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Opere che dicono la nostra fede

Con il progetto "Chiese aperte" 75 volontari che si sono formati in questi mesi sono pronti ad accogliere i visitatori da questo fine settimana e per quattro weekend consecutivi fino al 9 e 10 gennaio

Opere che dicono la nostra fede

Sono 75 i volontari che si sono preparati in questi mesi, in maniera ammirevole, per accogliere i visitatori nel  progetto “Chiese aperte”, che vedrà la luce in questo fine settimana e proseguirà poi per quattro weekend consecutivi, fino al 9/10 gennaio.

Un po’ in presenza, quando ancora si poteva, e un po’ online via Zoom, come ci spiega don Paolo Barbisan, direttore dell’Ufficio diocesano di Arte sacra, i volontari hanno seguito con “fedeltà ed entusiasmo” le lezioni tenute dallo stesso don Paolo, da don Luca Vialetto, direttore del Museo diocesano, da Chiara Torresan, Alessandra Geromel, Eugenio Manzato, Andrea Bellieni e tanti altri esperti d’arte, anche da fuori diocesi. Sono appassionati d’arte, professori, medici, studenti universitari, nella fascia d’età per la maggior parte tra i 60 e i 70 anni e sopra i 40, ma ci sono anche ragazzi sotto i 30 anni, tutti con la gioia di scoprire e di mettersi al disposizione per “un vero e proprio servizio di una nuova pastorale, la pastorale dell’arte, che può aiutare a far conoscere la nostra fede, a dare testimonianza di essa. Ogni volta che entriamo in una chiesa è come sfogliare l’album di famiglia, come ho ripetuto spesso anche ai nostri volontari. E’ entrare in relazione con chi ci ha preceduto. Di fronte a immagini importanti, persone hanno pregato, pianto, gioito. C’è un aspetto spirituale in ogni opera. A loro abbiamo anche detto come desideriamo che vengano raccontate le opere d’arte”.

Aspetti che sono stati ben colti dai volontari, come ci spiega una di loro, Livia: “In tutti noi c’è il desiderio di essere utili, parte di tanta bellezza e di poterla condividerla con altri, secondo le proprie competenze e le proprie esperienze di vita. Ognuno saprà dare un po’ di gioia e un’accoglienza competente ai visitatori che vorranno leggere le nostre chiese e il nostro patrimonio di fede, storico e culturale”.

“Questo progetto - ci tiene a precisare ancora una volta don Barbisan - ha l’obiettivo della valorizzazione delle nostre chiese, ma va al di là delle opere artistiche in esse contenute. Sono l’interiorizzazione della nostra fede”.

I volontari hanno seguito anche un piccolo corso per la sicurezza anti-Covid, all’interno delle chiese, nel rispetto di tutte le norme esistenti.

Sabato scorso si è tenuta anche una simulazione per arrivare ancora più preparati al debutto. Se non interverranno ulteriori limitazioni anti-Covid, a due a due, saranno presenti in questi quattro week end il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30, domenica dalle 15.30 alle 17.30 a San Nicolò, Santa Lucia e San Vito, San Gregorio e Sant’Agostino e in Duomo. “L’idea, poi, è di proseguire per due domeniche al mese, la seconda e la quarta”.

Per ulteriori informazioni su “Chiese aperte”, che gode anche del contributo dell’8xmille della Chiesa cattolica, si può scrivere a:chieseapertetreviso@gmail.com, oppure seguire la pagina Facebook chieseapertetreviso o Instagram chiese.aperte.treviso.

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