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Diritti umani: più che celebrarli bisogna attuarli

Il prof. Marco Mascia, dell’Università di Padova, spiega perché ricordare i 70 anni della dichiarazione universale dei diritti umani, senza “celebrarli”.

Diritti umani: più che celebrarli bisogna attuarli

Il 10 dicembre 1948, a Parigi, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la dichiarazione universale dei diritti umani. Europa e Asia uscivano dalle macerie dalla Seconda guerra mondiale costata milioni di morti. Occorreva porre le fondamenta per una pace duratura e per farlo serviva fissare dei punti, il primo dei quali è divenuto l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Quest’anno ricorrono i 70 anni dall’adozione di questo documento che è entrato a far parte del diritto internazionale. Ne abbiamo parlato con il prof. Marco Mascia, direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” e della Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova.
Prof. Mascia, quale significato ha ricordare i 70 anni della dichiarazione universale dei diritti umani? Ha ancora senso celebrarla?
Ha un grande significato se pensiamo a quello che sta accadendo nel mondo. Nell’ultimo decennio i conflitti armati sono aumentati di numero, di complessità e di letalità. Tendono a concentrarsi nelle aree urbane uccidendo soprattutto civili e contribuiscono ad aumentare l’insicurezza alimentare. Aumentano i conflitti generati dall’impatto del cambiamento climatico. Oltre 65 milioni sono gli “sfollati” nel mondo. Negli ultimi 10 anni i trasferimenti internazionali di sistemi d’arma sono aumentati del 10% con l’Italia al nono posto nella classifica mondiale. Insieme sei paesi Ue (Francia, Germania, RU, Spagna, Italia, Paesi Bassi) esportano il 25%, gli Usa il 34%. Dunque, le guerre in ogni parte del mondo sono combattute con armi prodotte in Europa e negli Stati Uniti. E’ aumentata la spesa militare globale: 1.739 miliardi di dollari, che rappresenta il livello più alto dalla fine della guerra fredda. L’andamento dell’economia mondiale, centrata sul profitto e la speculazione, continua a rimanere estranea ai dettami della giustizia sociale. Inoltre, cresce il clima di violenza, razzismo, egoismo, intolleranza diffusa nel nostro Paese e in Europa. E’ in atto un attacco gravissimo contro il multilateralismo, rappresentato nella sua espressione più alta dalle Nazioni Unite, e a ciò che esso significa in termini di costruzione della pace. Un attacco portato al cuore di quell’ordine internazionale creato all’indomani della Seconda guerra mondiale e fondato sui principi e sui valori enunciati nella Carta delle Nazioni unite e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Senza le legittime istituzioni internazionali multilaterali non c’è futuro per la governance mondiale democratica e per i diritti umani. Si ritorna all’anarchia, allo stato di natura, alla legge del più forte. Questo per dire che non ha alcun senso celebrare la Dichiarazione Universale per i diritti umani, bisogna darle attuazione. Bisogna realizzare tutti i diritti umani per tutti. I diritti umani non si celebrano. Si difendono, si promuovono e si attuano.
Ci sono articoli della Dichiarazione da considerarsi più importanti rispetto ad altri?
La Dichiarazione ci dice che i diritti umani sono innati, quindi inviolabili e inalienabili. Ineriscono alla dignità della persona. Diventano diritto positivo in virtù del loro riconoscimento, non della loro attribuzione. La dignità umana è valore fondativo dell’ordinamento mondiale e di qualsiasi altro ordinamento a qualsiasi livello ed è posta al di sopra della sovranità dello Stato. I diritti umani, tutti i diritti umani - civili, politici, economici, sociali, culturali – sono interdipendenti e indivisibili. Questo principio comporta che il diritto al lavoro abbia le stesse possibilità di garanzia-soddisfacimento del diritto alla libertà di associazione, ambedue essendo diritti fondamentali. La democrazia che non sia allo stesso tempo politica ed economica non è democrazia nel senso dei diritti umani. Ne discende che lo stato democratico non può non essere stato di diritto e stato sociale allo stesso tempo. Per realizzare i diritti fondamentali non bastano dunque la legge e la sentenza giudiziaria, ma occorrono anche politiche pubbliche e mobilitazione di risorse finanziarie.
Quali sono i più violati, anche nel nostro Paese?
I diritti umani più violati nel nostro paese sono i diritti economici e sociali. Il Rapporto della Caritas italiana 2018 ci dice che in Italia il numero dei poveri assoluti (cioè le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso) continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700mila del 2016 a oltre 5 milioni del 2017. All’interno di questa categoria, spiccano i casi di povertà economica (78%), seguiti dai problemi di occupazione (54%), e dai problemi abitativi (27%). L’Italia si colloca al penultimo posto in Europa per presenza di laureati, solo prima della Romania. Nel corso delle procedure di esame da parte del Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, l’Italia ha ricevuto un numero importante di raccomandazioni con riferimento ai diritti dei migranti, alle discriminazioni razziali, ai diritti dei bambini. Il Diritto universale dei diritti umani è la “bussola” che deve orientare in Italia, in Europa e nel mondo la produzione normativa e le politiche pubbliche. E’ un diritto che assegna obiettivi e impone limiti alla politica interna e internazionale.
Ci sono diritti umani che oggi, secondo lei, con lo sviluppo delle società andrebbero aggiunti?
Il problema oggi è quello della effettiva realizzazione dei diritti umani internazionalmente riconosciuti. Basterebbe dare attuazione ai diritti riconosciuti nella Dichiarazione e nella nostra Costituzione repubblicana per realizzare una società più giusta, equa, solidale e democratica. L’agenda politica dei diritti umani deve coerentemente ispirarsi al principio secondo cui “stato di diritto” e “stato sociale” sono le due facce di una stessa medaglia. Per ogni diritto umano deve corrispondere un capitolo dell’Agenda politica. Questa Agenda deve prevedere azioni concrete all’insegna di “tutti i diritti umani per tutti”. La sfida è quella di tradurre in pratica il principio dell’interdipendenza e indivisibilità dei diritti umani e il principio dell’inclusione, che significa offrire occasioni per l’esercizio di eguali diritti di cittadinanza a tutti coloro che risiedono nel territorio nazionale.

LEGGI L'INTERVISTA INTEGRALE A MARCO MASCIA SULL'EDIZIONE DI QUESTA SETTIMANA DELLA VITA DEL POPOLO

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