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Da Tiziano a Van Dyck: capolavori del ‘500

“Questa magnifica mostra - sottolineano i curatori - nel raccontare il Secolo d’oro della pittura veneta, diventa anche il racconto di una vitale passione. Quella del collezionista Giuseppe Alessandra per la grande arte”.

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Da Tiziano a Van Dyck: capolavori del ‘500

Trovarne. Privati appassionati cultori d’arte e collezionisti che prestino gratuitamente opere per dar vita a una esposizione che il pubblico possa ammirare.
E’ il caso dell’architetto Giuseppe Alessandra, nato nel 1936 a Mogliano Veneto, che, dal 1956, inizia a collezionare tesori che spaziano dall’arte medievale fino a opere di giovani artisti emergenti. Una passione che gli deriva dalla madre Margherita che lo educa anche attraverso la visita ai più importanti musei veneziani e non solo.
Il gusto di Alessandra si compone, oltre che con il contributo materno, anche grazie all’esplosione di vitalità artistica che si registra a Venezia a partire dagli anni ‘50 con esposizioni dedicate alla pittura veneta tra il ‘400 e il ‘700.
E’ lui stesso, durante la conferenza stampa, a raccontare la sua storia di collezionista, che conta oltre trecento opere.
Tra il 1956 e il 1959 Giuseppe Alessandra lavora al Comune di Venezia nella commissione per l’elaborazione del piano regolatore del centro storico e, in quella circostanza, conosce Pietro Zampetti, allora direttore alle Belle Arti del Comune, con il quale instaura una lunga frequentazione. Negli stessi anni conosce e avvicina importanti esponenti dell’arte veneta come Fiocco, Pallucchini, Longhi, Valcanover, Pignatti e Carli.
Grazie a queste frequentazioni accresce la propria passione per l’arte veneziana e veneta e sviluppa una vera e propria “mania” per il genere del ritratto, il più rappresentato nella sua raccolta, e quello presentato nella mostra trevigiana. E’ una storia di sguardi, sguardi “dei personaggi ritratti, degli artisti che li hanno dipinti, di Alessandra che li ha raccolti”.
E’ del 1956 l’acquisto dell’opera che dà il via alla sua esaltante esperienza di collezionista: il “San Giuseppe con Bambino”, attribuito a Sante Peranda da Giuseppe Fiocco. A quello ne seguirono tanti altri.
Cinquantasei sono i quadri che presterà per la mostra “Da Tiziano a van Dyck. Il volto del ‘500” che si aprirà a Ca’ dei Carraresi di Treviso il prossimo 26 settembre. Responsabile dell’organizzazione sarà Artika, diretta da Daniel Buso, curatore della mostra Ettore Merkel. La sede è messa a disposizione da Fondazione Cassamarca che, come ha ricordato il vicepresidente Gian Paolo Gobbo, ha investito 37 milioni e 161 mila euro in questi anni per le mostre.
Il Secolo d’oro della pittura veneta
Ca’ dei Carraresi, dopo Francis Bacon e Andy Warhol, ritorna quindi alla pittura tradizionale in un tuffo nel ‘500 con uno sguardo fino al ‘600. Infatti i dipinti qui scelti da Ettore Merkel per questa esposizione propongono un affascinante percorso che dal Rinascimento giunge al Manierismo fino a toccare il primo Barocco.
Si potrà ammirare l’evoluzione della pittura veneta, attraverso le grandi botteghe rinascimentali e manieriste, a partire dalla tradizione di Bellini e dalla rivoluzione di Giorgione. Accanto ai grandi maestri, vengono proposte opere della loro cerchia e bottega.
La mostra è suddivisa in sei sezioni: “La prima e la seconda, comprendono un nutrito corpus di opere finalizzato all’analisi della pittura veneta dalla fine del ‘400 alla fine del secolo successivo. Dalla bottega del Bellini all’ultimo Tiziano, questa parte della mostra analizza alcune fra le maggiori personalità del Rinascimento veneto come Giorgione, Tiziano e Tintoretto, le cui opere sono presentate accanto ai dipinti realizzati da artisti usciti dalle loro botteghe (come Sebastiano del Piombo, Palma il Giovane e Lodovico Pozzoserrato). Di Tiziano è presente, fra gli altri, il «Ritratto di Ottavio Farnese» (1545-46). Nella terza e quarta sezione si affrontano le vicende artistiche contemporanee in area lombarda e in Centro Italia. La quinta sezione guarda agli artisti d’Oltralpe le cui vicende hanno influenzato le arti figurative nel Nord Italia. In questa sezione trovano spazio il «Ritratto di Gentiluomo» di Hans von Aachen e la «Testa di Carattere» di Van Dyck. L’ultima parte della mostra ci porta dentro le vicende del Barocco”.
“Questa magnifica mostra - sottolineano i curatori - nel raccontare il Secolo d’oro della pittura veneta, diventa anche il racconto di una vitale passione. Quella di Giuseppe Alessandra per la grande arte”. Infatti, numerose opere di Alessandra vantano transiti o provenienze eccellenti, indice della qualità dei materiali raccolti. Nell’antica collezione del conte Algarotti-Corniani era registrato l’“Autoritratto” di Giulio Carpioni (autentico capolavoro in mostra ai Carraresi); nella collezione scozzese del IV duca di Sutherland si trovava la “Sacra Conversazione” di Giovanni e Bernardino da Asola; nella collezione Werner di Haarlem figurava il “Busto” di Carpaccio; mentre il “Sebastiano Venier” di Tintoretto (che prima era in casa Barbarigo a Venezia) proveniva dalla collezione di Italico Brass a Venezia. Dalla collezione Giovanni Testori proviene il “San Girolamo”, opera estrema di Tiziano Vecellio e così via.
La “generosità” di Giuseppe Alessandra nel prestare le opere ha già “arricchito” Villorba con sei opere lo scorso anno (una anche regalata),  e contribuirà con 40 opere in deposito gratuito al Comune a creare un museo al Brolo di Mogliano, la cui apertura è prevista per metà settembre. In contemporanea con questa esposizione che rimarrà aperta dal 26 settembre 2018 al 3 febbraio 2019.

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