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Nel "giardino" di Marie, l'artista della nostra prima pagina

La fotografia che abbiamo scelto per la nostra copertina di Natale rappresenta un’opera di Marie Malherbe, l’artista francese che ha “colorato”  il Giubileo della misericordia nella nostra Diocesi, autrice delle tele che hanno rivestito le colonne della Cattedrale per un anno, e delle altre opere allestite nella mostra “Il giardino della misericordia” al museo diocesano. In questa intervista, Marie Malherbe ci parla delle sue fonti di ispirazione, del suo rapporto con la fede e ringrazia la città di Treviso per l’accoglienza.

Parole chiave: marie malherbe (4), misericordia (45), arte (62), pittura (8)
Nel "giardino" di Marie, l'artista della nostra prima pagina

Una Madonna che si fa giardino e che tiene in braccio suo figlio, presentandolo al mondo, ma allo stesso tempo proteggendolo col suo mantello. L’immagine che abbiamo scelto per la nostra copertina di Natale è un’opera di Marie Malherbe, l’artista che ha “colorato” il Giubileo della misericordia nella nostra Diocesi, autrice delle tele che hanno rivestito le colonne della cattedrale per un anno, e delle altre opere allestite nella mostra allestita al museo diocesano “Il giardino della misericordia”. Un modo per continuare a tenere viva la memoria e la grazia di questo anno straordinario con i colori e le forme di un bellissimo dipinto, oltre che con le storie che abbiamo scelto per il Primo piano.
Abbiamo incontrato Marie Malherbe a Venezia nei giorni scorsi, alla galleria Biznaga, dov’era allestita una sua mostra.
Che significato ha il quadro “Madonna giardino” scelto per la copertina di questo numero della Vita del popolo?
Questa Madonna col bambino richiama la tematica del giardino sviluppata durante l’anno della Misericordia sulle colonne del Duomo. Come nella colonna del Magnificat, anche qui la Vergine sta in piedi e in legame stretto con fiori e frutti. Ma l’atmosfera non è più l’esplosione di lode del Magnificat; è interiore e concentrata, con un senso certo di gioia, ma anche di vigilanza. Maria ci presenta un bambino nato non confortevolmente in casa sua, ma lungo un percorso non privo di pericoli. Lei stessa, rivestita di un mantello, è pronta a continuare la strada… e se necessario, a fuggire per proteggere il suo specialissimo piccolo. La scena appare infatti come una sintesi tra la fuga in Egitto e la Natività. Nel buio appare la figura leggera di una giovanissima donna tra le cui mani Dio si è compiaciuto nascere, e nel suo mantello si compiace nascondersi. Un mantello straordinario quello della Vergine: protezione contro ogni pericolo e porta di quell’Eden finalmente riaperto… entriamo ed adoriamo! Fuori, il buio. La natura esterna sembra addormentata, ma nel segreto del mantello della Vergine, Madre di Dio, comincia il rifiorire di un giardino tutto interiore: quello del nostro cuore di figli e adoratori.
Che cosa rappresenta la pittura nella sua vita? Sembra più di un’espressione artistica...
Sì, lo è. Io non vedo la frontiera tra arte e spiritualità, perché entrambe parlano comunque delle cose interiori e il compito nella vita dell’artista è quello di essere un catalizzatore tra il “mondo di sopra” e quello visibile. E’ come l’immagine di un quadro che ho dipinto con l’angelo che mette in collegamento la città celeste con la musica: perché anche la musica ci parla del “mondo di sopra”! Per l’artista non è importante raccontare la propria storia, quanto piuttosto creare un collegamento inseparabile con la ricerca spirituale.
Da che cosa si lascia ispirare nel suo lavoro?
Direi dalla storia dell’arte prima di tutto. Ho tante icone nel cuore quando dipingo. Ne ho anche vicino a me. Questa è ad esempio (un quadro con una Madonna ed il bambino) una Madonna della tenerezza, con anche un tocco di Pisanello grazie a questo giardino attorno. Non saprei direi bene da cosa mi lascio ispirare… sono immagini del cuore… ma è vero che tutta la tradizione della storia dell’arte è una cosa che mi nutre tanto. Ovviamente Chagall mi è proprio nel cuore, essendo di Nizza, sono cresciuta attorno a tanti suoi quadri. Un altro è Turner, anche se faccio una cosa assolutamente diversa da lui, mi ispira perché porta tanta luce e anche se alla fine lo stile è molto diverso ci sono diversi influssi suoi. In letteratura, anche libri di bambini, i monumenti, l’acqua di Venezia…
Nella mostra “Il giardino della Misericordia” al Museo Diocesano di Treviso le sue opere dialogavano molto bene con il “giardino” espresso negli arazzi, nei ricami delle vesti talari…
Sì, infatti è questo dialogo con la nostra eredità artistica che mi piace (e qui in Italia c’è tanta eredità artistica) e a me piace farla cantare e dialogare dandole così un omaggio…
Qual è il rapporto tra la sua opera e la sua fede?
E’ una domanda difficile perché per me sono due aspetti strettamente collegati. Direi che la fede la approfondisco man mano che dipingo e viceversa, perché ciascun quadro è una tappa nel cammino. Non viene mai dipinta per caso una Madonna, o una lotta con l’angelo… c’è sempre un qualcosa che mi fa lavorare su una tematica specifica e quindi il fatto di dipingere è proprio un cammino di fede. Ciascun quadro richiede l’approfondimento di un tema specifico, o di un brano del vangelo o di uno scritto, non necessariamente religioso, che però ha un contenuto simbolico che mi nutre e che provo a portare avanti.
Centrale è l’uso dei colori…
Sono quasi curativi per me…devo dire… già quando vedo il colore uscire fuori dal tubo, oppure quando vedo i pigmenti, se faccio io il colore, mi dà una carica. Un colore è un po’ come una tonalità in musica.. Penso a Kandinsky che ha tutta una teoria sui colori. E’ una persona che mi ispira tanto…non solo i suoi quadri, ma proprio i suoi scritti, soprattutto quando parla della spiritualità nell’arte e nella pittura in particolare.
Che significato ha la misericordia nella sua vita di donna e di artista?
E’ una domanda… enorme… Nella mia vita di artista e in generale, la misericordia è una cosa che ho sperimentato. Mi sento io, prima di tutto, misericordiata.
Termine caro a papa Francesco.
Infatti! Sentirmi misericordiata fa parte della mia identità profonda e questa può solo dare voglia di agire secondo la legge della misericordia e secondo l’ordine della misericordia. Adesso non so se sarò capace, in qualsiasi situazione, di rientrare nella misericordia.. è quello che mi auguro veramente. E ringrazio voi perché abbiamo potuto fare questo percorso assieme in occasione del giubileo con l’allestimento delle colonne, con la mostra in Museo Diocesano e con tutte le altre cose che sono state fatte intorno a questi progetti… mi avete fatto lavorare veramente tanto sulla misericordia, mi avete fatto approfondire questa cosa fondamentale e vi ringrazio. Ringrazio anche papa Francesco di aver invitato tutti i popoli della terra ad entrare di più dentro questo aspetto fondamentale dell’essere umano.
Al termine di questa esperienza, che cosa si porta a casa?
Tantissimo! …la bellezza di Treviso e anche il cuore delle persone, di tutti coloro che sono stati coinvolti in questo progetto. Ho incontrato persone stupende e questa è la cosa più importante per me. Questa bellezza delle persone coinvolte che si rispecchia nella bellezza della città, una bellezza a tutti i livelli che porto dentro il cuore e della quale vi ringrazio. Buon Natale a tutti voi!

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