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La libertà riconquistata

Ricorre quest'anno il settantesimo Anniversario della liberazione d'Italia festeggiato il 25 aprile in ogni paese con numerose manifestazioni.

Parole chiave: liberazione (10), 25 aprile (12), treviso (1521)
La libertà riconquistata

Con il disfacimento improvviso dell’Esercito italiano dopo l’armistizio con gli Alleati dell’8 settembre 1943 e con l’inversione delle alleanze per cui i reparti tedeschi presenti in Italia divennero forze d’occupazione, si andò progressivamente formando l’organizzazione militare della Resistenza contro il nazifascismo.
L’ingente movimento contro la dittatura si configurò con l’apporto di diversi filoni: i vecchi militanti dei partiti politici operaisti d’ispirazione marxista che per due decenni si erano organizzati clandestinamente, i dirigenti cattolici preti e laici che avevano continuato a rimanere antifascisti come nel periodo del Partito Popolare sturziano preparando alla libertà e alla democrazia le coscienze dei giovani aderenti all’associazionismo ecclesiale, gli Ufficiali e i soldati dell’Esercito scampati all’internamento in Germania rifiutandosi di aderire alla Repubblica Sociale Italiana fondata da Mussolini nell’Italia del Nord e, infine, una massa notevole di giovani renitenti che piuttosto di rispondere ai minacciosi bandi di chiamata alle armi emessi dalla Repubblica di Salò preferirono inquadrarsi nelle Brigate partigiane, con il principale obbiettivo di evitare la cattura e la prigionia. Molti di loro formarono dei reparti armati che resistettero sui monti, dal Grappa al Cansiglio.
Intanto in pianura e nelle città operavano altri gruppi armati, animati da diverse ispirazioni e perciò impostati su metodiche differenti.
Le Brigate “Garibaldi”, che esprimevano l’impostazione socialista e soprattutto comunista, avevano come orizzonte finale la rivoluzione proletaria e non rifiutavano lo scontro armato con i nazi-fascisti, nemmeno quando si potevano prevedere ritorsioni sulla popolazione; diversamente, le formazioni partigiane cattoliche (la più nota è la Brigata “Piave”) privilegiavano i sabotaggi, avendo attenzione a non provocare le rappresaglie e le decimazioni dei tedeschi; le formazioni di Giustizia e Libertà raggruppavano personalità laiche e cattoliche che si muovevano sulla spinta di forti idealità civiche ed erano tendenzialmente di sinistra, ma non marxiste.
Ma prima di arrivare alla Resistenza armata, a Treviso vi fu un prologo politico. Dopo il crollo del Fascismo del 25 luglio 1943, ancor prima dell’8 settembre, si attivò un “Comitato Antifascista”, composto dai partiti democratici, per ricostituire le file, prendere contatti e iniziare a operare per il nuovo Paese; successivamente lascerà il posto al Comitato di liberazione nazionale (Cln).
Il “perno” di quegli inizi resistenziali fu il cattolico italico Corradino Cappellotto, ma accanto a lui non si può dimenticare il professore Teodolfo (Toto) Tessari, per anni presidente della Gioventù cattolica diocesana, impegnato nello stimolare i giovani più impegnati a entrare nel movimento della Resistenza.
Alla base della collaborazione tra le differenti forze politiche fu centrale il ruolo di Bruno Marton, promotore di un primo incontro clandestino della Resistenza veneta, il 7 ottobre 1943, in un granaio della canonica di Bavaria, con la partecipazione anche di alcuni ufficiali dell’Esercito; fu quella una tappa fondamentale nella lotta di Liberazione del Veneto, dalla quale maturò l’idea dell’attivazione dell’Esecutivo militare regionale della Resistenza.
Tra i cattolici più impegnati nella lotta di Liberazione vi furono i castellani Domenico e Gino Sartor, Agostino (Nino) Pavan, comandante della Brigata “Tito Speri” da lui costituita nel territorio di Villorba, la giovane staffetta Tina Anselmi, Ivone Dal Negro che formò il Battaglione “Treviso”, Giuseppe Caron, Giovanni Girardini da Motta di Livenza che morì fucilato, Luigi Rossetti futuro presidente dell’Azione cattolica diocesana, Clemente Pantaleoni, Mario Ferracin, Antonio Ferrarese, Ruggero Lombardi, Carlo Grava e moltissime altre figure di primo piano.
