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Adozioni: genitori e bambini raccontano

Non solo ai genitori è chiesto di adottare i propri figli, ma vale anche il contrario: i figli devono, chi prima chi dopo, “adottare” proprio quei genitori che li hanno accolti. E allora proviamo a raccontare qualche frammento di storia.

Parole chiave: figli (10), adozione (17), adozioni (15)
Adozioni: genitori e bambini raccontano

Proviamo a mettere al centro i bambini, che nell’adozione sono protagonisti almeno quanto gli adulti. Perché non solo ai genitori è chiesto di adottare i propri figli, ma vale anche il contrario: i figli devono, chi prima chi dopo, “adottare” proprio quei genitori che li hanno accolti. E allora proviamo a raccontare qualche frammento di storia, per tratteggiare alcuni contorni dell’esperienza adottiva.
“Una volta mio figlio Michael, 6 anni, nato in Italia da una mamma nigeriana e adottato da noi a 4 e mezzo, mi ha guardato serio e mi ha chiesto di raccontargli come è andata la sua adozione – racconta una mamma -; io gli ho detto che noi desideravamo molto avere un figlio e che un giorno il tribunale ci ha chiamato per parlarci di lui. Michael allora mi ha domandato perché i giudici lo hanno portato via dalla sua mamma, e io ho provato a spiegargli. Alla fine mi ha detto: Però loro non hanno chiesto a me se io ero d’accordo con questo fatto dell’adozione”.
“Shalom invece è arrivato dal Vietnam lo scorso mese – mi dice un’altra mamma -; stiamo vivendo un periodo molto difficile. Ha 8 anni, non parla l’italiano e nei suoi occhi leggiamo lo spavento, vorrei dire quasi il terrore, di essere stato tolto dall’unico luogo, l’istituto, che in vita aveva conosciuto. Ora è in un posto mai visto prima, un mondo nuovo per lingua, sapori, abitudini, accanto a persone completamente estranee”. Shalom è, per ora, il “bambino perfetto”, il suo è un modo di reagire alla paura e prendere tempo: ai nuovi genitori spetta il complicato compito di trovare la chiave per entrare in comunicazione con lui, per cominciare a costruire, se non subito il legame, quantomeno la fiducia. “Avremmo già dovuto pensare all’iscrizione a scuola, per il prossimo settembre, ma ad oggi non sappiamo se sarà possibile”.
“I miei non mi hanno mai veramente capito – dice Singer, 20 anni, brasiliano adottato dalla sua famiglia italiana a 25 giorni di vita -, così ho fatto di tutto per dimostrargli la mia avversità, la differenza dalle loro aspettative. Sono ancora arrabbiato, penso che in fondo sono da solo ad affrontare la vita”. E’ un ragazzo intelligente, ma che fa i conti, spesso, con i buchi neri della sua storia.

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