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Dopo trent'anni, troppi muri ancora ci dividono

Sono passati ormai trent’anni da quel 9 novembre 1989: era sera quando venne abbattuto il simbolo della Guerra fredda.La caduta del Muro di Berlino è un pezzo della nostra storia europea, uno snodo fondamentale per capire l’ascesa dei populismi e delle politiche protezionistiche oggi. Far memoria serve anche ad aiutarci a non commettere gli stessi errori oggi.

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Dopo trent'anni, troppi muri ancora ci dividono

La caduta del Muro di Berlino è un pezzo della nostra storia europea, uno snodo fondamentale per capire l’ascesa dei populismi e delle politiche protezionistiche oggi. Far memoria serve anche ad aiutarci a non commettere gli stessi errori oggi.

Sono passati ormai trent’anni da quel 9 novembre 1989: era sera quando venne abbattuto il simbolo della Guerra fredda.

Finalmente un’epoca di dolore, violenza e divisione era finita e una popolazione divisa da 28 anni poteva riunificarsi. Le immagini dell’abbattimento del Muro fecero il giro del mondo; ci volle pochissimo tempo per far sì che l’euforia, lo spirito di riunificazione e libertà si diffondesse in tutta Europa facendo da effetto domino.

Dai Balcani alla Cecoslovacchia (ora paese diviso tra Repubblica Ceca e Slovacchia), presero piede manifestazioni pacifiche per rivendicare libertà e diritti politici e civili.

Eretto nel 1961, sancì la divisione non solo di una città e di una nazione, ma anche di un intero continente e del mondo tra opposte ideologie.

Vecchi e nuovi muri. Altri muri sono ancora in piedi, come quello di Cipro, che dà a Nicosia il triste primato di unica capitale europea ancora divisa fra le due comunità principali, greco-cipriota e turco-cipriota. Nuovi muri sono stati costruiti e sono in costruzione, quello lungo il fiume Evros tra Grecia e Turchia, quello di Ceuta e Melilla, tra Spagna e Marocco e quello tra Bulgaria e Turchia. Muri, frontiere invalicabili: tutto questo accade in Europa, ma anche nel resto del mondo. I muri possono assumere forme diverse, simboli di mondi separati, lacerati da nazionalismi, xenofobia, stereotipi sociali e culturali che rendono impossibili processi di riconoscimento e inclusione.

Sono muri che creano l’illusione della sicurezza, ma finiscono per chiudere e rinchiudere, dividere e isolare.

Alcuni sono muri di cemento armato e filo spinato. E trasformano i confini in barriere mortali. Altri sono invisibili, ma ancora più estesi e devastanti.

Sono i muri della miseria e delle disuguaglianze, della violenza e dell’esclusione sociale, della contrapposizione ideologica e della competizione selvaggia, della paura e dell’indifferenza, del pregiudizio e dell’odio.

Sono i muri mediatici che alimentano paure, conflitti, ignoranza, intolleranza, individualismo e incomprensioni.

Sono muri che ci mettono gli uni contro gli altri e lacerano la vita delle persone, famiglie, comunità, popoli e Paesi.

Il ruolo dei giovani. In questi ultimi anni abbiamo assistito a conflitti sanguinosi e violenti che pensavamo ormai impossibili dopo la fine della Guerra fredda e la caduta del Muro di Berlino. Purtroppo, a trent’anni di distanza, dobbiamo riconoscere che molti altri muri minacciano i nostri diritti e la nostra libertà.

Molti sono stati innalzati negli ultimi anni. Altri sono ancora in costruzione, dappertutto.

Le immagini dei giovani manifestanti a Hong Kong di questi ultimi mesi, ma anche quelle dei giovanissimi che protestano in queste settimane di coprifuoco a Santiago del Cile, confermano che oggi come allora i giovani hanno una percezione più acuta della realtà.

La cronaca. Il 6 novembre, dopo lunghe pressioni della popolazione, la dirigenza del partito socialista aveva reso nota la bozza di una legge sui viaggi tra le due Germanie. Durante la conferenza stampa tenutasi il pomeriggio del 9 novembre, Guenther Schabowski (portavoce del partito socialista unificato) prese posizione prematuramente sul nuovo regolamento annunciando che sarebbero stati concessi immediatamente permessi di viaggio all’estero ai tedeschi dell’Est: questo annuncio rimbalzò subito nei telegiornali di tutto il mondo.

Centinaia di migliaia di tedeschi dell’Est si assieparono nella serata ai varchi del Muro, controllati da militari senza ordini, e cominciarono ad arrivare a Berlino Ovest. Nei giorni seguenti iniziò lo smantellamento del Muro e le immagini di pezzi di Muro abbattuti, e di persone festanti alla Porta di Brandeburgo, fecero il giro del mondo.

Germania unita. Il 18 marzo 1990 il popolo tedesco della Germania dell’Est si recò alle urne per le prime elezioni libere dall’instaurazione della dittatura nazista: scelse di incaricare un Governo provvisorio per cercare di negoziare la fine della Ddr (Germania orientale) e il riavvicinamento con la parte Ovest. Ciò avvenne in tempi molto brevi, trattandosi dell’inglobamento di uno Stato nell’altro e non della nascita di un nuovo territorio nazionale, i tempi burocratici furono molto snelli e già il 3 ottobre la Repubblica federale tedesca (che manterrà il nome della Germania Ovest) può considerarsi ricongiunta sotto la stessa bandiera.

Unificazione europea. La caduta del Muro di Berlino accelerò il processo di rilancio del progetto di integrazione europea, in corso sin dalla metà degli anni Ottanta, e per diversi aspetti vi impresse anche una nuova direzione, mutando gli equilibri sui quali la costruzione europea si era fondata per oltre quarant’anni.

Oggi a 30 anni di distanza, per costruire un nuovo umanesimo in Europa e preservare la democrazia dalla costruzione di nuovi muri, è necessario continuare a coniugare diritti umani e responsabilità.

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