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Viaggio in musica tra i Diritti umani, l'intervista a Erica Boschiero dopo l'uscita del suo ultimo album "Respira"

Dieci brani selezionati tra quelli scritti negli ultimi cinque anni, arrangiati e coprodotti da Sergio Marchesini, pubblicati dall’etichetta indipendente Squilibri editore. “Un disco, da indipendente - dice Erica - è un lavoro lunghissimo”. Ma non mancano le soddisfazioni, come con i ragazzi del Grest al recente Festival Biblico

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Viaggio in musica tra i Diritti umani, l'intervista a Erica Boschiero dopo l'uscita del suo ultimo album "Respira"

Dopo il successo degli appuntamenti con i Grest cittadini, nella cornice del Festival Biblico, e l’inizio del suo tour estivo, che presenta il nuovo album, “Respira”, uscito il 25 giugno, abbiamo raggiunto la cantautrice Erica Boschiero per approfondire il suo “viaggio” fra i Diritti umani e capire cosa significhi per un’artista tornare finalmente a suonare dal vivo, a contatto con il pubblico, dopo un anno così difficile.

Buongiorno Erica, partiamo dalla tua partecipazione, assieme al musicista Sergio Marchesini, al Festival Biblico: un viaggio musicale alla scoperta dei Diritti umani con i bambini, che esperienza è stata, com’è lavorare con i bambini?
Si è trattato di una lezione concerto, non è la prima volta che lavoro con i bambini, ho fatto anche diversi laboratori, solo che nei laboratori si lavora in piccoli gruppi, con questa formula si riescono a raggiungere più ragazzi. E’ sempre molto bello, i più piccoli infatti hanno una spontaneità che poi da adulti si perde, sono più diretti, non hanno paura di parlare, di esprimere le loro idee e così si creano occasioni di riflessione interessanti, i bambini sanno fare anche domande molto scomode! Poi bisogna non essere rigidi, ma seguire il flusso dei loro pensieri, ascoltare ciò che emerge dalle loro considerazioni e seguirle. Con il primo gruppo abbiamo addirittura fatto fatica perché i ragazzi parlavano tantissimo, il difficile era fermarli!

Da molto tempo con la tua musica e la tua arte cerchi di sensibilizzare chi ti ascolta su questi temi, è più semplice affrontarli con i ragazzi o con gli adulti?
Con gli adulti è più difficile, ma assolutamente indispensabile. E’ difficile fargli cambiare idea, i bambini sono più aperti e spontanei, ma è con gli adulti che si può sviluppare un dibattito e se tocchi le corde giuste, quelle bambine, quelle del cuore, si creano situazioni bellissime.

Naturalmente tutti i Diritti delle persone sono importanti, ma c’era qualcosa che per te era più importante arrivasse ai ragazzi?
Alcuni Diritti sono più conosciuti e anche i bambini ne hanno già consapevolezza come il diritto al cibo, alla sicurezza sanitaria, anche i migranti sono spesso al centro del dibattito comune, ma parlare di schiavitù per esempio può sembrare una questione molto lontana da noi, lo abbiamo fatto attraverso una canzone del 1600, che cantavano gli schiavi nelle piantagioni americane, abbiamo raccontato le deportazioni degli schiavi dall’Africa all’America e siamo arrivati a parlare degli schiavi di oggi, anche in Italia, neli campi coltivati. Oppure, un altro diritto a cui sono molto legata è quello che riguarda le questioni di genere, ho raccontato come in certi Paesi con 9 mucche puoi comprare una donna, per arrivare a parlare di disparità di salario e di discriminazioni.

“Viaggio” musicale tra i Diritti, ma cos’è per te il viaggio, cosa significa per un’artista tornare a viaggiare, soprattutto oggi, tornare a uscire, tornare a incontrare il proprio pubblico?
Ci sono vari tipi di viaggio, modi differenti di viaggiare e aprire lo sguardo a mondi diversi, ed è fondamentale per chi scrive. Sento di aver viaggiato molto anche durante il lockdown, attraverso la lettura e la meditazione, ho viaggiato comunque. Riabituarsi a viaggiare tuttavia è faticoso, adesso ho tante date che mi fanno andare su e giù per l’Italia, mi sento un po’ una pallina da flipper, però è meraviglioso, mi mancava molto.

