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Rosy Russo a "Bilanci di pace": cittadini anche in rete

Il Manifesto della comunicazione non ostile è frutto di una riflessione di un gruppo di amici che ha tentato di fare qualcosa di semplice e concreto. E’ quanto verrà raccontato dalla sua presidente Rosy Russo il 22 gennaio, alle 20.45 al teatro Aurora di Treviso, nella prima delle due serate di “Bilanci di pace, beati i costruttori di pace”, promosse dagli Uffici di prossimità della diocesi di Treviso, media partner La vita del popolo. La seconda relatrice, il 29 gennaio, sarà Barbara Alaimo, pedagogista e formatrice dell’Academy di Parole O-stili.

Rosy Russo a "Bilanci di pace": cittadini anche in rete

C’è una guerra che si fa con le armi, oggi sempre più sofisticate, e una guerra di parole, di offese, insinuazioni e notizie false per abbattere l’altro, visto sempre come un nemico solo perché portatore di idee diverse dalle mie. Un odio diffuso che la rete amplifica in tutte le sue diramazioni, in vecchi e nuovi social network. E che coinvolge tutti, giovani e adulti, istruiti e meno istruiti, personaggi pubblici e anonimi nascosti dietro falsi profili e lo scudo sicuro dello schermo.

Una deriva alla quale alcuni “coraggiosi” hanno deciso di porre un freno. In vari modi, ma puntando soprattutto sulla informazione e sulla formazione. E’ il caso, ad esempio, di #odiareticosta, dei Sentinelli di Milano, ma soprattutto del fondatori del Manifesto della comunicazione non ostile, che ha visto la nascita nel febbraio del 2017 a Trieste. Frutto di una riflessione di un gruppo di amici che ha tentato di fare qualcosa di semplice e concreto. E’ quanto verrà raccontato dalla sua presidente Rosy Russo il 22 gennaio, alle 20.45 al teatro Aurora di Treviso, nella prima delle due serate di “Bilanci di pace, beati i costruttori di pace”, promosse dagli Uffici di prossimità della diocesi di Treviso, media partner La vita del popolo. La seconda relatrice, il 29 gennaio, sarà Barbara Alaimo, pedagogista e formatrice dell’Academy di Parole O-stili.

Raggiungiamo Rosy Russo mentre sta tornando a Trieste da Susegana, dove è stata invitata a parlare del Manifesto della comunicazione non ostile agli studenti delle scuole medie. Ci anticipa il fulcro del suo prossimo intervento in terra trevigiana.

“Il progetto è nato tre anni fa, a febbraio del 2017, con la presentazione del Manifesto della comunicazione non ostile. Come spiegato nell’introduzione, è una carta che elenca dieci punti utili a darci delle regole, a porre dei confini, a migliorare il comportamento e lo stile, affinché tutti possiamo stare bene nella rete. I dieci punti che abbiamo posto alla base del Manifesto e a cui siamo giunti dopo incontri e riflessioni tra di noi, rappresentano le tematiche relative al web, che coinvolgono tutti, in maniera diversa, più o meno preponderante”.

Ci potrebbe fare qualche esempio?

Ad esempio, il primo punto “Virtuale è reale. Dico e scrivo solo cose che ho il coraggio di dire di persona”, riguarda più i giovani. Le fake news riguardano più il mondo del giornalismo, le parole d’odio o hate speech il mondo della politica... Grazie a un lavoro successivo, di partecipazione collettiva, il Manifesto è stato poi declinato per diversi ambiti: per la politica, per la pubblica amministrazione, per le aziende, per l’infanzia, per lo sport e per la scienza.

Secondo lei, c’è una maggiore consapevolezza in questi anni dei rischi in chi usa la rete?

Senz’altro. Ed è il motivo del successo del nostro Manifesto, tradotto il 31 lingue, diventato uno strumento internazionale, sottoscritto da 250 sindaci e recentemente da David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. E’ nell’agenda di molti politici e di molte aziende, il cui successo dipende anche da una corretta comunicazione. La fortuna è essere arrivati nel momento giusto. E aver offerto un manifesto, frutto di tanto lavoro di semplificazione, che riesce a parlare a tutti, con le proprie conoscenze e responsabilità, per capire che la rete offre tante opportunità ma crea, se non si sa usare correttamente, anche tanti problemi.

Non sarebbe il caso a volte di bloccare la possibilità di commentare in rete, ad esempio, sotto articoli di giornale che si sa in partenza che sono divisivi? Visto anche che i giornalisti, spesso, non riescono a cancellarli nel caso contengano offese?

A me piace pensare alla rete come a un luogo dove ci si possa esprimere, magari non sempre riuscendo a comunicare bene. Piuttosto per i commenti mi appellerei al principio dieci del Manifesto: “Anche il silenzio comunica. Quando la scelta migliore è tacere, taccio”. E’ indispensabile invece, lavorare tutti insieme perché le cose cambino. E anche i giornali dovrebbero dare il buon esempio.

Anche l’età in cui stare in rete, secondo lei, non dovrebbe avere un blocco?

Noi proponiamo progetti di Cittadinanza digitale dal primo anno delle elementari. Abbiamo avviato un percorso digitale negli asili nido di Bergamo. E’ preferibile accompagnarli fin dalle scuole materne all’utlizzo corretto di queste tecnologie piuttosto che lasciarli soli più avanti. Sono madre di quattro figli e so quanto è difficile gestire il loro mondo online. Ma dobbiamo farlo, soprattutto essendo modelli positivi.

In quanti siete a portare avanti questo progetto?

E’ nato con la passione di dieci persone che lavorano nel campo della comunicazione. E poi venti persone fanno parte dell’Academy, che lavora con scuole, università, imprese, associazioni e istituzioni con l’obiettivo di promuovere i principi di rispetto e cittadinanza che devono governare la comunicazione. Ma per diffondere i principi della comunicazione non ostile avremmo bisogno di molte più forze.

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