Nel triangolo Venezia-Treviso-Padova essi si coordinavano con gli esponenti cattolici delle province contermini, come Celeste Bastianetto di San Donà di Piave, il veneziano Giovanni Ponti e i padovani Mario Saggin, Gavino Sabadin e Luigi Gui.  
In una sua relazione del dicembre 1945, Bruno Marton poteva rivendicare con orgoglio il ruolo dei cattolici nella lotta di Liberazione scrivendo: «Fin dal 1942 nella nostra città una decina di persone si riuniva clandestinamente: erano i primi democratici cristiani di Treviso, vecchi militanti del partito popolare o giovani cresciuti nella fede dei padri. Essi, il 25 luglio [1943], uscirono per la prima volta alla luce prendendo immediata posizione nel Comitato antifascista prima e, poi, nel primo Comitato di liberazione. All’8 settembre tutti si gettarono nella lotta aperta, vennero organizzate le prime bande partigiane, sicché al 30 aprile [1944] ben quattro erano le Brigate dirette dall’azione della Democrazia Cristiana di Treviso. Ma non solo militarmente si lottava: venne continuata la lotta politica, ed ecco sorgere il giornale clandestino La Campana».
Come si legge, coesisteva un’altra Resistenza, quella non armata, senza la quale la lotta partigiana sarebbe stata impossibile: era costituita da quanti appoggiavano il movimento resistente con la collaborazione quotidiana, gli aiuti, le complicità, l’assistenza. In questa categoria di resistenti sono stati fondamentali i sacerdoti trevigiani, che si prodigarono nel difendere le popolazioni dalle rappresaglie dei tedeschi e delle sanguinarie Brigate Nere, indirizzando spesso i giovani più formati verso l’impegno nella lotta attiva. Questi eroici preti ottennero la liberazione di molte persone incarcerate e talvolta già condannate a morte, diedero rifugio ad ebrei braccati, confortarono il popolo sofferente la fame e il terrore. I loro nomi sono numerosi. Basti qui citare per tutti le figure più impegnate, quelle di don Ferdinando Pasin, parroco di S. Martino Urbano, e di don Giuseppe Menegon, parroco di Loria.
Per valutare nella giusta dimensione l’impegno dei cattolici trevigiani nella lotta per la Liberazione dal regime totalitario va considerato che, soprattutto nelle zone di pianura, all’antifascismo militante e armato si affiancava un antifascismo diffuso, di tipo impostativo; anche quando non era praticabile l’impegno diretto nelle formazioni partigiane, per comprensibili motivi di “status”, la resistenza di parecchi cattolici si concretizzò in atteggiamenti di netta ostilità al regime, a livello morale e culturale.
Una delle fucine di resistenza all’impostazione politica della Rsi è stato il settimanale diocesano “La Vita del Popolo”, allora diretto da mons. Giuseppe Agostini; per il suo atteggiamento di fondo, nel luglio 1944 la testata subì il provvedimento restrittivo della sospensione delle pubblicazioni per un mese, e non era la prima volta. La motivazione adottata dal Capo della Provincia gen. Francesco Bellini evidenziava il mancato appoggio alla Rsi, poiché – si legge nell’ordinanza – «nel numero 20 del 18 giugno scorso, sotto la rubrica ‘In Patria’ dà notizia di avvenimenti politici dell’Italia invasa, astenendosi completamente di far menzione di avvenimenti e cronaca relativi alla Repubblica Sociale Italiana che oggi rappresenta la vera e sola Patria degli italiani» e perciò «l’atteggiamento del giornale è da considerarsi pertanto di intonazione antinazionale».
Il contributo dato in concreto dai cattolici trevigiani alla guerra di Liberazione attraverso l’azione militare, talvolta sottovalutato dalla vulgata corrente della storiografia e talora diventato perfino oggetto di faziose polemiche di derivazione ideologica, è documentato con chiarezza dalla documentazione. Basti qui citare, a mo’ d’esempio, il verbale della seduta del 14 aprile ’45 del Cln di Treviso: «Il rappresentante della Dc espone una brillante serie di azioni militari e di sabotaggio compiute da formazioni Dc», il soggetto politico nel quale dopo la Liberazione si riconoscerà la stragrande maggioranza dei cattolici italiani.
 

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