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Il Giorgione mai visto

Castelfranco Veneto è pronta ad accogliere i visitatori di un originale percorso sul ritratto e un’autentica storia della manifattura tessile veneziana.

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Il Giorgione mai visto

Non si tratta di una semplice mostra, la sua trama è un mélange di iniziative, di forze, di luoghi, tessuti insieme: apre il 27 ottobre l’esposizione curata da Danila Dal Pos intitolata “Le trame del Giorgione”. E la Città Murata si prepara ad accogliere i visitatori che desiderano non soltanto gustare un originale percorso sul ritratto, ma anche riscoprire un’autentica storia della manifattura tessile veneziana. A partire dalla Pala del Giorgione, dove lo spiegamento di tessuti preziosi dal forte impatto cromatico, autentici “status symbol” dell’epoca, esibiscono la ricchezza e l’importante stato sociale del committente, Tuzio Costanzo. Secondo gli studi di Dal Pos, infatti, l’obiettivo di Costanzo nel commissionare questa pala era anche quello di rassicurare Venezia sulla sua volontà di stabilirsi definitivamente a Castelfranco, dove si era inserito acquistando case e terreni e tessendo proficue relazioni, tali da consentire ai figli di stringere legami di parentela con le migliori famiglie del patriziato veneziano. Insomma, Costanzo non aveva più motivazioni per tornare a Cipro dove, in qualità di figlio del vicerè, disponeva di cospicui beni. Proprio dalla Pala prende avvio la mostra, con le opere di Giovanni Bonconsiglio, Pier Maria Pennacchi, Vincenzo Catena, Francesco Bissolo, lo stesso Giorgione, Giovanni Cariani, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Andrea Previstali, Bartolomeo Veneto, Bernardo Licinio, Domenico Capriolo, Jacopo Bassano e Paolo Veronese che guidano il visitatore in un percorso attraverso il lusso degli abiti delle personalità ritratte, simbolo di raffinatezza e capacità di spesa. Ancora protagonista nel ‘600, il lusso farà da filo conduttore anche nella sezione successiva, dedicata al ‘700, dove insieme con abiti, corpetti, guanti e borsette dell’epoca, provenienti da Palazzo Mocenigo a Venezia, sarà esposta la prestigiosa collezione tessile settecentesca del Duomo di Castelfranco.

Nuove letture

Se nell’ordinato intreccio di trama e ordito si cela la prima novità della mostra, nella ricchezza di nuove letture risiede la seconda: dall’innovativa reinterpretazione della Pala a cura di Danila Dal Pos, alla rivisitazione della biografia del Giorgione, alla luce dei documenti rinvenuti da Renata Segre nel 2011, che attestano la nascita dell’artista castellano in una delle più importanti famiglie di Castelfranco, i Barbarella. Solo il 30 settembre del 1500, all’età di 23 anni, Giorgione si sarebbe trasferito a Venezia, dopo aver lasciato nella città natale “La Pala” e “Il Fregio”. Opere fondamentali, che riportano gran parte delle tematiche che poi ritroveremo nelle opere successive, rivelando come la sua formazione si fosse già compiuta, grazie anche ad alcuni significativi scambi avvenuti in area trevigiana. Emblematico, a questo proposito, l’incontro con il medico-astrologo Giovan Battista Abioso, le cui conoscenze astrologiche avrebbero fornito l’ispirazione prima per il Fregio, poi per la “Pala”, “I tre filosofi” e l’affresco di facciata del Fondaco dei Tedeschi, a Venezia.

Peculiarità

Insomma, non smette di affascinare l’alone di mistero che Giorgione porta con sé. Enigma che avvolge anche un prezioso “Ritratto di giovane” attribuito a Giorgione e che ricompare finalmente nella mostra di Castelfranco. L’opera, rientrata in Italia dagli Stati Uniti, è poco conosciuta. “Pur presente e citata in vari vecchi cataloghi e monografie su Giorgione – rivela la curatrice -, pochi hanno avuto modo di ammirarla in una mostra”. E, una volta a Castelfranco, farà certamente parlare di sé, accendendo un confronto fra esperti, fra i quali va citato Augusto Gentili, uno dei maggiori studiosi di Giorgione, che ha esaminato l’opera, riservandole un saggio in catalogo. Oltre al “Ritratto” di Giorgione, c’è attesa anche per il “Ritratto di messer Zuan Paulo da Ponte”, capolavoro di Tiziano, ammirato anche dal Vasari. A concederlo all’esposizione castellana è l’antiquario veneziano Pietro Scarpa, che ha avuto il merito di acquisire l’opera, finita sul  mercato americano, riportarla in Italia e farla restaurare.

Il coinvolgimento dei Millennials

Fra i meriti che vanno riconosciuti all’iniziativa, l’idea di coinvolgere attraverso il progetto “Millenials”, nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro, 105 ragazzi  che accoglieranno i visitatori e li accompagneranno nella visita alla mostra. Altri 110 sono stati invece coinvolti nel Concorso di idee per la valorizzazione e la promozione dei beni culturali del territorio di Castelfranco Veneto e Asolo.
Margherita Bertolo

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