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"Così abbiamo aperto la nostra casa". L'accoglienza della famiglia Calò raccontata da mamma Nicoletta

“A casa nostra. I nuovi ragazzi della famiglia Calò (prefazione di Alex Zanotelli, pp. 144, euro 15,00), uscito per Editrice missionaria italiana" sarà presentato giovedì 2 maggio alle 18 nella chiesa di San Gregorio, a Treviso, su iniziativa della libreria Paoline.

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"Così abbiamo aperto la nostra casa". L'accoglienza della famiglia Calò raccontata da mamma Nicoletta

“Basta, stanno morendo tutti, non si può continuare così, dobbiamo fare qualcosa. Non abbiamo niente... ma possiamo aprire la nostra casa”. E’ iniziata con questa risposta, sgorgata improvvisamente dal cuore, l’avventura della famiglia Calò, che nell’estate 2015 ha iniziato ad accogliere  6 richiedenti asilo africani nella propria casa di Camalò. Una storia ormai nota, raccontata da giornali e televisioni nazionali, in seguito alla quale papà Antonio Silvio Calò ha ricevuto il premio di “cittadino europeo dell’anno”.

Ma non c’è dubbio che mancava una lettura, del di dentro e allo stesso tempo materna, su questa esperienza. Il “vuoto” è stato colmato dal racconto di mamma Nicoletta Ferrara, che ha voluto raccontare quanto ha vissuto la sua famiglia in tre anni e mezzo nel libro “A casa nostra. I nuovi ragazzi della famiglia Calò (prefazione di Alex Zanotelli, pp. 144, euro 15,00), uscito per Editrice missionaria italiana. Il volume sarà presentato giovedì 2 maggio alle 18 nella chiesa di San Gregorio, a Treviso, su iniziativa della libreria Paoline. L’autrice dialogherà con il vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Francesca Gagno.

Ci sono molte cose in questo libro denso e al tempo stesso leggibilissimo, semplice e ricco: tanta quotidianità, vita vissuta, anzitutto; una generatività che porta la famiglia Calò ad aprire via via non solo le porte della sua casa, ma anche quelle del proprio cuore e della propria attenzione a una questione epocale; una lettura cristiana, proprio come risposta a una chiamata e dono della propria vita, di quanto accade. In filigrana, i limiti e le lentenzze di una politica di accoglienza che non ha saputo essere lungimirante.

Protagonisti del libro sono certo, i componenti della famiglia Calò: Antonio e Nicoletta, i figli Andrea, Giovanni, Elena e Francesco. E poi i sei ragazzi africani, tutti musulmani: Ibrahim e Tidjane, di 30 e 24 anni, entrambi della Guinea-Bissau; Sahiou e Mohamed, di 24 e 25 anni, del Gambia; Saeed, 18 anni, del Ghana e Siaka, 18 anni, della Costa d’Avorio. Nicoletta li chiama “figli”, loro la chiamano “mamma”.

Il libro racconta come la quotidianità della famiglia viene sconvolta – i figli da 4 diventano 10, gli spazi diventano troppo piccoli per tutti, lingue e sapori diversi iniziano a mescolarsi tra loro –. Uno sconvolgimento che, tuttavia, è accompagnato dalla gioia dello scambio quotidiano, dell’arricchimento che viene dall’incontro con l’altro. Convinta che la loro scelta si inserisca in un disegno più ampio, guidato dal Vangelo, Ferrara arriva ad accettare anche di aver perso parte della sua «vecchia» vita: “Certamente abbiamo rinunciato alle nostre cose, aprendo la casa. Ma lo abbiamo vissuto come un salto nella libertà”. Scrive ancora Nicoletta Ferrara: “Ecco: la nostra casa non è più nostra. È casa per chi non ha casa. E capire questo non è stato faticoso, ma gioioso. Ed è venuto da sé”.

Una storia “di amicizia e fraternità”, la chiama don Giovanni Kirschner nella premessa. E’ “Il miracolo delle relazioni umane”, scrive padre Alex Zanotelli nella prefazione.Come si accennava, il libro è anche una riflessione su quello che significa fare accoglienza oggi: da una parte le drammatiche storie dei sei ragazzi, la loro situazione di vita nei Paesi di partenza, il passaggio per l’inferno libico; dall’altra gli insulti ricevuti sui social network, la disapprovazione dei vicini, gli amici persi a causa di questa scelta tanto radicale e uno Stato che è molto spesso assente. “Ma non ci sentiamo degli eroi”, scrive Nicoletta Ferrara.

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