Cultura e Spettacoli
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GiaveraFestival a Roma, l'incontro con papa Francesco

"Indimenticabile esperienza, un’emozione profonda, che ha contribuito grandemente a rafforzare le relazioni tra tutti noi, e ci spinge oltre, a proseguire insieme il cammino. Grazie a papa Francesco per la sua accoglienza e le parole intense che ci ha donato"

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Udienza dal Papa

“Vi ringrazio di avermi fatto conoscere l’esperienza del vostro Festival soprattutto con la vostra presenza, con i vostri volti. Benvenuti!”. Abbiamo ancora negli occhi gli sguardi meravigliati di papa Francesco all’incontro con i volontari del GiaveraFestival. E abbiamo sentito che le nostre strade si sono incrociate grazie a una energia che è andata oltre il nostro stesso desiderio di incontrarlo, nato fin dal tempo della sua prima uscita a Lampedusa. Una sintonia di valori capace di portare a incontri che vanno oltre le attese…

Il suo “benvenuto ai volti”, lo sguardo attento alle immagini che gli avevamo posto innanzi e che raccontavano il cammino fatto dal Festival in 26 anni, e ancor più lo stupore davanti al dispiegarsi della grande “bandiera di bandiere del mondo” che ha “riempito” la prestigiosa sala Clementina che ci ospitava, al di là di ogni protocollo dell’udienza… E’ stato incontro vero, autentico, importante riconoscimento a 26 anni di cammino, e insieme forte spinta a proseguire sulle intuizioni iniziali.

Nelle parole di Francesco, la casa di accoglienza di Giavera, “casa con tante finestre aperte sul mondo”, rimane esperienza originaria, che ha fatto sì che “il vostro Festival sia nato e sempre rinasca da un’esperienza di convivenza. Non nasce a tavolino, sulla base di un progetto ideologico, ma da giornate, mesi, anni di condivisione con i migranti. Con le loro storie, coi loro problemi, e soprattutto con il loro bagaglio di umanità, di tradizioni, di cultura, di fede…”. Pur “senza ignorare le difficoltà” che l’esperienza della migrazione porta con sé, continuiamo a credere, come ci diceva papa Francesco, che “c’è più che mai bisogno di luoghi in cui si mettono al centro i volti, le storie, i canti, le preghiere, l’arte dei migranti”, per impedire che le persone “diventino numeri”, e la “cultura dello scarto” si imponga, al posto di una “cultura dell’accoglienza”. Luoghi “dove condividere la speranza, il sogno di un mondo più fraterno”.

Certo, rimane l’obiettivo ambizioso: “E’ importante che le vostre esperienze siano anche messe a disposizione della buona politica, per fare scelte che sappiano sempre unire il sano realismo con il rispetto della dignità delle persone”. Perché “non possiamo chiudere gli occhi” sulla “dignità delle persone”.
E quindi la grande domanda, che papa Francesco ci ha riproposto: “Possiamo chiederci, dopo tanti anni: la nostra esperienza è riuscita, e in quale misura, a incidere sul piano delle scelte politiche, dialogando con le istituzioni e con la società civile? Mi sembra importante porsi questa domanda”. Consapevoli sia della complessità, sia del valore del dialogo con tutte le realtà del territorio, noi perseveriamo nel cammino, e intendiamo farlo “con uno spirito sempre rinnovato”. Soprattutto continuando a far crescere quel “patrimonio immateriale di convivenza” che è costruire insieme effettiva cittadinanza, tra tutti coloro che abitano un territorio, migranti compresi. Che è prendersi cura insieme, tutti, di questa “comunità di destino” che è il mondo…

Papa Francesco ci ha proposto “di prendere come modello Abramo, che Dio chiamò a partire e che rimase sempre migrante in tutta la sua vita. Abramo è un «padre» che come cristiani condividiamo con gli ebrei e i musulmani, ma è una figura in cui possono riconoscersi tutti gli uomini e le donne che concepiscono la vita come viaggio alla ricerca della terra promessa, terra di libertà e di pace, dove vivere insieme come fratelli”, anche se a questo cammino non basta una vita intera. Ecco, la piccola utopia concreta che il GiaveraFestival continua a rappresentare si fa autentica nel cammino quotidiano tra uomini e donne di tante culture e di tanti percorsi.

E il tutto ha avuto un inatteso compimento la domenica, quando, in piazza San Pietro con la grande bandiera dispiegata grazie alle mani di tutti noi, in mezzo a tanta altra gente, ci siamo sentiti ancora una volta riconosciuti da Francesco, che è partito proprio dall’esperienza dell’incontro con noi per riproporre al mondo la necessità di considerare le persone che migrano e la loro dignità umana come primo criterio per affrontare il grande e spesso tragico fenomeno del migrare.

Indimenticabile esperienza, un’emozione profonda, che ha contribuito grandemente a rafforzare le relazioni tra tutti noi, e ci spinge oltre, a proseguire insieme il cammino. Come hanno scritto volontarie e volontari presenti: “Grazie a papa Francesco per la sua accoglienza e le parole intense che ci ha donato… Chi lo avrebbe potuto mai immaginare che saremmo andati a Roma invitati dal Papa... che emozione... che gioia nel mio cuore per questo incontro con questo Papa così umano e così vicino! Sono semplicemente felice. Ancora di più il festival di Giavera andrà sempre avanti”. Vogliamo farlo, vogliamo inventare ancora nuovi incontri, crocevia di scambi e di sguardi che possano costruire vicinanza e futuro tra tutte le genti e le culture del mondo.

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