Stai presentando il tuo nuovo album, “Respira”, uscito il 25 giugno, ci racconti un po’ come nasce?
Si tratta di 10 brani selezionati tra quelli scritti negli ultimi cinque anni, arrangiati e coprodotti da Sergio Marchesini, che ha fatto un lavoro enorme, pubblicati dall’etichetta indipendente Squilibri editore. La nascita di un disco, da indipendente, è un lavoro lungo, lunghissimo, ma la storia della sua nascita è molto bella: nell’estate 2019 io, Sergio e altri tre musicisti siamo stati ospitati per una settimana da Renzo Zangrando nella sua casa in Cadore, in quella settimana è nato tutto. Poi però il Covid, in un primo momento ci ha fermati.

E’ un album con molte collaborazioni, non sarà stato facile lavorare a distanza…
Pian piano abbiamo ripreso, lavorando separatamente, poi abbiamo assembrato tutto. Ci sono tanti ospiti, con Neri Marcorè, nel brano che chiude l’album, “E resta il grano”, siamo riusciti a lavorare in presenza, ma con altri musicisti la collaborazione è avvenuta a distanza, ovviamente è stato più difficile, alle volte se qualcosa non andava bene nella registrazione è stato necessario un doppio passaggio, chiedere di rifarla per fortuna abbiamo lavorato con professionisti bravissimi, il che ha reso tutto più semplice.

Il titolo dell’album e della canzone da cui prende il nome, “Respira”, è evocativo di tante cose successe nell’ultimo anno e mezzo, ha un legame con queste, o nasce da altro?
La canzone è nata prima del Covid, mi viene da dire che a volte l’arte intuisce ciò che sta per accadere. In ogni caso si tratta di una canzone d’amore che un albero canta a un essere umano, respirare è un dare e ricevere, significa che siamo tutti intrinsecamente connessi, e dobbiamo renderci conto di questo. Poi “respirare” è diventato simbolo di tante cose, è la chiave di lettura di questo tempo: l’arrivo del Covid-19 ha privato milioni di persone del loro respiro. La paura del contagio, di perdere il lavoro, delle crescenti tensioni sociali toglie il respiro. L’inquinamento delle nostre città toglie il respiro. L’acqua del Mare Mediterraneo, se il gommone in cui viaggi si rovescia e tu non sai nuotare, toglie il respiro. Il ginocchio di un poliziotto sul collo perché hai la pelle del colore sbagliato toglie il respiro. La mano di un marito violento se sei una donna che non vuole più essere una proprietà toglie il respiro. Siamo orfani di comunità, di senso, di rapporti con la Terra. I paradigmi del passato vacillano, ma creano così anche lo spazio per nuove priorità, nuove sensibilità, nuove visioni del futuro.

Ci puoi raccontare qualcosa di più sul percorso narrativo dell’album, quali sono le tematiche che affronti?
Ci sono tre filoni principali di riflessione-narrazione, in primo luogo l’ambiente: in quest’epoca si tratta dell’istanza fondamentale. Il mondo è la nostra casa e, come in tutte le case, se cade il tetto è impossibile viverci, se non salvaguardiamo la nostra casa comune è inutile parlare di tutto il resto. Questa è la cosa più urgente e pressante, in tutte le canzoni dunque l’elemento naturale è co-protagonista e testimone delle nostre vicende, ci dà ciò che ci serve per vivere.
Un secondo filone affronta il tema dei migranti e delle questioni migratorie, in “La memoria dell’acqua” si raccontano le storie dei naufraghi che riposano sul fondo del mare, mentre in “Un’ostrica e una perla” quelle dei lavoratori che popolano i nostri campi coltivati.
Inoltre si affrontano le questioni di genere e il tema della violenza sulle donne, come in “La città della gioia”, dove questa violenza si lega ancora una volta alla natura: abusi, sopraffazione, idea di possesso, femminicidi… i paradigmi sono gli stessi di chi sfrutta e distrugge l’ambiente in cui vive.

C’è una canzone di quest’album a cui sei più legata?
Direi sicuramente “Respira”. E’ diventata la canzone con cui dialogo di più con il pubblico, quando la canto si crea qualcosa di collettivo. Le stesse parole “E stai con me, respira” recuperano una dimensione di vicinanza di cui a tempesta finita abbiamo davvero bisogno, il distanziamento e la lontananza fisica non ci hanno fatto bene.
La cantautrice sarà in tournéé nei nostri territori il 13 luglio al Prato di Fiera a Treviso - con il percorso storico-musicale “Oltre il Ponte”; il 16 luglio a Noale; il 17 a Segusino; il 20 a Musile di Piave ; il 21 a Campolongo sul Brenta; il 22 a Cittadella e il primo agosto a Crocetta del Montello. Tutte le date e i dettagli si possono trovare sul sito ericaboschiero.it.

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