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Cacciari: "Senza Maria non è Natale"

Il mistero dell’incarnazione e la vertigine della libertà: li troviamo nella Madre di Dio. Una figura che il filosofo Massimo Cacciari invita a riscoprire, in un apprezzato libro e in questa intervista, nella quale parla anche di papa Francesco.

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Cacciari: "Senza Maria non è Natale"

Il mistero centrale dell’incarnazione. La vertigine della libertà, alla quale è legata la “strutturale fragilità” della proposta cristiana. E’ questo il “nocciolo” del Natale per il filosofo Massimo Cacciari, non credente, ma aperto nei suoi lavori ad approfondire la grandezza dei Testi sacri, accanto a quelli apocrifi e della letteratura gnostica. E dentro questo mistero del Natale risalta, ad avviso, del filosofo, la figura di Maria, alla quale è dedicato il libro “Generare Dio” (Il Mulino, 2017). Un volume che rilegge la figura della Madre di Dio, avendo come riferimento alcune significative icone artistiche, a partire dalla Madonna Poldi Pezzoli di Andrea Mantegna, proposta nella foto qui a fianco.
Perché ha pensato di dedicare un libro a Maria, professore?
Perché è una figura che torna sempre, un riferimento del mondo europeo occidentale. Al tempo stesso il suo è un culto spontaneo, poco pensato nella sua grandezza e problematicità.
Perché Maria è così importante?
Bisogna pensare al significato dell’incarnazione, sul quale si regge il cristianesimo. E qui il ruolo di Maria è essenziale, il suo sì è libero e consapevole, il “Logos” non può che nascere in questa donna, così come Cristo nasce in un preciso territorio, vive quella vita, soffre quelle pene.
Di Maria la colpisce la libertà...
Senza di quella crolla tutto, siamo al paganesimo puro. Tutta l’idea cristiana ruota attorno alla libertà. E’ libera Maria, deve essere libero anche il Figlio, siamo liberi noi. Per questo il messaggio cristiano è drammaticissimo, perché presenta un Dio che può fallire. Non a caso Gesù si chiede se al suo ritorno troverà ancora la fede sulla terra. Questa è una cosa che distingue il cristianesimo dagli altri monoteismi.
Il Natale è compreso dentro questo grande mistero. Ma viene capito oggi?
Oggi il Natale rischia di diventare una favoletta, una superstizione...
E come mai accade anche ad alcuni cristiani di banalizzare questa festa?
Perché è travolto dal processo di secolarizzazione, che non compromette il messaggio o l’atto di fede, ma la cristianità come comunità, come città in cammino. D’altronde nella storia il messaggio cristiano ha subito colpi di ogni genere. Il filosofo Kierkegaard parla di “duemila anni di scandalo”. Oggi il dramma, per il cristianesimo, è la relazione con la secolarizzazione, in altre epoche, per esempio, è stato il rapporto con la dimensione politica e teocratica. In tutte le epoche emerge forte l’esigenza di ritornare alle origini del messaggio evangelico. E’ questo il senso più profondo della riforma e per questo si dice che la Chiesa è “semper reformanda”.
Dove cercare, oggi, il vero Natale?
Mi viene in mente san Francesco, che ha proposto una riforma dell’evento natalizio, lo ha immaginato come evento fondamentale e di conversione.
Da san Francesco a papa Francesco. Non trova che anche nel suo pontificato ci sia quest’ansia di riforma?
In papa Francesco ci sono tanti motivi che mettono in luce l’esigenza di un ritorno al Vangelo nel senso che dicevo. Poi, se devo dire un mio parere, trovo che questa ansia di riforma si mescoli a motivi di carattere etico e politico che andrebbero invece ben distinti. Ma l’anelito è evidente. Il problema, piuttosto, è se viene ascoltato, e quando lo è c’è il rischio che il messaggio di papa Francesco venga banalizzato, schiacciato sul piano etico. Va anche detto che tutte le riforme hanno sempre trovato resistenza.

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