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Non disperdiamo la memoria. "Vita" pubblica i diari della Grande guerra

Centinaia di diari e memorie della Grande Guerra documentano esperienze intessute di dolore, di sofferenza, di atti eroici, di altruismo. La Vita del popolo ospita nella propria edizione settimanale storie inviate dai nostri lettori. Tutti sono invitati a inviarci i diari dei propri cari o conoscenti.

Parole chiave: diari (4), grande guerra (82), prima guerra mondiale (22)
Non disperdiamo la memoria. "Vita" pubblica i diari della Grande guerra

Diari e memorie della Grande Guerra venuti alla luce delle stampe se ne contano a centinaia. E’ praticamente impossibile enumerarli con precisione. Cominciarono ad apparire fin dai primi anni dopo la Vittoria, in quel clima di epopea eroica che fu “coltivata” dallo Stato italiano e poi abilmente sfruttata dal fascismo per “costruire” un sempre più radicato sentimento di Nazione, facendolo poi precipitare negativamente fino al nazionalismo.
Non tutta la diaristica però corrispondeva a intenti retorici o celebrativi. In molti estensori prevalse l’intenzione di documentare una fase assolutamente straordinaria della loro vita, di fissare la memoria di quell’esperienza esistenziale forzosa, intessuta di dolore, di sofferenza, di atti eroici, di altruismo, ma anche di miserie umane e di arbitrarietà di comando, consumate in nome di un bellicismo difficile da comprendere, almeno per la maggior parte di coloro che ne rimasero coinvolti.
Non è un caso che diversi di quei testi, una volta divulgati, abbiano trovato accoglienza critica da parte degli apparati ufficiali. Si pensi solo al celebre Diario di un imboscato del giornalista padovano Attilio Frescura, che al momento della sua prima apparizione del 1919 suscitò contrastanti reazioni nella pubblica opinione, per la sua schiettezza.
Diversi diari ottennero larga fama popolare e meritarono più edizioni. Molti di essi sono di straordinario interesse anche per le vicende delle nostre zone, venutesi a trovare nel bel mezzo del teatro di guerra dopo la disfatta di Caporetto.
Nel leggerli si deve tenere conto che la problematica della diaristica di guerra è complessa; risente dei pregi e dei limiti tipici della memorialistica, avendo spesso – e necessariamente – un’impostazione di tipo soggettivistico, che dagli storici deve poi essere parametrata con la documentazione esistente. Si tratta in ogni caso di testi utilissimi, in quanto capaci più di altre elaborazioni seriose di rendere “l’atmosfera” di quel periodo altamente drammatico. Contengono inoltre autentiche preziosità d’informazione, difficilmente riportate nei documenti ufficiali.
Accanto a testi celebri e noti, più volte ristampati, vi sono non pochi elaborati che sono rimasti nel cassetto, spesso gelosamente custoditi dai parenti del combattente o comunque della persona non necessariamente arruolata che l’aveva steso, in genere a caldo, subito dopo il rientro nella normale quotidianità. Non pochi sono pure quei diari che, pur essendo stati dati alle stampe a cura degli autori, non hanno tuttavia avuto circolazione, se non in ristretti ambiti familiari e amicali, tanto che un loro recupero oggi appare come un’operazione di autentica scoperta.
E infine, alcuni testi di memorie divenuti “libro” hanno imboccato la strada della diffusione solo locale, molto spesso in zone d’Italia lontane da noi, e così non hanno potuto raggiungere i lettori direttamente interessati dalla narrazione.
Per quanto ci riguarda, voglio ricordare in questa sede, a puro titolo di esemplificazione, la straordinarietà dei testi di don Giovanni Minozzi, figura nobilissima di cappellano militare, fondatore lungo tutto il fronte delle Case del soldato, promotore nel dopoguerra dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia dedicata agli orfani di guerra e di una duplice Congregazione religiosa, ora Servo di Dio in attesa di salire all’onore degli altari (e intanto nel 2009 l’Italia gli ha dedicato un francobollo, in compagnia di un altro grande come padre Semeria). I “Ricordi di Guerra” (1956-1959) del Minozzi sono lunghi e interessanti, quanto sconosciuti ai nostri storici, pur essendo molto ampi anche sul nostro Trevigiano.
Potremmo continuare con tantissimi altri casi di straordinaria rilevanza. Basti qui rammentare le memorie del futuro cardinale e nunzio apostolico in Cina, allora semplice don Celso Costantini, pure lui attivissimo nel nostro territorio tra ’17 e ’18. E poi continuare con l’infermiera Mercedes Astuto (“I vivi”, 1935) o con la volontaria civile inglese attiva proprio in città di Treviso appena fuori l’attuale Porta S. Tomaso (“Porta Mazzini”, 1920, riedita dall’Istresco nel 2010).
Ma come non citare l’affascinante narrazione dell’ufficiale Armando Lodolini, pubblicista, scrittore, sindacalista e grande archivista, primo direttore dell’Archivio centrale dello Stato di Roma? Il suo diario di guerra, scritto nel 1918-19, è stato pubblicato postumo soltanto nel 2005 (“Quattro anni senza Dio”, 2005). Si tratta di un capolavoro, che può stare alla pari con il caso letterario di “Terra Matta” del siciliano Vincenzo Rabito (Einaudi, 2007), affascinante opera di un semi-analfabeta, significativa anche per i racconti sul periodo della Grande Guerra.
Tanti hanno pubblicato; spesso lo hanno fatto anche biblioteche e istituzioni locali e in questa vastità non è facile orientarsi. Per esempio, nel 2008 il nostro Istituto per la storia del Risorgimento ha pubblicato l’inedito diario del tenente Acquaviva sulla Battaglia del Solstizio. La ricerca tra fondi bibliografici e case private, per rinvenire testi stampati desueti e pressoché sconosciuti, in parte collocabili tra quei “materiali grigi” che apparentemente non raggiungono la dignità di “libro”, si sta ora ampliando verso la grande risorsa dell’inedito.
Sono quaderni con appunti, memorie, abbozzi, pensieri, gelosamente e affettuosamente custoditi dai discendenti, che possono rappresentare dei contributi significativi per la ricostruzione dei fatti e degli stati d’animo di una vicenda terribile quale è stata la prima e grande guerra mondiale.
Chissà che la ricorrenza centenaria che celebriamo da qui al 2018 non possa riservarci delle belle sorprese, per la storia locale e per la letteratura.

Continuate a inviarci materiale sulla prima guerra mondiale combattuta dai vostri genitori o nonni nei nostri territori. La Vita del popolo pubblicherà le loro storie nei prossimi numeri.
Per informazioni, tel. 0422 576850 oppure redazione@lavitadelpopolo.it

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