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Esposto il quadro con la Cattedrale nelle sue forme romaniche

In Cattedrale, è possibile ammirare “la processione della scuola dell’Annunciata” di Francesco Dominici, restaurata dal capitolo della Cattedrale. La tela è pregevole e di grande qualità artistica, ma la sua importanza, però, sta soprattutto nel suo valore di documento storico.

Esposto il quadro con la Cattedrale nelle sue forme romaniche

L’opera, normalmente custodita nella sacrestia dei canonici, sarà esposta per alcuni mesi in chiesa, accanto all'altare della Madonna, per dare la possibilità a tutti di poterla ammirare. Anche se Francesco Dominici è un pittore quasi sconosciuto, di lui possediamo quest’unica opera, la tela è, tuttavia, pregevole e di grande qualità artistica, la sua importanza, però, sta soprattutto nel suo valore di documento storico: ci fa conoscere l’aspetto architettonico di piazza Duomo a fine cinquecento; ci permette di dare un volto ai protagonisti della vita cittadina di allora; e soprattutto è una testimonianza della fede e della devozione dei trevigiani di fronte alle vicende del loro tempo.
Nella tela del Dominici troviamo un’interessante veduta urbana dove riconosciamo l’imponente mole del campanile, sostanzialmente identico al suo aspetto attuale, mentre vediamo delle case non più esistenti addossate alla facciata e al fianco del Battistero (quelle dal lato del Cal Maggiore furono abbattute solo negli anni Trenta del secolo scorso). Vediamo la Cattedrale nelle sue forme romaniche, anche se non mancano gli interventi successivi come l’aggiunta di cappelle sul fianco o il pronao gotico (dove troviamo al centro i leoni stilofori oggi ai lati del pronao ottocentesco) e, soprattutto, quelli rinascimentali legati alla bottega dei Lombardo: la cupola, il rifacimento delle absidi con la realizzazione della cappella del Santissimo Sacramento e l’apertura dell’oculo centrale per dare luce alla chiesa.
Tra Cattedrale e Battistero si nota un cimitero delimitato da un muretto che racchiude l’area sacra, mentre sulla destra spunta la torre dell’antico palazzo vescovile. Un dettaglio molto significativo riguarda la croce astile che guida la processione: è quella trecentesca, conservata nel Museo diocesano, che ancora oggi viene usata nelle feste solenni. La processione diventa l’occasione  per un solenne ritratto di gruppo. Gli studi del Liberali ci restituiscono un nome a quasi tutti gli effigiati e inoltre descrivono con dovizia di particolari le loro vesti. Non mi fermo sulle singole persone, sulle autorità religiose e civili, ricordo solamente il vescovo Giorgio Corner (nella zona centrale del dipinto) Vescovo di Treviso che partecipò al Concilio di Trento e fu il primo promotore della riforma tridentina in Diocesi. Sul limite sinistro della processione c’è l’autoritratto del pittore sopra un  cippo che riporta la data di esecuzione del dipinto il 1571.
E’ proprio questa data che ci riporta al significato religioso di quest’opera: è per commemorare l’importante avvenimento della vittoria nella battaglia di Lepanto che viene commissionata la grande tela raffigurante la processione organizzata dalla scuola dell’Annunciata come ringraziamento alla Vergine. Papa Pio V aveva promosso una coalizione militare tra le potenze europee per bloccare l’espansionismo dell’impero ottomano, inoltre, aveva invitato tutta la cristianità ad affidarsi all’intercessione di Maria, attraverso la preghiera del Rosario, per chiedere alla Madonna il buon esito di questa impresa. La battaglia di Lepanto sarà lo snodo fondamentale del conflitto che porterà alla vittoria della Lega Santa, e verrà vista dai contemporanei come un evento quasi miracoloso, tanto che a ricordo dell’intercessione di Maria verrà istituita la memoria della Madonna del Rosario, che ancora oggi celebriamo il 7 ottobre, giorno della vittoria di Lepanto. Le flotte della Serenissima furono particolarmente coinvolte in questo scontro, che riguardava Venezia, e i suoi interessi commerciali sul mediterraneo, molto da vicino, non a caso perciò in territorio veneto, e anche nella nostra diocesi, troviamo varie opere di soggetto lepantino.
Questo restauro non solo ha ridato splendore ad una pregevole opera d’arte ma ci riconsegna un frammento di storia religiosa e civile di Treviso, attraverso un racconto, una sorta di cronaca non scritta con le parole ma raccontata attraverso il disegno e il colore.

Esposto il quadro con la Cattedrale nelle sue forme romaniche
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