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Sala del Capitolo: cantiere finale

Tornano in Seminario a Treviso gli studenti della Scuola di Alta Formazione e Studio per il restauro. Dopo i Domenicani illustri, al centro del recupero quest’anno c’è la grande Crocifissione.

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Sala del Capitolo: cantiere finale

L’anno scorso avevano lasciato Treviso con la promessa di tornare, nel 2018, per concludere un grande lavoro di recupero degli affreschi di Tomaso da Modena. E la promessa è stata mantenuta: dal 10 settembre al 12 ottobre, la Sala del Capitolo dell’ex chiesa domenicana di S. Nicolò a Treviso, oggi proprietà del Seminario vescovile, ospiterà dieci giovani allievi restauratori e i loro insegnanti per il secondo e conclusivo cantiere didattico della Scuola di Alta Formazione e Studio Iscr dedicato al restauro del prezioso ciclo affrescato dei Domenicani illustri, dipinto nel 1352.
Il cantiere di quest’anno prevede l’attività congiunta di cinque allievi della sede di Matera della Scuola che seguono il percorso formativo sui Manufatti lapidei e superfici decorate, e di altrettanti allievi della sede di Roma che si stanno specializzando sui Manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile e su Arredi e strutture lignee - spiega una nota dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (Iscr). L’istituto è un organo tecnico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali specializzato nel campo del restauro e della conservazione del patrimonio culturale, fondato nel 1939 dallo storico dell’arte Giulio Carlo Argan. E la Scuola di Alta Formazione rappresenta un percorso d’eccellenza per chi vuole svolgere la professione di restauratore.
La crocifissione, il fulcro. Sovrapponendo il proprio intervento alla decorazione preesistente, ma conservando a vista la monumentale Crocifissione che campeggia sulla parete di fondo il pittore emiliano ebbe cura di trasformare quest’ultima nel fulcro della celeberrima teoria dei 40 personaggi illustri dell’Ordine domenicano che si dispiega lungo i quattro lati dell’aula: santi, papi, cardinali e insigni teologi, contraddistinti da tratti fisionomici di un realismo rivoluzionario per l’epoca, sono rappresentati nei loro scranni, intenti alla meditazione sui sacri testi o alle diverse fasi dell’attività miniatoria e di fascicolazione dei libri.
In continuità con il precedente cantiere didattico, che lo scorso anno ha condotto al restauro delle pareti meridionale e occidentale della sala, il nuovo intervento porterà al completamento del lavoro sugli affreschi di Tomaso da Modena, al restauro della straordinaria Crocifissione tardoduecentesca, e al recupero delle preziose tavolette lignee dipinte che ornano gli spazi di risulta tra gli innesti delle travi del soffitto medievale.
Il lavoro nasce dalla preziosa collaborazione tra l’Istituto, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, la Diocesi e il Seminario vescovile, che anche quest’anno ha messo a disposizione le sue strutture per offrire gratuitamente vitto e alloggio agli allievi. Ad accoglierli ci sarà mons. Giuliano Brugnotto, rettore del Seminario da pochi mesi.
Sostegni concreti per terminare l’opera. “Don Pierluigi Guidolin, il rettore che mi ha preceduto - spiega mons. Brugnotto -, illustrando il restauro dello scorso anno, aveva concluso sottolineando che si trattava della parte iniziale di un lavoro complesso che ha l’obiettivo di mettere in sicurezza la parte del chiostro che ospita la Sala del Capitolo e il soprastante museo che contiene veri tesori. Ci sono studi e progetti già approvati, si tratta di trovare appoggio a quest’opera. Non pacche sulle spalle - chiedeva don Pierluigi -, ma sostegni concreti. Come rettore, insieme alla prevalente missione di formare i nuovi presbiteri, ritengo doveroso continuare l’opera culturale di restauro della splendida Sala del Capitolo e la messa in sicurezza di questa ala del nostro complesso monumentale. Si tratta di un bene culturale dell’intera città di Treviso, da custodire, valorizzare, promuovere. Riprendono in questi giorni i lavori con l’Istituto sotto la direzione del prof. Giuliano Romalli. Ringrazio quanti si stanno prodigando per portare a termine l’impresa. Considerata l’importanza del patrimonio artistico custodito nel tempio di San Nicolò e nell’ex convento domenicano spero nell’interessamento e nell’aiuto economico di enti sia privati che pubblici per poter giungere alla messa in sicurezza dell’immobile e alla valorizzazione di questi beni a favore della comunità ecclesiale e civile”.

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