo di Capitale italiana della cultura 2020. Treviso, quindi, saprà se potrà sperare ancora, fino alla fine di gennaio, quando ci sarà la scelta definitiva. Questa mattina, al museo Bailo, la candidatura è stata presentata alla stampa. Presenti, insieme al sindaco Giovanni Manildo, l'assessore ai beni culturali Luciano Franchin, Patrizio Bof di Infinite Area che ha curato il progetto, Giancarlo Ianniccelli, delegato del presidente della Provincia Stefano Marcon, il presidente del comitato scientifico Marco Tamaro, i rappresentanti del Comitato promotore, del Comitato scientifico e del Comitato organizzatore della candidatura, oltre ai rappresentanti della associazioni culturali della Città di Treviso. Il presidente della Regione Luca Zaia ha inviato una lettera di apprezzamento per il lavoro svolto a favore della candidatura.

"È un giorno speciale - ha detto il primo cittadino di Treviso Giovanni Manildo -. Oggi presentiamo il dossier con il quale Treviso si candida a diventare Capitale della Cultura nel 2020. All’attesa del risultato di domani partecipano con noi tutte le associazioni, le fondazioni, i comitati che hanno dato vita al dossier. Un documento che è un vero progetto per la città e per l’intero territorio. Non a caso lo slogan con il quale ci siamo candidati parla proprio di "Cultura oltre le Mura". Ci siamo candidati per vincere, certo: ma ciò che conta di più è il progetto che presentiamo. Un progetto di crescita e sviluppo per Treviso condiviso con le associazioni che vogliamo provare a perseguire". Treviso, dunque, ci crede e scommette, ma guarda anche oltre l'iniziativa "Capitale della cultura", perché ciò che conta è il lavoro fatto in questi mesi, come hanno sottolineato Manildo e Franchin, coinvolgendo tutti gli enti, le istituzioni e le associazioni culturali della città. Un lavoro che non andrà perduto se Treviso non dovesse vincere, ma che anzi rappresenta una sorta di programma condiviso per la cultura che potrebbe andare anche oltre questa Amministrazione.
"E' stato un lavoro intenso e faticoso quello che abbiamo dovuto affrontare per l'elaborazione del dossier - ha detto l'assessore ai beni culturali Luciano Franchin -. Il 10 novembre abbiamo convocato le associazioni, oggi la conferenza stampa di presentazione, domani sapremo i risultati. Abbiamo presentato il dossier per vincere, ma la sua costruzione è prima di tutto un impegno che ci prendiamo, indipendentemente dal risultato. Che sia questa amministrazione o un’altra a guidare la città ci ritroveremo un libro di 60 pagine condiviso con 70 associazioni, le fondazioni e i soggetti che si occupano non solo della cultura, ma della crescita e dello sviluppo di Treviso. Il nostro impegno è dunque quello di dare corso a questo progetto". E il milione di euro in palio per la città che si aggiudicherà il titolo sarebbe un bell'aiuto.

Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche e presidente del Comitato scientifico, ha sottolineato che la forza della candidatura di Treviso risiede nella volontà di mettere a sistema la ricchezza culturale e artistica di Treviso, che comprende anche il grande patrimonio dei beni culturali della diocesi. "Dei beni culturali non si devono occupare soltanto gli enti preposti alla loro tutela - ha sottolineato Tamaro - ma è tutta la società civile che deve farsene carico. Tutta la città deve prendersi cura di realtà straordinarie, come la chiesetta di Santa Lucia, perché sono un bene collettivo".

"Treviso is open" è lo slogan che è stato presentato insieme al logo, perché guarda oltre le proprie bellissime mura, è stato ribadito, anzi, usa le mura per salire in alto e gettare lontano lo sguardo, per andare oltre le diversità, o meglio, per valorizzarle oltre i propri confini, rafforzando proprio nell'apertura, nel confronto e nella contaminazione, l'identità e il legame comunitario, come suggerisce il gioco attorno alle parole latine "limes" e "limen", usate nella presentazione insieme allo slogan in inglese: antico e moderno, radici e sguardo al futuro, per costruire la città di domani.

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