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Luoghi rinati dopo il genocidio

Può l’attaccamento a un luogo caro vincere anche sulla tragedia? Può il cuore riportare le persone laddove c’è stato tanto dolore? Sì, è possibile, come è successo a Osmace e Brezani, due villaggi del Podrinje, regione della Bosnia orientale, ai confini con la Serbia, premiati dalla giuria col XXV Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino il 10 maggio scorso a Treviso

Parole chiave: premio scarpa (1), fondazione benetton (11), Osmace (1), Brezani (1), treviso (1535)
Luoghi rinati dopo il genocidio

Il genocidio di Srebrenica
Osmace e Brezani sono due villaggi sull’altopiano sopra Srebrenica, territorio scavato dalle acque, stretto dentro i profondi canaloni di una grande ansa del fiume Drina, dove le vittime del massacro furono 8.372, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10 mila. E’ un luogo di fronte al quale è inevitabile interrogarsi sulla contraddizione tra la bellezza della natura e i segni onnipresenti di una guerra ancora leggibile, uno dei tanti luoghi della Bosnia dai quali due decenni or sono è stata strappata la vita di una comunità, devastata la sua convivenza multiculturale di lunga durata, dispersi i sopravvissuti.   “Prima dello strappo”, nel 1991, Osmace aveva 942 abitanti e Brezani 273. Nessuno vi ha abitato dal 1993 al 2002. Oggi un centinaio di persone vive nei borghi di Osmace e solo alcune famiglie vivono nei borghi del contiguo villaggio di Brezani. Ogni famiglia ha perduto almeno un congiunto, nel genocidio.
Il ritorno a casa
La strada del ritorno è stata presa all’inizio degli anni Duemila e si svolge mentre ancora tutto, persone, case, felci che invadono i prati, mostra il peso del trauma vissuto nel quadriennio 1992-1995 e della lunga assenza che ne è seguita. Un settennio di profugato, di diaspora, di esilio, fino al 2002, l’anno dei primi rientri. I piccoli passi del ritorno hanno trovato nel loro itinerario solidarietà nate negli anni e nei fatti indicibili, e mai spente. Irfanka Pasagic, psichiatra, Premio Alexander Langer 2005, promotrice e direttrice a Tuzla dell’associazione Tuzlanska Amica, attiva fin dal 1992 nella cura di donne e bambini dei territori sottoposti a “pulizia etnica”. Alexander Langer, una figura che ha attraversato gli anni della guerra lasciando un sedimento maieutico imprescindibile con il suo tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica dove definisce “i gruppi misti inter-etnici, per piccoli che possano essere, le piante pioniere della cultura della convivenza”. Nel 2005, anche grazie a queste vicinanze fattive, alcuni giovani di diversa etnia-nazionalità e di diverse tradizioni religiose, bambini nel 1995, costruiscono insieme il gruppo “Adopt Srebrenica”, per fare memoria e ragionare sul futuro. Negli anni successivi una decina di famiglie, vere e proprie specie pioniere, compie il passo decisivo, il ritorno nei villaggi dell’altopiano, per rimettere mano e curare la terra dei padri e delle madri. Nel 2010 si avvia a Osmace l’esperimento del grano saraceno, nato dallo scambio di conoscenze e di pratiche con tecnici di vari paesi, in primis l’Italia. Le collaborazioni si allargano, dalla Fondazione Alexander Langer al Centro Pace del Comune di Venezia e all’Archivio Storico di Bolzano, dagli Agronomi senza Frontiere di Padova alla Cooperativa agricola El Tamiso, dall’Associazione di Cooperazione e Solidarietà Italia alla Tavola Valdese.
   
Il Premio Scarpa 2014
“In questi 25 anni ci siamo occupati dei luoghi più disparati - ha spiegato Domenico Luciani, presidente della Giuria del Premio -, fino ad arrivare a occuparci di una complessità di un luogo, della sua stratificazione. Dove vogliono i nostri amici oggi portare questo luogo, dimostrando che l’attaccamento a un luogo vince la grande tragedia? Nel 1995 erano ragazzi tra i 10 e i 15 anni, oggi sono adulti cui spetta il compito di decidere cosa fare di quel loro luogo. Perché hanno voluto ritornare dopo 20 anni, in quel luogo di genocidio, rimettere le radici, per un progetto di lunga durata? Che tipo di attaccamento è?”
Proprio a questa spinta irrefrenabile che dimostra un legame col proprio luogo che è spiegabile solo a chi prova quel sentimento, la Giuria ha assegnato il suo XXV Premio: “Osmace e Brezani ci pongono, il tema della costruzione dello spazio multiculturale non come attitudine distributiva di posti ai diversi ma come compresenza unitaria di diversi. A due dei protagonisti, Muhamed Avdic e Velibor Rankic, la giuria affida il sigillo di Carlo Scarpa, per esprimere un sentimento di affettuosa vicinanza e di incoraggiamento, di fronte alle difficoltà e alle speranze delle loro fatiche, e per ringraziarli della lezione di vita, attualissima e universale, che viene dalla loro meravigliosa resistenza sull’altopiano”.
Si interroga e pone interrogativi il giovane Muhamed Avdic su quanto deciso della sua vita, ma non ha dubbi: “Avevo 11 anni quando è iniziata la guerra. Sono stato fortunato, rispetto ad altri ragazzi perché ho la mia memoria, io ricordo come era prima. Ho vissuto una infanzia felice ed eravamo tutti, tutti insieme. Altri sono stati meno fortunati. E che fai allora quando hai questa memoria? Ti trovi di fronte alla scelta: abbandonare e cancellare questo luogo doloroso o ritornarvi? C’è un legame fortissimo tra le persone e i luoghi dove abbiamo le radici. Il progetto ‘Grano saraceno’ è un progetto contro la dimenticanza e l’abbandono di quei luoghi”.
Si mostra un po’ sorpreso Velibor Rankic per tanto interesse: “Noi facciamo solo quello che facevano i nostri genitori che si conoscevano. E’ come aver scoperto l’acqua calda, ma la situazione non è normale. Qualsiasi cosa si faccia crea divisioni. Spero che questo progetto funzioni sempre meglio per far sì che famiglie e ragazzi ritornino. E’ un progetto straordinario”.
La campagna di attenzioni proseguirà con altre iniziative nel corso dell’anno, oltre che a Treviso, in Bosnia Erzegovina, a Bolzano, Trieste, Venezia.
La mostra dedicata a Osmace e Brezani resterà aperta a Palazzo Bomben a Treviso fino al 29 giugno (martedì-venerdì ore 15-20, sabato e domenica ore 10-20).

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