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La gioia degli allievi restauratori "a tu per tu" con i Domenicani e la grande Crocifissione

Si conclude il 12 settembre nella sala del Capitolo di San Nicolò il secondo cantiere didattico dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro. Mercoledì 10 la presentazione del lavoro in una conferenza stampa nella quale è stato annunciato un progetto tra l'Istituto e il Comune di Treviso per il restauro di alcuni "stacchi" di affreschi dai Musei civici. L'assessore Colonna Preti: "Il circuito culturale della Treviso medievale partirà dalla Sala del Capitolo"

La gioia degli allievi restauratori "a tu per tu" con i Domenicani e la grande Crocifissione

Si è concluso il 12 ottobre il secondo cantiere didattico Iscr alla Sala Capitolare dell’ex convento domenicano di San Nicolò di Treviso. Dal 10 settembre, dieci allievi della Scuola di alta formazione di Roma e Matera hanno svolto un mese di tirocinio sul campo lavorando al restauro del celebre ciclo dei Domenicani illustri di Tomaso da Modena (1352) e della grande Crocifissione duecentesca affrescati sulle pareti della Sala capitolare, nonché delle preziose tavolette dipinte che decorano il soffitto ligneo della sala.
L’intervento si pone in logica di continuità e di completamento con il precedente cantiere didattico che nello stesso periodo del 2017 aveva portato 15 allievi ad avviare il restauro sugli affreschi delle pareti sud e ovest della sala. Al termine del precedente cantiere, il restauro delle pareti interessate era stato completato tramite affidamento esterno sotto la supervisione scientifica dell’Iscr.
Anche quest’anno, l’operazione si è resa possibile grazie alla fattiva collaborazione del Seminario vescovile e della Diocesi, che hanno accolto con entusiasmo gli allievi restauratori che hanno potuto alloggiare in una struttura del Seminario durante tutto il periodo. Al rettore, mons. Giuliano Brugnotto è andato il ringraziamento di Luigi Ficacci, dallo scorso agosto alla guida dell’Iscr, per l’ospitalità verso gli allievi, ma anche per la disponibilità “psicologica” nel cantiere che si è poi tramutata nella gioia che ogni allievo ha dimostrato partecipando a questo importante lavoro.
La durata dei lavori si giustifica con l’importanza e la complessità del ciclo decorativo, articolato in affreschi a parete su due strati sovrapposti, affreschi staccati e riportati su pannelli, tavolette lignee dipinte, ma anche con l’attenta attività di studio e diagnostica che è stata dispiegata, e che ha consentito di operare con sicurezza rimuovendo elementi di degrado dovuti non solo al trascorrere del tempo, ma anche a interventi di restauro pregressi realizzati con materiali ormai non più compatibili.
Come per il cantiere 2017, la chiusura della fase didattica non segnerà la fine dei lavori, che verranno ripresi a breve con l’affidamento a restauratori professionisti esterni sotto la direzione scientifica dell’Iscr, sempre in stretta collaborazione con la Soprintendenza ai beni artistici. Entro giugno 2019 il ponteggio sarà rimosso e la fruizione della Sala Capitolare e dei suoi meravigliosi dipinti sarà pienamente restituita alla comunità locale e al pubblico internazionale che accorre numeroso ogni anno. E qui l’assessore alla cultura del Comune di Treviso Lavinia Colonna Preti ha raccolto l’invito del rettore mons. Brugnotto e di don Paolo Barbisan di collaborare affinché sia possibile valorizzare sempre più questa magnifica sala, riunendola in un circuito culturale dedicato a Tomaso da Modena e alla Treviso medievale, che parte proprio dal Capitolo dei Domenicani.
Il cantiere di Treviso è progettato e coordinato dallo storico dell’arte dell’Istituto Giuliano Romalli, con la direzione operativa dei restauratori Barbara Provinciali e Antonio Guglielmi per le superfici ad affresco, e di Gloria Tranquilli e Francesca Fumelli per i manufatti lignei dipinti.

MUSEI CIVICI: DIECI AFFRESCHI PORTATI A ROMA E A MATERA PER ESSERE RESTAURATI

In occasione della conferenza stampa finale del restauro al Capitolo dei Domenicani in San Nicolò, è stato presentato l’accordo siglato tra Istituto superiore restauro e conservazione e Comune di Treviso che prevede il trasferimento nei laboratori di Roma e Matera di dieci affreschi staccati, provenienti dalle sedi dei Musei civici cittadini, in particolare dal Museo di Santa Caterina e da Ca’ Robegan. Gli affreschi, ancora completi dei supporti originali realizzati all’epoca dello stacco, saranno restaurati in attività didattica dagli allievi della Scuola di Alta Formazione e Studio Iscr, che interverranno sia sulla superficie dipinta che sui pannelli di supporto.
Dal Museo Civico di Santa Caterina provengono alcuni dei preziosi stacchi del ciclo con Storie cristologiche dipinto alla metà del Trecento dal pittore emiliano Tomaso da Modena per la Chiesa di Santa Margherita a Treviso, antico insediamento dei frati Eremitani. Si tratta del ciclo che, sul finire dell’Ottocento, di fronte alla paventata demolizione della chiesa, l’abate conservatore Luigi Bailo fece staccare da Girolamo Botter e Antonio Carlini congiuntamente alle più note Storie di Sant’Orsola dello stesso pittore per allestirli nel costituendo museo cittadino.
Da Ca’ Robegan proviene invece una figura di Ignuda attribuita al pittore veneziano Domenico Capriolo (1494-1528), staccata per esigenze conservative dalla facciata affrescata del palazzo.
L’accordo si inserisce nel contesto della straordinaria tradizione conservativa della città di Treviso, che tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento ebbe nella pratica dello stacco, e nelle figure dell’abate Luigi Bailo e dei restauratori della famiglia Botter, la sua espressione più rappresentativa. Grazie all’operato di questi protagonisti, numerose testimonianze dell’arte trevigiana sono sfuggite ai danni dovuti alla speculazione edilizia e alla devastazione bellica.  
Il progetto è a cura di Giuliano Romalli (direzione lavori e coordinamento generale degli interventi), Barbara Provinciali e Antonio Guglielmi (progettazione e direzione operativa) con la collaborazione dei Musei Civici di Treviso, nella figura del dirigente Emilio Lippi e della curatrice Maria Elisabetta Gerhardinger.

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