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Comuni: perché non passa la fusione

i referendum per la fusione di Comuni sono solo consultivi, ma la Regione Veneto ha già detto di voler tener conto del parere dei cittadini. Il segnale arrivato nel Veneto in questi mesi è glaciale. Bocciature per Lia Piave e Terralta, ma anche per il Polesine.

Parole chiave: terralta (3), unioni (69), enti locali (74), fusioni (9), veneto (406), comuni (158), anci (76)
Manifesti a Villorba

i referendum per la fusione di Comuni sono solo consultivi, ma la Regione Veneto ha già detto di voler tener conto del parere dei cittadini. Il segnale arrivato nel Veneto in questi mesi è glaciale: non passa la fusione. Hanno cominciato Ormelle e San Polo di Piave che dovevano confluire nel LiaPiave. Più del 70 per cento il 26 gennaio ha detto no alla proposta dei sindaci Andrea Manente e Vittorio Andretta. Poi è arrivata la botta peggiore, quella del no a Civitanova Polesine, la grande aggregazione che doveva riunire sei comuni, una scommessa su cui molti si erano impegnati, in prima fila la stessa Anci Veneto. Un appuntamento accuratamente preparato da un paio d’anni, informazione capillare alla gente.
Il 10 febbraio crolla tutto. Solo due comuni, Frassinelle e Picara, votano sì, gli altri Costa, Villamarzana, Villanova e sopratutto Arquà, che doveva diventare il centro pulsante della neonata Civitanova Polesine, votano no. Il ko definitivo arriva da quella che doveva chiamarsi Terralta Veneta: il 9 marzo i cittadini di Povegliano dicono di sì, ma quelli di Villorba si oppongono, così la fusione è bocciata. Per i sindaci promotori Marco Serena e Sergio Zappalorto, dopo due anni di fatiche e speranze, ora una strada in salita per far comunque quadrare i bilanci.
Gli unici a dire di sì in questo inizio 2014 sono i comuni di Longarone e Castellavazzo che, nonostante la scarsa affluenza, con la vittoria dei sì portano a casa un piccolo tesoretto che consentirà loro di migliorare diversi servizi: di certo la lunga solidarietà che li unisce dai tempi del Vajont, una disgrazia comune, ha contribuito al successo dell’iniziativa.
Nel 2014 sono comunque 281 i Comuni che dovranno mettere insieme le loro funzioni principali a partire dall’ufficio tecnico, vigili urbani, servizi sociali, finanze, trasporti, ma anche l’anagrafe e rifiuti.
Intanto solo dall’inizio del 2014 in Italia sono nati 24 comuni frutto di fusioni che hanno soppresso 57 comuni. Due, Quero Vas in Veneto e Montoro in Campania, erano nati alla fine del 2013. Guida la classifica la Lombardia con 13 fusioni, segue l’Emilia con 8, terza la Toscana con 7. Chiude la classifica nazionale del 2014 il Veneto con una sola fusione. Commenta Paolo Fortin, direttore del Settore unioni e fusioni dei comuni dell’Anci Veneto: "I sindaci che si sono visti bocciare il loro progetto di fusione tra comuni non hanno nessun motivo per sentirsi sconfitti". E Continua: "“Ne prendiamo atto. Il Veneto su questo fronte resta fanalino di coda dietro a Lombardia, Emilia e Toscana. Per di più il fronte è fermo, all’orizzonte non ci sono altre proposte. Per la verità una tendenza verso la fusione non c’è neppure negli atri stati europei. In Germania lo hanno fatto d’imperio, in maniera centralistica, in Francia resistono piccoli comuni anche se ridotti al solo sindaco e anche lì si fatica. Attenzione però a trascurare questo tema. Lo sappiamo tutti che 8mila comuni in Italia sono un lusso che non possiamo permetterci".

Ulteriori approfondimenti sul nuovo numero della Vita del popolo di domenica 16 marzo.

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