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Ambiente, i giovani ci sono. E hanno le idee chiare

Claudia, Martina, Anna, Andrea, Tancredi, Samantha, Meryam e altri 4.000 studenti, dai 12 ai venti anni, venerdì 15 marzo si sono messi in marcia dal globo di ferro di Simon Benetton davanti alla stazione ferroviaria di Treviso, e in unione simbolica con i giovanissimi di 1.769 piazze del mondo, hanno dato l’avvio al “Fridays for future” trevigiano. Ne abbiamo intervistato alcuni, informati e consapevoli.

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Ambiente, i giovani ci sono. E hanno le idee chiare

Claudia, Martina, Anna, Andrea, Tancredi, Samantha, Meryam e altri 4.000 studenti, dai 12 ai venti anni, venerdì 15 marzo si sono messi in marcia dal globo di ferro di Simon Benetton davanti alla stazione ferroviaria di Treviso, e in unione simbolica con i giovanissimi di 1.769 piazze del mondo, hanno dato l’avvio al “Fridays for future” trevigiano. Come ormai è noto, questo esercito della speranza ha dietro alle spalle mesi di sensibilizzazione guidati dalla quindicenne svedese Greta Thunberg, che il 20 agosto 2018 non si era presentata a scuola per andare a manifestare davanti al Parlamento, contro l’indifferenza della politica davanti al cambiamento climatico. In Australia il 30 novembre 2018 migliaia di studenti in varie città del Paese avevano saltato le lezioni per partecipare allo Strike 4 Climate Action. A New York, ogni venerdì, la tredicenne Alexandria Villaseñor salta la scuola per manifestare davanti alla sede delle Nazioni Unite. Dall’inizio del 2019 a Bruxelles e in altre città del Paese decine di migliaia di ragazzi protestano contro lo scarso impegno del governo di fronte al cambiamento climatico. E così è accaduto nei primi mesi del 2019 in Francia, Germania, Regno Unito, e in altri 40 Paesi. Il 25 gennaio 2019 Greta Thunberg assieme ad altri 30 ragazzi, è stata invitata al World Economic Forum di Davos.

 

In ascolto dei ragazzi

Venerdì 15 marzo abbiamo provato ad ascoltare alcuni dei ragazzi e delle ragazze che manifestavano. Claudia e Martina, primo anno all’Università di Venezia, con lo striscione “Salva il pianeta Salva il futuro perché noi no?”, raccontano: “Anche se siamo un po’più vecchie dell’età media, siamo qui perché pensiamo che non c’è più tempo per stare in silenzio, il futuro è vicino e non possiamo fare finta che il cambiamento climatico non sia in atto, se non salviamo il nostro futuro non potremo vivere, chiediamo ai governanti di tutelarci”. Un gruppetto di piccoletti ci spinge urlante, con il cartello in mano “12 anni, ci rimane pochissimo tempo per continuare a vivere”. “Siamo della scuola media Ciardi, siamo contro l’inquinamento climatico e sappiamo che cosa è, vogliamo vivere e da subito passare alle energie rinnovabili, piantare alberi, ecc”. Ma i genitori, i prof. sanno che siete qui? Il coretto agitato risponde: “Sì e siamo arrivati da soli!”. Lo stesso tragitto l’ha fatto Lorenzo, seconda media della scuola di Dosson, che trascina la sua scritta “Si dimentica che i frutti appartengono a tutti e che la terra non appartiene a nessuno”. Orgoglioso, aggiunge: “Voglio contribuire a salvare il mondo!”.

 

Idee chiare

Gli scettici possono accusarli di ingenuità, ma davanti all’Istituto Riccati, mentre i fischi aumentano perché le allieve alle finestre si uniscano a chi è in strada, Andrea, del 4° anno del Liceo da Vinci di Treviso, assieme a Zoe, del quinto anno, e Anna del terzo, elencano con grandi dettagli scientifici le conseguenze dell’effetto serra, del riscaldamento climatico; le latitanze delle generazioni che li hanno preceduti. Questi giovanissimi, durante il cammino fino a piazza San Leonardo, non vogliono né bandiere, né adulti (a parte qualche genitore presente), d’altra parte affrontano il problema climatico senza ideologie e differenze. Avvicino Meryam, quarta ginnasio del Canova, che, con il suo bel fazzolettone alla marocchina in testa, regge il cartello con lo slogan “Non ho i soldi per vivere sulla luna”. E aggiunge: “Non abbiamo un pianeta B in cui andare a vivere, e io, a 14 anni, ho il diritto di vivere sulla terra. Gli adulti, i politici dovrebbero considerare il problema climatico non come uno dei tanti, ma il primo, e noi giovani non dobbiamo più stare zitti, ma con piccoli gesti nella nostra vita quotidiana diminuire lo spreco”.

 

Partire dai piccoli gesti

Notiamo con piacere che, tra l’ottantina di giovani intervistati, tutti sono consapevoli che bisogna partire da sé, dalla vita quotidiana, da piccoli gesti: gestione dei rifiuti, uso della bicicletta, mezzi pubblici, limitare i consumi usa e getta. Filippo, terza liceo Sansovino, orgoglioso fa vedere il suo giubbotto di plastica che è di riciclo e usato. Molti guardano a Oslo che entro il 2019 chiuderà il centro alle auto, e qualcuno contesta la scelta della Giunta trevigiana di tornare indietro sulla Ztl. Tra gli applausi del corteo, incontriamo Tancredi, che frequenta la prima Liceo classico al Canova: “Ho 17 anni e la mia generazione ce la farà e Treviso sarà delle bici perché oggi quando esco sul Put da casa mia ho la nausea da inquinamento”.

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